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Dichiarazione “Fiducia supplicans” sul senso pastorale delle benedizioni del Dicastero per la Dottrina della Fede, 18.12.2023


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Dichiarazione

Fiducia supplicans

sul senso pastorale delle benedizioni

Presentazione

La presente Dichiarazione prende in considerazione diversi quesiti giunti a questo Dicastero sia negli anni scorsi che in tempi più recenti. Per la sua stesura, come è prassi, sono stati consultati degli esperti, si è avviato un congruo processo di elaborazione e se ne è discussa la bozza al Congresso della Sezione Dottrinale del Dicastero. Durante questo tempo di elaborazione del documento, non è mancato il confronto con il Santo Padre. La Dichiarazione è stata, infine, sottoposta all’esame del Santo Padre, che l’ha approvata con la sua firma.

Nel corso dello studio dell’argomento oggetto del presente documento, è stata resa nota la risposta del Santo Padre ai Dubia di alcuni Cardinali, che ha fornito importanti chiarimenti per la riflessione che qui ora si offre, e che rappresenta un elemento decisivo per il lavoro del Dicastero. Dato che «la Curia romana è in primo luogo uno strumento di servizio per il successore di Pietro» (Cost. Ap. Praedicate Evangelium, II, 1), il nostro lavoro deve favorire, insieme alla comprensione della dottrina perenne della Chiesa, la ricezione dell’insegnamento del Santo Padre.

Come nella già citata risposta del Santo Padre ai Dubia di due Cardinali, la presente Dichiarazione resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione. Il valore di questo documento, tuttavia, è quello di offrire un contributo specifico e innovativo al significato pastorale delle benedizioni, che permette di ampliarne e arricchirne la comprensione classica strettamente legata a una prospettiva liturgica. Tale riflessione teologica, basata sulla visione pastorale di Papa Francesco, implica un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni nel Magistero e nei testi ufficiali della Chiesa. Questo rende ragione del fatto che il testo abbia assunto la tipologia di “Dichiarazione”.

Ed è proprio in tale contesto che si può comprendere la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio.

La presente Dichiarazione vuole essere anche un omaggio al Popolo fedele di Dio, che adora il Signore con tanti gesti di profonda fiducia nella sua misericordia e che con questo atteggiamento viene costantemente a chiedere alla madre Chiesa una benedizione.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ

Prefetto

Introduzione

1. La fiducia supplicante del Popolo fedele di Dio riceve il dono della benedizione che sgorga dal cuore di Cristo attraverso la sua Chiesa. Come ricorda puntualmente Papa Francesco, «La grande benedizione di Dio è Gesù Cristo, è il gran dono di Dio, il suo Figlio. È una benedizione per tutta l’umanità, è una benedizione che ci ha salvato tutti. Lui è la Parola eterna con la quale il Padre ci ha benedetto “mentre eravamo ancora peccatori” (Rm 5, 8) dice san Paolo: Parola fatta carne e offerta per noi sulla croce».[1]

2. Sostenuto da una così grande e consolante verità, questo Dicastero ha preso in considerazione diverse domande, sia formali che informali, circa la possibilità di benedire coppie dello stesso sesso e circa la possibilità di offrire nuovi chiarimenti, alla luce dell’atteggiamento paterno e pastorale di Papa Francesco, sul Responsum ad dubium[2] formulato dall’allora Congregazione per la Dottrina della Fede e pubblicato il 22 febbraio 2021.

3. Il suddetto Responsum ha suscitato non poche e diverse reazioni: alcuni hanno accolto con plauso la chiarezza di questo documento e la sua coerenza con il costante insegnamento della Chiesa; altri non hanno condiviso la risposta negativa al quesito o non l’hanno ritenuta sufficientemente chiara nella sua formulazione e nelle motivazioni addotte nell’annessa Nota esplicativa. Per venire incontro, con carità fraterna, a questi ultimi, appare opportuno riprendere il tema ed offrire una visione che componga in coerenza gli aspetti dottrinali con quelli pastorali, perché «ogni insegnamento della dottrina deve situarsi nell’atteggiamento evangelizzatore che risvegli l’adesione del cuore con la vicinanza, l’amore e la testimonianza».[3]

I. La benedizione nel sacramento del matrimonio

4. La recente risposta del Santo Padre Francesco al secondo dei cinque quesiti posti da due Cardinali[4] offre la possibilità di approfondire ulteriormente la questione, soprattutto nei suoi risvolti di ordine pastorale. Si tratta di evitare che «si riconosca come matrimonio qualcosa che non lo è».[5] Perciò sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio, quale «unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, naturalmente aperta a generare figli»,[6] e ciò che lo contraddice. Questa convinzione è fondata sulla perenne dottrina cattolica del matrimonio. Soltanto in questo contesto i rapporti sessuali trovano il loro senso naturale, adeguato e pienamente umano. La dottrina della Chiesa su questo punto resta ferma.

5. Questa è anche la comprensione del matrimonio offerta dal Vangelo. Per questo motivo, a proposito delle benedizioni, la Chiesa ha il diritto e il dovere di evitare qualsiasi tipo di rito che possa contraddire questa convinzione o portare a qualche confusione. Tale è anche il senso del Responsum dell’allora Congregazione per la Dottrina della Fede laddove afferma che la Chiesa non ha il potere di impartire la benedizione ad unioni fra persone dello stesso sesso.

6. È da sottolineare che, proprio nel caso del rito del sacramento del matrimonio, non si tratta di una qualsiasi benedizione, ma del gesto riservato al ministro ordinato. In questo caso, la benedizione del ministro ordinato è direttamente connessa all’unione specifica di un uomo e di una donna che con il loro consenso stabiliscono un’alleanza esclusiva e indissolubile. Questo ci permette di evidenziare meglio il rischio di confondere una benedizione, data a qualsiasi altra unione, con il rito proprio del sacramento del matrimonio.

II. Il senso delle diverse benedizioni

7. La risposta del Santo Padre menzionata sopra, d’altra parte, ci invita a fare lo sforzo di ampliare ed arricchire il senso delle benedizioni.

8. Le benedizioni possono essere considerate tra i sacramentali più diffusi e in continua evoluzione. Esse, infatti, conducono a cogliere la presenza di Dio in tutte le vicende della vita e ricordano che, anche nell’utilizzo delle cose create, l’essere umano è invitato a cercare Dio, ad amarlo e a servirlo fedelmente.[7] Per questo motivo, le benedizioni hanno per destinatari persone, oggetti di culto e di devozione, immagini sacre, luoghi di vita, di lavoro e di sofferenza, frutti della terra e della fatica umana, e tutte le realtà create che rimandano al Creatore, le quali, con la loro bellezza, lo lodano e lo benedicono.

Il senso liturgico dei riti di benedizione

9. Da un punto di vista strettamente liturgico, la benedizione richiede che quello che si benedice sia conforme alla volontà di Dio espressa negli insegnamenti della Chiesa.

10. Le benedizioni si celebrano infatti in forza della fede e sono ordinate alla lode di Dio e al profitto spirituale del suo popolo. Come spiega il Rituale Romano, «perché questa finalità risulti più evidente, per antica tradizione le formule di benedizione hanno soprattutto lo scopo di rendere gloria a Dio per i suoi doni, chiedere i suoi favori e sconfiggere il potere del maligno nel mondo».[8] Perciò, coloro che invocano la benedizione di Dio per mezzo della Chiesa sono invitati a intensificare «le loro disposizioni, lasciandosi guidare da quella fede alla quale tutto è possibile» e a confidare in «quell’amore che spinge a osservare i comandamenti di Dio».[9] Ecco perché, se da un lato «sempre e dappertutto si offre l’occasione di lodare, invocare e ringraziare Dio per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo», dall’altro la preoccupazione è che «non si tratti di cose, luoghi o contingenze che siano in contrasto con la legge o lo spirito del Vangelo».[10] Questa è una comprensione liturgica delle benedizioni, in quanto esse diventano riti ufficialmente proposti dalla Chiesa.

11. Fondandosi su queste considerazioni, la Nota esplicativa del citato Responsum dell’allora Congregazione per la Dottrina della Fede ricorda che quando, con un apposito rito liturgico, si invoca una benedizione su alcune relazioni umane, occorre che ciò che viene benedetto sia in grado di corrispondere ai disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore. Per tale motivo, dato che la Chiesa ha da sempre considerato moralmente leciti soltanto quei rapporti sessuali che sono vissuti all’interno del matrimonio, essa non ha il potere di conferire la sua benedizione liturgica quando questa, in qualche modo, possa offrire una forma di legittimazione morale a un’unione che presuma di essere un matrimonio oppure a una prassi sessuale extra-matrimoniale. La sostanza di questo pronunciamento è stata ribadita dal Santo Padre nelle sue Respuestas ai Dubia di due Cardinali.

12. Si deve altresì evitare il rischio di ridurre il senso delle benedizioni soltanto a questo punto di vista, perché ci porterebbe a pretendere, per una semplice benedizione, le stesse condizioni morali che si chiedono per la ricezione dei sacramenti. Tale rischio esige che si ampli ulteriormente questa prospettiva. Infatti, vi è il pericolo che un gesto pastorale, così amato e diffuso, sia sottoposto a troppi prerequisiti di carattere morale, i quali, con la pretesa di un controllo, potrebbero porre in ombra la forza incondizionata dell’amore di Dio su cui si fonda il gesto della benedizione.

13. Proprio a questo proposito, Papa Francesco ci ha esortato a non «perdere la carità pastorale, che deve attraversare tutte le nostre decisioni e atteggiamenti» e ad evitare di «essere giudici che solo negano, respingono, escludono».[11] Rispondiamo allora alla sua proposta sviluppando una comprensione più ampia delle benedizioni.

Le benedizioni nella Sacra Scrittura

14. Per riflettere sulle benedizioni, raccogliendo diversi punti di vista, abbiamo bisogno di lasciarci illuminare anzitutto dalla voce della Sacra Scrittura.

15. «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6, 24-26). Questa “benedizione sacerdotale” che ritroviamo nell’Antico Testamento, precisamente nel libro dei Numeri, ha un carattere “discendente” poiché rappresenta l’invocazione della benedizione che da Dio scende sull’uomo: essa costituisce uno dei testi più antichi di benedizione divina. C’è poi un secondo tipo di benedizione che ritroviamo nelle pagine bibliche, quella che “sale” dalla terra al cielo, verso Dio. Benedire equivale così a lodare, celebrare, ringraziare Dio per la sua misericordia e fedeltà, per le meraviglie che ha creato e per tutto ciò che è avvenuto per sua volontà: «Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome» (Sal 103, 1).

16. A Dio che benedice, anche noi rispondiamo benedicendo. Melchisedec, re di Salem, benedice Abramo (cfr. Gen 14, 19); Rebecca è benedetta dai familiari, poco prima di diventare sposa di Isacco (cfr. Gen 24, 60), il quale, a sua volta, benedice il figlio Giacobbe (cfr. Gen 27, 27). Giacobbe benedice il faraone (cfr. Gen 47, 10), i nipoti Efraim e Manasse (cfr. Gen 48, 20) e tutti i suoi dodici figli (cfr. Gen 49, 28). Mosè e Aronne benedicono la comunità (cfr. Es 39, 43; Lev 9, 22). I capifamiglia benedicono i figli in occasione di matrimoni, prima di intraprendere un viaggio, nell’imminenza della morte. Queste benedizioni appaiono così un dono sovrabbondante ed incondizionato.

17. La benedizione presente nel Nuovo Testamento conserva sostanzialmente lo stesso significato anticotestamentario. Ritroviamo il dono divino che “discende”, il ringraziamento dell’uomo che “ascende” e la benedizione impartita dall’uomo che “si estende” verso i propri simili. Zaccaria, dopo aver riottenuto l’uso della parola, benedice il Signore per le sue opere mirabili (cfr. Lc 1, 64). L’anziano Simeone, mentre tiene tra le braccia il neonato Gesù, benedice Dio per avergli concesso la grazia di contemplare il Messia salvatore e quindi benedice gli stessi genitori Maria e Giuseppe (cfr. Lc 2, 34). Gesù benedice il Padre, nel celebre inno di lode e di giubilo a lui rivolto: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra» (Mt 11, 25).

18. In continuità con l’Antico Testamento, anche in Gesù la benedizione non è soltanto ascendente, in riferimento al Padre, ma anche discendente, riversata sugli altri come gesto di grazia, protezione e bontà. Gesù stesso ha attuato e promosso questa pratica. Ad esempio, benedice i bambini: «E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro» (Mc 10, 16). E la vicenda terrena di Gesù si concluderà proprio con un’ultima benedizione riservata agli Undici, poco prima di salire al Padre: «E, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo» (Lc 24, 50-51). L’ultima immagine di Gesù sulla terra sono le sue mani alzate, nell’atto di benedire.

19. Nel suo mistero di amore, attraverso Cristo, Dio comunica alla sua Chiesa il potere di benedire. Concessa da Dio all’essere umano ed elargita da questi al prossimo, la benedizione si trasforma in inclusione, solidarietà e pacificazione. È un messaggio positivo di conforto, custodia e incoraggiamento. La benedizione esprime l’abbraccio misericordioso di Dio e la maternità della Chiesa che invita il fedele ad avere gli stessi sentimenti di Dio verso i propri fratelli e sorelle.

Una comprensione teologico-pastorale delle benedizioni

20. Chi chiede una benedizione si mostra bisognoso della presenza salvifica di Dio nella sua storia e chi chiede una benedizione alla Chiesa riconosce quest’ultima come sacramento della salvezza che Dio offre. Cercare la benedizione nella Chiesa è ammettere che la vita ecclesiale sgorga dal grembo della misericordia di Dio e ci aiuta ad andare avanti, a vivere meglio, a rispondere alla volontà del Signore.

21. Per aiutarci a comprendere il valore di un approccio maggiormente pastorale alle benedizioni, Papa Francesco ci ha sollecitato a contemplare, con atteggiamento di fede e paterna misericordia, il fatto che «quando si chiede una benedizione, si sta esprimendo una richiesta di aiuto a Dio, una supplica per poter vivere meglio, una fiducia in un Padre che può aiutarci a vivere meglio».[12] Questa richiesta deve essere, in ogni modo, valorizzata, accompagnata e ricevuta con gratitudine. Le persone che vengono spontaneamente a chiedere una benedizione mostrano con questa richiesta la loro sincera apertura alla trascendenza, la fiducia del loro cuore che non confida solo nelle proprie forze, il loro bisogno di Dio e il desiderio di uscire dalle anguste misure di questo mondo chiuso nei suoi limiti.

22. Come ci insegna santa Teresa di Gesù Bambino, al di là di questa fiducia «non c’è un’altra via da percorrere per essere condotti all’Amore che tutto dona. Con la fiducia, la sorgente della grazia trabocca nella nostra vita […]. L’atteggiamento più adeguato è riporre la fiducia del cuore fuori di noi stessi: nell’infinita misericordia di un Dio che ama senza limiti […]. Il peccato del mondo è immenso, ma non è infinito. Invece, l’amore misericordioso del Redentore, questo sì, è infinito».[13]

23. Quando queste espressioni di fede vengono considerate al di fuori di un quadro liturgico, ci si trova in un ambito di maggiore spontaneità e libertà, ma «la facoltatività dei pii esercizi non deve quindi significare scarsa considerazione né disprezzo di essi. La via da seguire è quella di valorizzare correttamente e sapientemente le non poche ricchezze della pietà popolare, le potenzialità che possiede».[14] Le benedizioni diventano così una risorsa pastorale da valorizzare piuttosto che un rischio o un problema.

24. Considerate dal punto di vista della pastorale popolare, le benedizioni vanno valutate come atti di devozione che «trovano il loro spazio al di fuori della celebrazione dell’Eucaristia e degli altri sacramenti […]. Il linguaggio, il ritmo, l’andamento, gli accenti teologici della pietà popolare si differenziano dai corrispondenti delle azioni liturgiche». Per la stessa ragione «si eviti di apportare modalità di “celebrazione liturgica” ai pii esercizi, che debbono conservare il loro stile, la loro semplicità, il proprio linguaggio».[15]

25. La Chiesa, inoltre, deve rifuggire dall’appoggiare la sua prassi pastorale alla fissità di alcuni schemi dottrinali o disciplinari, soprattutto quando danno «luogo ad un elitarismo narcisista e autoritario, dove invece di evangelizzare si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare l’accesso alla grazia si consumano le energie nel controllare».[16] Perciò, quando le persone invocano una benedizione non dovrebbe essere posta un’esaustiva analisi morale come precondizione per poterla conferire. Non si deve richiedere loro una previa perfezione morale.

26. In questa prospettiva, le Respuestas del Santo Padre aiutano ad approfondire meglio, dal punto di vista pastorale, il pronunciamento formulato dall’allora Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2021, poiché invitano di fatto ad un discernimento in relazione alla possibilità di «forme di benedizione, richieste da una o più persone, che non trasmettano una concezione errata del matrimonio»[17] e che pure tengano conto del fatto che in situazioni moralmente inaccettabili dal punto di vista oggettivo, «la carità pastorale ci impone di non trattare semplicemente come “peccatori” altre persone la cui colpa o responsabilità possono essere attenuate da vari fattori che influiscono sulla imputabilità soggettiva».[18]

27. Nella catechesi citata all’inizio di questa Dichiarazione, Papa Francesco ha proposto una descrizione di questo tipo di benedizioni che si offrono a tutti, senza chiedere nulla. Vale la pena leggere con cuore aperto queste parole che ci aiutano a cogliere il senso pastorale delle benedizioni offerte senza condizioni: «È Dio che benedice. Nelle prime pagine della Bibbia è un continuo ripetersi di benedizioni. Dio benedice, ma anche gli uomini benedicono, e presto si scopre che la benedizione possiede una forza speciale, che accompagna per tutta la vita chi la riceve, e dispone il cuore dell’uomo a lasciarsi cambiare da Dio […]. Così noi per Dio siamo più importanti di tutti i peccati che noi possiamo fare, perché Lui è padre, è madre, è amore puro, Lui ci ha benedetto per sempre. E non smetterà mai di benedirci. Un’esperienza forte è quella di leggere questi testi biblici di benedizione in un carcere, o in una comunità di recupero. Far sentire a quelle persone che rimangono benedette nonostante i loro gravi errori, che il Padre celeste continua a volere il loro bene e a sperare che si aprano finalmente al bene. Se perfino i loro parenti più stretti, li hanno abbandonati, perché ormai li giudicano irrecuperabili, per Dio sono sempre figli».[19]

28. Ci sono diverse occasioni nelle quali le persone si avvicinano spontaneamente a chiedere una benedizione, sia nei pellegrinaggi, nei santuari, ed anche per strada quando incontrano un sacerdote. A titolo esemplificativo, possiamo rinviare al libro liturgico De Benedictionibus che prevede una serie di riti di benedizione per le persone: anziani, malati, partecipanti alla catechesi o a un incontro di preghiera, pellegrini, coloro che intraprendono un cammino, gruppi e associazioni di volontari, ecc. Tali benedizioni sono rivolte a tutti, nessuno ne può essere escluso. Nelle premesse del Rito di benedizione degli anziani, ad esempio, si afferma che lo scopo della benedizione «è quello di esprimere agli anziani una fraterna testimonianza di rispetto e di gratitudine, e di ringraziare insieme con loro il Signore per i benefici da lui ricevuti e per le buone azioni da essi compiute con il suo aiuto».[20] In questo caso l’oggetto della benedizione è la persona dell’anziano, per la quale e con la quale si rende grazie a Dio per il bene da lui compiuto e per i benefici ricevuti. A nessuno si può impedire questo rendimento di grazie e ciascuno, anche se vive in situazioni non ordinate al disegno del Creatore, possiede elementi positivi per i quali lodare il Signore.

29. Dal punto di vista della dimensione ascendente, quando si prende coscienza dei doni del Signore e del suo amore incondizionato, anche in situazioni di peccato, particolarmente quando una preghiera trova ascolto, il cuore del credente innalza a Dio la sua lode e lo benedice. Questa forma di benedizione non è preclusa ad alcuno. Tutti – singolarmente o in unione con altri – possono innalzare a Dio la loro lode e la loro gratitudine.

30. Ma il senso popolare delle benedizioni include anche il valore della benedizione discendente. Se «non è conveniente che una Diocesi, una Conferenza Episcopale o qualsiasi altra struttura ecclesiale attivino costantemente e ufficialmente procedure o riti per ogni genere di questioni»,[21] la prudenza e la saggezza pastorale possono suggerire che, evitando forme gravi di scandalo o confusione fra ai fedeli, il ministro ordinato si unisca alla preghiera di quelle persone che, pur in una unione che in nessun modo può essere paragonata al matrimonio, desiderano affidarsi al Signore e alla sua misericordia, invocare il suo aiuto, essere guidate a una maggiore comprensione del suo disegno di amore e verità.

III. Le benedizioni di coppie in situazioni irregolari e di coppie dello stesso sesso

31. Nell’orizzonte qui delineato si colloca la possibilità di benedizioni di coppie in situazioni irregolari e di coppie dello stesso sesso, la cui forma non deve trovare alcuna fissazione rituale da parte delle autorità ecclesiali, allo scopo di non produrre una confusione con la benedizione propria del sacramento del matrimonio. In questi casi, si impartisce una benedizione che non solo ha valore ascendente ma che è anche l’invocazione di una benedizione discendente da parte di Dio stesso su coloro che, riconoscendosi indigenti e bisognosi del suo aiuto, non rivendicano la legittimazione di un proprio status, ma mendicano che tutto ciò che di vero di buono e di umanamente valido è presente nella loro vita e relazioni, sia investito, sanato ed elevato dalla presenza dello Spirito Santo. Queste forme di benedizione esprimono una supplica a Dio perché conceda quegli aiuti che provengono dagli impulsi del suo Spirito – che la teologia classica chiama “grazie attuali” – affinché le umane relazioni possano maturare e crescere nella fedeltà al messaggio del Vangelo, liberarsi dalle loro imperfezioni e fragilità ed esprimersi nella dimensione sempre più grande dell’amore divino.

32. La grazia di Dio, infatti, opera nella vita di coloro che non si pretendono giusti ma si riconoscono umilmente peccatori come tutti. Essa è in grado di orientare ogni cosa secondo i misteriosi ed imprevedibili disegni di Dio. Perciò, con instancabile sapienza e maternità, la Chiesa accoglie tutti coloro che si avvicinano a Dio con cuore umile, accompagnandoli con quegli aiuti spirituali che consentono a tutti di comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro esistenza.[22]

33. È questa una benedizione che, benché non inserita in un rito liturgico,[23] unisce la preghiera di intercessione all’invocazione dell’aiuto di Dio di coloro che si rivolgono umilmente a lui. Dio non allontana mai nessuno che si avvicini a lui! In fondo, la benedizione offre alle persone un mezzo per accrescere la loro fiducia in Dio. La richiesta di una benedizione esprime ed alimenta l’apertura alla trascendenza, la pietà, la vicinanza a Dio in mille circostanze concrete della vita, e questo non è cosa da poco nel mondo in cui viviamo. È un seme dello Spirito Santo che va curato, non ostacolato.

34. La stessa liturgia della Chiesa ci invita a quest’atteggiamento fiducioso, anche in mezzo ai nostri peccati, mancanze di merito, debolezze e confusioni, come testimonia questa bellissima orazione colletta presa dal Messale Romano: «Dio onnipotente ed eterno, che esaudisci le preghiere del tuo popolo oltre ogni desiderio e ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare» (XXVII Domenica del Tempo Ordinario). Quante volte, infatti, attraverso una semplice benedizione del pastore, che in questo gesto non pretende di sancire né di legittimare nulla, le persone possono sperimentare la vicinanza del Padre “ogni oltre desiderio e ogni merito”.

35. Perciò, la sensibilità pastorale dei ministri ordinati dovrebbe essere educata anche ad eseguire spontaneamente benedizioni che non si trovano nel Benedizionale.

36. In tal senso, è essenziale cogliere la preoccupazione del Papa, affinché queste benedizioni non ritualizzate non cessino di essere un semplice gesto che fornisce un mezzo efficace per accrescere la fiducia in Dio da parte delle persone che la chiedono, evitando che diventino un atto liturgico o semi-liturgico, simile a un sacramento. Ciò costituirebbe un grave impoverimento, perché sottoporrebbe un gesto di grande valore nella pietà popolare ad un controllo eccessivo, che priverebbe i ministri della libertà e della spontaneità nell’accompagnamento pastorale della vita delle persone.

37. A tal proposito, vengono alla mente le seguenti parole, in parte già citate, del Santo Padre: «Le decisioni che, in determinate circostanze, possono far parte della prudenza pastorale non devono necessariamente diventare una norma. Cioè, non è conveniente che una Diocesi, una Conferenza Episcopale o qualsiasi altra struttura ecclesiale attivino costantemente e ufficialmente procedure o riti per ogni genere di questioni […]. Il Diritto Canonico non deve e non può coprire tutto, né le Conferenze Episcopali devono pretendere di farlo con i loro vari documenti e protocolli, perché la vita della Chiesa passa attraverso molti canali, oltre a quelli normativi».[24] Così Papa Francesco ha ricordato che tutto «ciò che fa parte di un discernimento pratico in una situazione particolare non può essere elevato alla categoria di norma», perché ciò «darebbe luogo a una casistica insopportabile».[25]

38. Per questa ragione non si deve né promuovere né prevedere un rituale per le benedizioni di coppie in una situazione irregolare, ma non si deve neppure impedire o proibire la vicinanza della Chiesa ad ogni situazione in cui si chieda l’aiuto di Dio attraverso una semplice benedizione. Nella breve preghiera che può precedere questa benedizione spontanea, il ministro ordinato potrebbe chiedere per costoro la pace, la salute, uno spirito di pazienza, dialogo ed aiuto vicendevole, ma anche la luce e la forza di Dio per poter compiere pienamente la sua volontà.

39. Ad ogni modo, proprio per evitare qualsiasi forma di confusione o di scandalo, quando la preghiera di benedizione, benché espressa al di fuori dei riti previsti dai libri liturgici, sia chiesta da una coppia in una situazione irregolare, questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio. Lo stesso vale quando la benedizione è richiesta da una coppia dello stesso sesso.

40. Tale benedizione può invece trovare la sua collocazione in altri contesti, quali la visita a un santuario, l’incontro con un sacerdote, la preghiera recitata in un gruppo o durante un pellegrinaggio. Infatti, attraverso queste benedizioni che vengono impartite non attraverso le forme rituali proprie della liturgia, bensì come espressione del cuore materno della Chiesa, analoghe a quelle che promanano in fondo dalle viscere della pietà popolare, non si intende legittimare nulla ma soltanto aprire la propria vita a Dio, chiedere il suo aiuto per vivere meglio, ed anche invocare lo Spirito Santo perché i valori del Vangelo possano essere vissuti con maggiore fedeltà.

41. Quanto detto nella presente Dichiarazione a proposito delle benedizioni di coppie dello stesso sesso, è sufficiente ad orientare il prudente e paterno discernimento dei ministri ordinati a tal proposito. Oltre alle indicazioni di cui sopra, non si debbono dunque aspettare altre risposte su eventuali modalità per normare dettagli o aspetti pratici riguardo a benedizioni di questo tipo.[26]

IV. La Chiesa è il sacramento dell’amore infinito di Dio

42. La Chiesa continua a innalzare quelle preghiere e suppliche che Cristo stesso, con forti grida e lacrime, offrì nei giorni della sua vita terrena (cfr. Eb 5, 7) e che proprio per questo godono di una efficacia particolare. In questo modo, «non solo con la carità, con l’esempio e con le opere di penitenza, ma anche con l’orazione la comunità ecclesiale esercita la sua funzione materna di portare le anime a Cristo».[27]

43. La Chiesa è così il sacramento dell’amore infinito di Dio. Perciò, anche quando il rapporto con Dio è offuscato dal peccato, si può sempre chiedere una benedizione, tendendo la mano a lui, come fece Pietro nella tempesta quando gridò a Gesù: «Signore, salvami!» (Mt 14, 30). Desiderare e ricevere una benedizione può essere il bene possibile in alcune situazioni. Papa Francesco ci ricorda che «un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi attraversa le sue giornate senza affrontare importanti difficoltà».[28] In questo modo, «ciò che risplende è la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto».[29]

44. Qualsiasi benedizione sarà l’occasione per un rinnovato annuncio del kerygma, un invito ad avvicinarsi sempre di più all’amore di Cristo. Papa Benedetto XVI insegnava: «Come Maria, la Chiesa è mediatrice della benedizione di Dio per il mondo: la riceve accogliendo Gesù e la trasmette portando Gesù. È Lui la misericordia e la pace che il mondo da sé non può darsi e di cui ha bisogno sempre, come e più del pane».[30]

45. Tenuto conto di quanto sopra affermato, seguendo l’insegnamento autorevole del Santo Padre Francesco, questo Dicastero intende infine ricordare che «questa è la radice della mitezza cristiana, la capacità di sentirsi benedetti e la capacità di benedire […]. Questo mondo ha bisogno di benedizione e noi possiamo dare la benedizione e ricevere la benedizione. Il Padre ci ama, e a noi resta solo la gioia di benedirlo e la gioia di ringraziarlo, e di imparare da Lui a benedire».[31] Così ogni fratello ed ogni sorella potranno sentirsi nella Chiesa sempre pellegrini, sempre mendicanti, sempre amati e, malgrado tutto, sempre benedetti.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ

Prefetto

Mons. Armando MATTEO

Segretario per la Sezione Dottrinale

Ex Audientia Die 18 dicembre 2023

Francesco

____________________

[1] Francesco, Catechesi sulla preghiera: la benedizione (2 dicembre 2020), L’Osservatore Romano, 2 dicembre 2020, p. 8.

[2] Cfr. Congregatio pro Doctrina Fidei, «Responsum» ad «dubium» de benedictione unionem personarum eiusdem sexus et Nota esplicativa, AAS 113 (2021), 431-434.

[3] Francesco, Esort. Ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), n. 42, AAS 105 (2013), 1037-1038.

[4] Cfr. Francesco, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales (11 luglio 2023).

[5] Ibidem, ad dubium 2, c.

[6] Ibidem, ad dubium 2, a.

[7] Cfr. Rituale Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum, De Benedictionibus, Editio typica, Praenotanda, Typis Polyglottis Vaticanis, Civitate Vaticana 1985, n. 12.

[8] Ibidem, n. 11: «Quo autem clarius hoc pateat, antiqua ex traditione, formulae benedictionum eo spectant ut imprimis Deum pro eius donis glorificent eiusque impetrent beneficia atque maligni potestatem in mundo compescant».

[9] Ibidem, n. 15: «Quare illi qui benedictionem Dei per Ecclesiam expostulant, dispositiones suas ea fide confirment, cui omnia sunt possibilia; spe innitantur, quae non confundit; caritate praesertim vivificentur, quae mandata Dei servanda urget».

[10] Ibidem, n. 13: «Semper ergo et ubique occasio praebetur Deum per Christum in Spiritu Sancto laudandi, invocandi eique gratias reddendi, dummodo agatur de rebus, locis, vel adiunctis quae normae vel spiritui Evangelii non contradicant».

[11] Francesco, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, d.

[12] Ibidem, ad dubium 2, e.

[13] Francesco, Esort. Ap. C’est la confiance (15 ottobre 2023), nn. 2, 20, 29.

[14] Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, n. 12.

[15] Ibidem, n. 13.

[16] Francesco, Esort. Ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), n. 94, AAS 105 (2013), 1060.

[17] Francesco, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, e.

[18] Ibidem, ad dubium 2, f.

[19] Francesco, Catechesi sulla preghiera: la benedizione (2 dicembre 2020), L’Osservatore Romano, 2 dicembre 2020, p. 8.

[20] De Benedictionibus, n. 258: «Haec benedictio ad hoc tendit ut ipsi senes a fratribus testimonium accipiant reverentiae grataeque mentis, dum simul cum ipsis Domino gratias reddimus pro beneficiis ab eo acceptis et pro bonis operibus eo adiuvante peractis».

[21] Francesco, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, g.

[22] Cfr. Francesco, Esort. Ap. post-sinodale Amoris laetitia (19 marzo 2016), n. 250, AAS 108 (2016), 412-413.

[23] Cfr. Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Direttorio su pietà popolare e liturgia, n. 13: «La differenza oggettiva tra i pii esercizi e le pratiche di devozione rispetto alla Liturgia deve trovare visibilità nell’espressione cultuale […] gli atti di pietà e di devozione trovano il loro spazio al di fuori della celebrazione dell’Eucaristia e degli altri sacramenti».

[24] Francesco, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, g.

[25] Francesco, Esort. Ap. post-sinodale Amoris laetitia (19 marzo 2016), n. 304, AAS 108 (2016), 436.

[26] Cfr. ibidem.

[27] Officium Divinum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Liturgia Horarum iuxta Ritum Romanum, Institutio Generalis de Liturgia Horarum, Editio typica altera, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1985, n. 17: «Itaque non tantum caritate, exemplo et paenitentiae operibus, sed etiam oratione ecclesialis communitas verum erga animas ad Christum adducendas maternum munus exercet».

[28] Francesco, Esort. Ap. Evangelii Gaudium (24 novembre 2013), n. 44, AAS 105 (2013), 1038-1039.

[29] Ibidem, n. 36, AAS 105 (2013), 1035.

[30] Benedetto XVI, Omelia della Santa Messa nella Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio. XLV Giornata mondiale della Pace, Basilica Vaticana (1° gennaio 2012), Insegnamenti VIII, 1 (2012), 3.

[31] Francesco, Catechesi sulla preghiera: la benedizione (2 dicembre 2020), L’Osservatore Romano, 2 dicembre 2020, p. 8.

[01963-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Testo in lingua francese

Déclaration

Fiducia supplicans

sur la signification pastorale des bénédictions

Présentation

La présente Déclaration prend en considération diverses questions qui ont été soumises à ce Dicastère, tant au cours des années passées que plus récemment. Pour sa rédaction, comme il est d'usage, des experts ont été consultés, un processus de rédaction adéquat a été mis en œuvre et le projet a été discuté lors du Congresso de la Section Doctrinale du Dicastère. Pendant cette période de rédaction du document, les discussions avec le Saint-Père n'ont pas manqué. La Déclaration a finalement été soumise au Saint-Père, qui l'a approuvée en y apposant sa signature.

Au cours de l'étude du sujet de ce document, la réponse du Saint-Père aux Dubia de certains Cardinaux a été rendue publique, qui a apporté des éclaircissements importants pour la réflexion maintenant proposée ici et qui représente un élément décisif pour le travail du Dicastère. Étant donné que « la Curie romaine est avant tout un instrument au service du successeur de Pierre » (Const. ap. Praedicate Evangelium, II, 1), notre travail doit favoriser, outre la compréhension de la doctrine pérenne de l'Église, la réception de l'enseignement du Saint-Père.

Comme dans la réponse déjà mentionnée du Saint-Père aux Dubia de deux Cardinaux, cette déclaration reste ferme sur la doctrine traditionnelle de l'Église concernant le mariage, n'autorisant aucun type de rite liturgique ou de bénédiction similaire à un rite liturgique qui pourrait prêter à confusion. La valeur de ce document, cependant, est qu'il offre une contribution spécifique et innovante à la signification pastorale des bénédictions, qui permet d'en élargir et enrichir la compréhension classique, étroitement liée à une perspective liturgique. Cette réflexion théologique, basée sur la vision pastorale du Pape François, implique un réel développement par rapport à ce qui a été dit sur les bénédictions dans le Magistère et les textes officiels de l'Église. Pour cette raison, le texte a pris la forme d'une « Déclaration ».

Et c'est précisément dans ce contexte que l'on peut comprendre la possibilité de bénir les couples en situation irrégulière et les couples de même sexe, sans valider officiellement leur statut ni modifier en quoi que ce soit l'enseignement pérenne de l'Église sur le mariage.

La présente Déclaration se veut également un hommage au Peuple fidèle de Dieu, qui adore le Seigneur avec tant de gestes de profonde confiance en sa miséricorde et qui, dans cette attitude, vient constamment demander une bénédiction à la Mère Église.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ

Préfet

Introduction

1. La confiance suppliante du peuple fidèle de Dieu reçoit le don de la bénédiction qui jaillit du cœur du Christ à travers son Église. Comme nous le rappelle avec insistance le Pape François, « La grande bénédiction de Dieu est Jésus Christ, c'est le grand don de Dieu, son Fils. C'est une bénédiction pour toute l'humanité, c'est une bénédiction qui nous a tous sauvés. Il est la Parole éternelle avec laquelle le Père nous a bénis “alors que nous étions encore pécheurs” (Rm 5, 8) dit saint Paul : Parole faite chair et offerte pour nous sur la croix »[1].

2. Soutenu par une vérité aussi grande et consolante, ce Dicastère a considéré diverses questions, formelles et informelles, sur la possibilité de bénir les couples de même sexe et sur la possibilité d'offrir de nouvelles clarifications, à la lumière de l'attitude paternelle et pastorale du Pape François, sur le Responsum ad dubium[2] formulé par l’ancienne Congrégation pour la Doctrine de la Foi et publié le 22 février 2021.

3. Le Responsum mentionné ci-dessus a suscité des réactions nombreuses et diverses : certains ont salué la clarté de ce document et sa cohérence avec l'enseignement constant de l'Église ; d'autres l'ont désapprouvé ou ne l'ont pas jugé suffisamment clair dans sa formulation et dans les raisons invoquées dans la Note explicative en annexe. Pour répondre, avec une charité fraternelle, à ces derniers, il semble opportun de reprendre le thème et d'offrir une vision qui mette en cohérence les aspects doctrinaux et pastoraux, car « tout enseignement de la doctrine doit se situer dans l’attitude évangélisatrice qui éveille l’adhésion du cœur avec la proximité, l’amour et le témoignage »[3].

I. La bénédiction dans le sacrement du mariage

4. La récente réponse du Saint-Père François à la deuxième des cinq questions posées par deux Cardinaux[4] offre l'occasion d'approfondir davantage la question, en particulier dans ses aspects pastoraux. Il s'agit d'éviter que « l’on [reconnaisse] comme mariage ce qui n’en est pas un »[5]. Par conséquent, sont inadmissibles les rites et les prières qui pourraient créer une confusion entre ce qui est constitutif du mariage, à savoir « une union exclusive, stable et indissoluble entre un homme et une femme, naturellement ouverte à la génération d’enfants »[6], et ce qui le contredit. Cette conviction est fondée sur la doctrine catholique pérenne du mariage. Ce n'est que dans ce contexte que les relations sexuelles trouvent leur sens naturel, propre et pleinement humain. La doctrine de l'Église sur ce point reste ferme.

5. C'est aussi la conception du mariage proposée par l'Évangile. C'est pourquoi, en ce qui concerne les bénédictions, l'Église a le droit et le devoir d'éviter tout type de rite qui pourrait contredire cette conviction ou prêter à confusion. Tel est également le sens du Responsum de l'ancienne Congrégation pour la Doctrine de la Foi, lorsqu’il affirme que l'Église n'a pas le pouvoir de donner des bénédictions aux unions entre personnes du même sexe.

6. Il faut souligner que, précisément dans le cas du rite du sacrement de mariage, il ne s'agit pas de n'importe quelle bénédiction, mais du geste réservé au ministre ordonné. Dans ce cas, la bénédiction du ministre ordonné est directement liée à l'union spécifique d'un homme et d'une femme qui, par leur consentement, établissent une alliance exclusive et indissoluble. Cela nous permet de mieux mettre en évidence le risque de confondre une bénédiction, donnée à toute autre union, avec le rite propre du sacrement de mariage.

II. Le sens des diverses bénédictions

7. La réponse du Saint-Père mentionnée ci-dessus nous invite par ailleurs à faire l'effort de développer et d'enrichir le sens des bénédictions.

8. Les bénédictions peuvent être considérées comme l'un des sacramentaux les plus répandus et en constante évolution. Elles conduisent en effet à saisir la présence de Dieu dans tous les événements de la vie et nous rappellent que, même dans l'usage des choses créées, l'être humain est invité à chercher Dieu, à l'aimer et à le servir fidèlement[7]. C'est pourquoi les bénédictions ont pour destinataires des personnes, des objets de culte et de dévotion, des images sacrées, des lieux de vie, de travail et de souffrance, des fruits de la terre et du labeur humain, et toutes les réalités créées qui renvoient au Créateur et qui, par leur beauté, le louent et le bénissent.

Le sens liturgique des rites de bénédiction

9. D'un point de vue strictement liturgique, la bénédiction exige que ce qui est béni soit conforme à la volonté de Dieu telle qu'elle est exprimée dans les enseignements de l'Église.

10. Les bénédictions sont en effet célébrées en vertu de la foi et sont ordonnées à la louange de Dieu et au profit spirituel de son peuple. Comme l'explique le Rituel romain, « pour que cette fin soit plus évidente, selon l'ancienne tradition, les formules de bénédiction ont avant tout pour but de rendre gloire à Dieu pour ses dons, de demander ses faveurs et de vaincre le pouvoir du malin dans le monde »[8]. C'est pourquoi ceux qui invoquent la bénédiction de Dieu par l'intermédiaire de l'Église sont invités à intensifier « leurs dispositions, en se laissant guider par cette foi pour laquelle tout est possible » et à se confier à « cet amour qui pousse à observer les commandements de Dieu »[9]. C'est pourquoi, si d’un côté « il y a toujours et partout l'occasion de louer, d'invoquer et de rendre grâce à Dieu par le Christ, dans l'Esprit Saint », il faut veiller de l’autre à « ce qu'il ne s'agisse pas de choses, de lieux ou d'événements contraires à la loi ou à l'esprit de l'Évangile »[10]. Ceci est une compréhension liturgique des bénédictions, en tant qu’elles deviennent des rites officiellement proposés par l'Église.

11. Se fondant sur ces considérations, la Note explicative du Responsum cité plus haut de l'ancienne Congrégation pour la Doctrine de la Foi rappelle que, lorsqu'une bénédiction est invoquée sur certaines relations humaines au moyen d'un rite liturgique approprié, il est nécessaire que ce qui est béni puisse correspondre aux desseins de Dieu inscrits dans la Création et pleinement révélés par le Christ Seigneur. C'est pourquoi, étant donné que l'Église a toujours considéré comme moralement licites uniquement les relations sexuelles vécues dans le cadre du mariage, elle n'a pas le pouvoir de conférer sa bénédiction liturgique lorsque celle-ci peut, d'une certaine manière, offrir une forme de légitimité morale à une union qui se présente comme un mariage ou à une pratique sexuelle extra maritale. La substance de cette prise de position a été réitérée par le Saint-Père dans ses Respuestas aux Dubia de deux Cardinaux.

12. Il faut aussi éviter le risque de réduire le sens des bénédictions à ce seul point de vue, car cela nous conduirait à exiger pour une simple bénédiction les mêmes conditions morales que celles qui sont exigées pour la réception des sacrements. Ce risque exige que nous élargissions encore cette perspective. En effet, le danger existe qu'un geste pastoral, si aimé et si répandu, soit soumis à trop de conditions morales préalables qui, sous prétexte de contrôle, pourraient obscurcir la force inconditionnelle de l'amour de Dieu sur lequel se fonde le geste de la bénédiction.

13. C'est précisément à cet égard que le Pape François nous a exhortés à ne pas « perdre la charité pastorale qui doit passer par toutes nos décisions et nos attitudes » et à éviter de « nous constituer en juges qui ne font que refuser, rejeter, exclure »[11]. Répondons donc à sa proposition en développant une compréhension plus large des bénédictions.

Les bénédictions dans l’Écriture Sainte

14. Pour réfléchir aux bénédictions, en recueillant différents points de vue, nous devons nous laisser éclairer avant tout par la voix de l'Écriture Sainte.

15. « Que le Seigneur te bénisse et te garde. Que le Seigneur fasse briller sur toi son visage, qu'il te prenne en grâce. Que le Seigneur tourne vers toi son visage, qu’il t'apporte la paix » (Nb 6, 24-26). Cette « bénédiction sacerdotale » que nous trouvons dans l'Ancien Testament, plus précisément dans le livre des Nombres, a un caractère « descendant » puisqu'elle représente l'invocation de la bénédiction qui descend de Dieu sur l'homme : elle constitue l'un des plus anciens textes de bénédiction divine. Il y a ensuite un deuxième type de bénédiction que nous trouvons dans les pages bibliques, celle qui « monte » de la terre vers le ciel, vers Dieu. La bénédiction équivaut alors à louer, célébrer, remercier Dieu pour sa miséricorde et sa fidélité, pour les merveilles qu'il a créées et pour tout ce qui est arrivé par sa volonté : « Bénis le Seigneur, ô mon âme, bénis son nom très saint, tout mon être » (Ps 103,1).

16. A Dieu qui bénit, nous aussi, nous répondons par la bénédiction. Melkisédek, roi de Salem, bénit Abraham (cf. Gn 14, 19) ; Rébecca est bénie par sa famille juste avant de devenir la femme d'Isaac (cf. Gn 24, 60), qui à son tour bénit son fils Jacob (cf. Gn 27, 27). Jacob bénit Pharaon (cf. Gn 47, 10), ses petits-fils Éphraïm et Manassé (cf. Gn 48, 20) et ses douze fils (cf. Gn 49, 28). Moïse et Aaron bénissent la communauté (cf. Ex 39, 43 ; Lv 9, 22). Les chefs de famille bénissent leurs enfants lors des mariages, avant d'entreprendre un voyage, à l'approche de la mort. Ces bénédictions apparaissent ainsi comme un don surabondant et inconditionnel.

17. La bénédiction présente dans le Nouveau Testament conserve essentiellement la signification de l'Ancien Testament. Nous retrouvons le don divin qui « descend », l'action de grâce de l'homme qui « monte » et la bénédiction donnée par l'homme qui « s'étend » vers ses semblables. Zacharie, ayant retrouvé l'usage de la parole, bénit le Seigneur pour ses merveilles (cf. Lc 1, 64). Le vieillard Siméon, tenant dans ses bras le nouveau-né Jésus, bénit Dieu pour lui avoir accordé la grâce de contempler le Messie sauveur, puis il bénit également ses parents Marie et Joseph (cf. Lc 2, 34). Jésus bénit le Père, dans le célèbre hymne de louange et de jubilation qui lui est adressé : « Père, Seigneur du ciel et de la terre, je proclame ta louange » (Mt 11,25).

18. Dans la continuité de l'Ancien Testament, la bénédiction en Jésus n'est pas seulement ascendante, se référant au Père, mais aussi descendante, répandue sur les autres comme un geste de grâce, de protection et de bonté. Jésus lui-même a mis en œuvre et encouragé cette pratique. Par exemple, il bénit les enfants : « Il les embrassait et les bénissait en leur imposant les mains » (Mc 10,16). Et la vie terrestre de Jésus se terminera précisément par une dernière bénédiction réservée aux Onze, peu avant de monter vers le Père : « Et, levant les mains, il les bénit. Or, tandis qu’il les bénissait, il se sépara d'eux et il était emporté au ciel » (Lc 24, 50-51). La dernière image de Jésus sur la terre, ce sont ses mains levées, en train de bénir.

19. Dans son mystère d'amour, à travers le Christ, Dieu communique à son Église le pouvoir de bénir. Accordée par Dieu à l'être humain et octroyée par lui à son prochain, la bénédiction se transforme en inclusion, en solidarité et en pacification. C'est un message positif de réconfort, de sollicitude et d'encouragement. La bénédiction exprime l'étreinte miséricordieuse de Dieu et la maternité de l'Église qui invite les fidèles à avoir les mêmes sentiments que Dieu envers leurs frères et sœurs.

Une compréhension théologico-pastorale des bénédictions

20. Celui qui demande une bénédiction montre qu'il a besoin de la présence salvifique de Dieu dans son histoire, et celui qui demande une bénédiction à l'Église reconnaît l'Église comme sacrement du salut que Dieu offre. Chercher une bénédiction dans l'Église, c'est admettre que la vie de l'Église jaillit du sein de la miséricorde de Dieu et nous aide à avancer, à mieux vivre, à répondre à la volonté du Seigneur.

21. Pour nous aider à comprendre la valeur d'une approche plus pastorale des bénédictions, le Pape François nous a invités à contempler, avec une attitude de foi et de miséricorde paternelle, le fait que « lorsqu’on demande une bénédiction, il s’agit d’une demande d’aide adressée à Dieu, d’une prière pour pouvoir vivre mieux, d’une confiance en un Père qui peut nous aider à vivre mieux »[12]. Cette demande doit être valorisée, accompagnée et accueillie avec gratitude. Les personnes qui viennent spontanément demander une bénédiction manifestent par cette demande leur ouverture sincère à la transcendance, la confiance de leur cœur qui ne s'appuie pas uniquement sur leurs propres forces, leur besoin de Dieu et leur désir de sortir de l'étroitesse de ce monde refermé sur lui-même.

22. Comme nous l'enseigne Sainte Thérèse de l'Enfant Jésus, au-delà de cette confiance « il n’y a pas d’autre chemin pour nous conduire à l’Amour qui donne tout. Par la confiance, la source de la grâce déborde dans nos vies [...]. L’attitude la plus appropriée est donc de mettre la confiance du cœur hors de soi-même, en la miséricorde infinie d’un Dieu qui aime sans limites [...]. Le péché du monde est immense, mais il n’est pas infini. En revanche, l’amour miséricordieux du Rédempteur est infini »[13].

23. Lorsque ces expressions de la foi sont considérées en dehors d'un cadre liturgique, on se trouve dans un domaine de plus grande spontanéité et liberté, mais « le caractère facultatif des pieux exercices ne peut en aucun cas signifier une quelconque méconnaissance, ni même le mépris à leur égard. L’attitude juste qu’il convient d’adopter est, au contraire, celle qui consiste à valoriser d’une manière adéquate et avec sagesse, les richesses non négligeables de la piété populaire, avec ses potentialités »[14]. Les bénédictions deviennent ainsi une ressource pastorale à valoriser plutôt qu'un risque ou un problème.

24. Considérées du point de vue de la pastorale populaire, les bénédictions doivent être évaluées comme des actes de dévotion qui « ont une place qui leur est propre, en dehors de la célébration de l’Eucharistie et des autres sacrements [...]. Le langage, le rythme, la configuration, les accents théologiques de la piété populaire se différencient bien des éléments correspondants dans les actions liturgiques ». Pour la même raison, « il faut éviter de qualifier les pieux exercices de “célébrations liturgiques”, car ils doivent conserver leur propre style, leur simplicité et leur langage particulier »[15].

25. En outre, l'Église doit éviter de faire reposer sa pratique pastorale sur la fixité de certains schémas doctrinaux ou disciplinaires, surtout lorsqu'ils donnent lieu à « un élitisme narcissique et autoritaire, où, au lieu d’évangéliser, on analyse et classifie les autres, et, au lieu de faciliter l’accès à la grâce, les énergies s’usent dans le contrôle »[16]. Par conséquent, lorsque des personnes invoquent une bénédiction, une analyse morale exhaustive ne devrait pas être posée comme condition préalable à l'octroi de cette bénédiction. Aucune perfection morale préalable ne doit être exigée de leur part.

26. Dans cette perspective, les Respuestas du Saint-Père aident à mieux approfondir, d'un point de vue pastoral, la prise de position formulée par l'ancienne Congrégation pour la Doctrine de la Foi en 2021, puisqu'elles invitent en fait à un discernement sur la possibilité de « formes de bénédiction, demandées par une ou plusieurs personnes, qui ne véhiculent pas une conception erronée du mariage »[17] et qui tiennent également compte du fait que, dans des situations moralement inacceptables d'un point de vue objectif, « la charité pastorale elle-même exige que nous ne traitions pas simplement de “pécheurs” d’autres personnes dont la culpabilité ou la responsabilité peuvent être atténuées par divers facteurs qui ont une incidence sur l’imputabilité subjective »[18].

27. Dans la catéchèse citée au début de cette Déclaration, le Pape François a proposé une description de ce type de bénédictions qui sont offertes à tous, sans rien demander. Il vaut la peine de lire avec un cœur ouvert ces mots qui nous aident à saisir le sens pastoral des bénédictions offertes sans condition : « C'est Dieu qui bénit. Dans les premières pages de la Bible, c'est une répétition incessante de bénédictions. Dieu bénit, mais les hommes aussi bénissent, et très vite on découvre que la bénédiction possède une force spéciale, qui accompagne pendant toute sa vie celui qui la reçoit, et qui dispose le cœur de l'homme à se laisser changer par Dieu [...]. Nous sommes plus importants pour Dieu que tous les péchés que nous pouvons commettre, car Il est père, Il est mère, Il est amour pur, Il nous a bénis pour toujours. Et Il ne cessera jamais de nous bénir. Une expérience forte est de lire ces textes bibliques de bénédiction dans une prison, ou dans une communauté de réinsertion. Faire sentir à ces personnes qu'elles restent bénies malgré leurs graves erreurs, que le Père céleste continue à vouloir leur bien et à espérer qu'elles s'ouvrent finalement au bien. Même si leurs parents les plus proches les ont abandonnées, parce qu'ils les jugent désormais irrécupérables, pour Dieu ce sont toujours ses enfants. »[19].

28. Il existe de nombreuses occasions où les personnes viennent spontanément demander une bénédiction, que ce soit lors de pèlerinages, dans des sanctuaires, ou même dans la rue lorsqu'elles rencontrent un prêtre. A titre d'exemple, nous pouvons nous référer au livre liturgique De Benedictionibus, qui propose une série de rites de bénédiction pour les personnes : personnes âgées, malades, participants à la catéchèse ou à une réunion de prière, pèlerins, personnes qui partent en voyage, groupes et associations de bénévoles, etc. Ces bénédictions s'adressent à tous, personne ne doit en être exclu. Dans l'introduction du Rite de bénédiction des personnes âgées, par exemple, il est indiqué que le but de la bénédiction « est d'exprimer aux personnes âgées un témoignage fraternel de respect et de gratitude, et de remercier le Seigneur avec elles pour les bienfaits qu'elles ont reçus de lui et pour les bonnes actions qu'elles ont accomplies avec son aide »[20]. Dans ce cas, l'objet de la bénédiction est la personne âgée, pour laquelle et avec laquelle on rend grâce à Dieu pour les bonnes actions qu'elle a accomplies et pour les bienfaits qu'elle a reçus. Personne ne peut être exclu de cette action de grâce et chacun, même s'il vit dans des situations qui ne sont pas conformes au plan du Créateur, a des éléments positifs pour lesquels il peut louer le Seigneur.

29. Du point de vue de la dimension ascendante, lorsqu'on prend conscience des dons du Seigneur et de son amour inconditionnel, même dans des situations de péché, en particulier lorsqu'une prière est entendue, le cœur du croyant élève sa louange et sa bénédiction vers Dieu. Cette forme de bénédiction n'est interdite à personne. Chacun - individuellement ou en union avec d'autres - peut élever sa louange et sa gratitude à Dieu.

30. Mais le sens populaire de la bénédiction inclut aussi la valeur de la bénédiction descendante. Si « il n’est pas opportun qu’un diocèse, une Conférence des évêques ou toute autre structure ecclésiale mette en place constamment et officiellement des procédures ou des règles pour toutes sortes de questions »[21], la prudence et la sagesse pastorales peuvent suggérer que, pour éviter de graves formes de scandale ou de confusion parmi les fidèles, le ministre ordonné s'associe aux prières des personnes qui, bien que vivant une union qui ne peut en aucun cas être comparée au mariage, désirent se confier au Seigneur et à sa miséricorde, invoquer son aide et être guidées vers une plus grande compréhension de son dessein d'amour et de vérité.

III. Bénédiction des couples en situation irrégulière et des couples de même sexe

31. Dans l'horizon ainsi tracé, il est possible de bénir les couples en situation irrégulière et les couples de même sexe, sous une forme qui ne doit pas être fixée rituellement par les autorités ecclésiales, afin de ne pas créer de confusion avec la bénédiction propre au sacrement du mariage. Dans ces cas, on donne une bénédiction qui n'a pas seulement une valeur ascendante, mais qui est aussi l'invocation d'une bénédiction descendante de Dieu lui-même sur ceux qui, se reconnaissant indigents et ayant besoin de son aide, ne revendiquent pas la légitimité de leur propre statut, mais demandent que tout ce qui est vrai, bon et humainement valable dans leur vie et dans leurs relations soit investi, guéri et élevé par la présence de l'Esprit Saint. Ces formes de bénédiction expriment une supplication à Dieu pour qu'il accorde les aides qui proviennent des impulsions de son Esprit – que la théologie classique appelle « grâces actuelles » – afin que les relations humaines puissent mûrir et grandir dans la fidélité au message de l'Évangile, se libérer de leurs imperfections et de leurs fragilités et s'exprimer dans la dimension toujours plus grande de l'amour divin.

32. La grâce de Dieu agit en effet dans la vie de ceux qui ne se prétendent pas justes mais se reconnaissent humblement pécheurs comme tout le monde. Elle est capable de tout orienter selon les desseins mystérieux et imprévisibles de Dieu. C'est pourquoi, avec une sagesse et une maternité inlassables, l'Église accueille tous ceux qui s'approchent de Dieu avec un cœur humble, en les accompagnant avec ces aides spirituelles qui permettent à tous de comprendre et de réaliser pleinement la volonté de Dieu dans leur vie[22].

33. Cette bénédiction, bien qu'elle ne fasse pas partie d'un rite liturgique[23], unit la prière d'intercession à l'invocation de l'aide de Dieu par ceux qui s'adressent humblement à lui. Dieu ne rejette jamais celui qui s'approche de lui ! Au fond, la bénédiction offre aux personnes un moyen d'accroître leur confiance en Dieu. La demande de bénédiction exprime et nourrit l'ouverture à la transcendance, la piété, la proximité de Dieu dans les mille circonstances concrètes de la vie, et cela n'est pas rien dans le monde où nous vivons. C'est une semence de l'Esprit Saint qu'il faut nourrir et non entraver.

34. La liturgie de l'Église elle-même nous invite à cette attitude de confiance, même au milieu de nos péchés, de nos manques de mérite, de nos faiblesses et de nos confusions, comme en témoigne cette très belle collecte tirée du Missel romain : « Dieu éternel et tout-puissant, dans ta tendresse inépuisable tu combles ceux qui t’implorent bien au-delà de leurs mérites et de leurs désirs ; répands sur nous ta miséricorde en délivrant notre conscience de ce qui l’inquiète et en donnant plus que nous n'osons demander » (XXVIIe Dimanche du Temps Ordinaire). Combien de fois, en effet, à travers une simple bénédiction du pasteur, qui par ce geste ne prétend pas sanctionner ou légitimer quoi que ce soit, les personnes peuvent-elles faire l'expérience de la proximité du Père, « bien au-delà de leurs mérites et de leurs désirs ».

35. C'est pourquoi la sensibilité pastorale des ministres ordonnés doit également être éduquée à effectuer spontanément des bénédictions qui ne se trouvent pas dans le Rituel des bénédictions.

36. En ce sens, il est essentiel de comprendre la préoccupation du Pape pour que ces bénédictions non ritualisées ne cessent pas d'être un simple geste qui constitue un moyen efficace pour accroître la confiance en Dieu des personnes qui le demandent, en évitant qu’elles deviennent un acte liturgique ou semi-liturgique, semblable à un sacrement. Cela constituerait un grave appauvrissement, car car ce serait soumettre un geste de grande valeur dans la piété populaire à un contrôle excessif, qui priverait les ministres de la liberté et de la spontanéité dans l'accompagnement pastoral de la vie des personnes.

37. À cet égard, viennent à l'esprit les paroles suivantes du Saint-Père, en partie déjà citées : « Les décisions qui, en des circonstances déterminées, peuvent relever de la prudence pastorale, ne doivent pas nécessairement être converties en normes. En d’autres termes, il n’est pas opportun qu’un diocèse, une Conférence des évêques ou toute autre structure ecclésiale mette en place constamment et officiellement des procédures ou des règles pour toutes sortes de questions [...]. Le droit canonique ne doit ni ne peut tout embrasser, et les Conférences épiscopales ne peuvent pas non plus prétendre faire cela avec leurs divers documents et protocoles, parce que la vie de l’Église passe par de nombreux canaux outre les canaux normatifs »[24]. Le pape François a ainsi rappelé que tout « ce qui fait partie d’un discernement pratique face à une situation particulière ne peut être élevé à la catégorie d’une norme », car cela « donnerait lieu à une casuistique insupportable » [25].

38. C'est pourquoi il ne faut ni promouvoir ni prévoir un rituel de bénédiction des couples en situation irrégulière, mais il ne faut pas non plus empêcher ou interdire la proximité de l'Église avec toute situation où l'on recherche l'aide de Dieu au moyen d'une simple bénédiction. Dans la courte prière qui peut précéder cette bénédiction spontanée, le ministre ordonné pourrait demander pour eux la paix, la santé, un esprit de patience, de dialogue et d'entraide, mais aussi la lumière et la force de Dieu pour pouvoir accomplir pleinement sa volonté.

39. En tout état de cause, précisément pour éviter toute forme de confusion ou de scandale, lorsque la prière de bénédiction, bien qu'exprimée en dehors des rites prescrits par les livres liturgiques, est demandée par un couple en situation irrégulière, cette bénédiction ne sera jamais accomplie en même temps que les rites civils d'union, ni même en relation avec eux. Ni non plus avec des vêtements, des gestes ou des paroles propres au mariage. Il en va de même lorsque la bénédiction est demandée par un couple de même sexe.

40. Une telle bénédiction peut en revanche trouver sa place dans d'autres contextes, comme la visite d'un sanctuaire, la rencontre avec un prêtre, une prière récitée en groupe ou lors d'un pèlerinage. En effet, par ces bénédictions, qui ne sont pas données selon les formes rituelles propres à la liturgie, mais plutôt comme une expression du cœur maternel de l'Église, semblables à celles qui jaillissent des profondeurs de la piété populaire, on n'entend pas légitimer quoi que ce soit, mais seulement ouvrir sa vie à Dieu, lui demander son aide pour mieux vivre, et invoquer aussi l'Esprit Saint pour que les valeurs de l'Évangile soient vécues avec une plus grande fidélité.

41. Ce qui est dit dans la présente Déclaration sur la bénédiction des couples de même sexe est suffisant pour guider le discernement prudent et paternel des ministres ordonnés à cet égard. En plus des indications ci-dessus, on ne doit donc pas attendre d'autres réponses sur d'éventuelles dispositions pour réglementer les détails ou les aspects pratiques quant à des bénédictions de cette sorte[26].

IV. L’Église est le sacrement de l’amour infini de Dieu

42. L'Église continue d'élever les prières et les supplications que le Christ lui-même, avec de grands cris et des larmes, a offertes pendant les jours de sa vie terrestre (cf. He 5, 7) et qui, pour cette raison même, jouissent d'une efficacité particulière. Ainsi, « ce n’est pas seulement par la charité, par l'exemple et par les œuvres de pénitence, mais également par la prière que la communauté ecclésiale exerce un véritable rôle maternel envers les âmes pour les amener au Christ »[27].

43. L'Église est ainsi le sacrement de l'amour infini de Dieu. C'est pourquoi, même lorsque la relation avec Dieu est obscurcie par le péché, il est toujours possible de demander une bénédiction, en lui tendant la main, comme l'a fait Pierre dans la tempête lorsqu'il a crié à Jésus : « Seigneur, sauve-moi ! » (Mt 14, 30). Désirer et recevoir une bénédiction peut être le bien possible dans certaines situations. Le Pape François nous rappelle qu' « un petit pas, au milieu de grandes limites humaines, peut être plus apprécié de Dieu que la vie extérieurement correcte de celui qui passe ses jours sans avoir à affronter d’importantes difficultés »[28]. Ainsi, « resplendit la beauté de l’amour salvifique de Dieu manifesté en Jésus Christ mort et ressuscité »[29].

44. Toute bénédiction sera l'occasion d'une nouvelle proclamation du kérygme, une invitation à se rapprocher toujours plus de l'amour du Christ. Le pape Benoît XVI enseignait : « Comme Marie, l’Église est médiatrice de la bénédiction de Dieu pour le monde : elle la reçoit en accueillant Jésus et la transmet en portant Jésus. Il est lui la miséricorde et la paix que le monde ne peut se donner de lui-même et dont il a besoin toujours, comme et plus que du pain »[30].

45. Compte tenu de ce qui précède, et suivant l'enseignement qui fait autorité du Saint-Père François, ce Dicastère souhaite finalement rappeler que « c'est la racine de la douceur chrétienne, la capacité de se sentir bénis et la capacité de bénir. [...]. Ce monde a besoin de bénédiction et nous pouvons donner la bénédiction et recevoir la bénédiction. Le Père nous aime. Et il ne nous reste que la joie de le bénir et la joie de lui rendre grâce, et d'apprendre de Lui à ne pas maudire, mais à bénir »[31]. Ainsi, tous les frères et sœurs pourront sentir dans l'Église qu'ils sont toujours des pèlerins, toujours des mendiants, toujours aimés et, malgré tout, toujours bénis.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ

Préfet

Mons. Armando MATTEO

Secrétaire pour la Section Doctrinale

Ex Audientia Die 18 décembre 2023,

François

____________________

[1] François, Catéchèse sur la prière : la bénédiction (2 décembre 2020), L’Osservatore Romano, 2 décembre 2020, p. 8.

[2] Cf. Congregatio pro Doctrina Fidei, «Responsum» ad «dubium» de benedictione unionem personarum eiusdem sexus et Nota esplicativa, AAS 113 (2021), 431-434.

[3] François, Exhort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), n. 42, AAS 105 (2013), 1037-1038.

[4] Cf. François, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales (11 juillet 2023).

[5] Ibidem, ad dubium 2, c.

[6] Ibidem, ad dubium 2, a.

[7] Cf. Rituale Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum, De Benedictionibus, Editio typica, Praenotanda, Typis Polyglottis Vaticanis, Civitate Vaticana 1985, n. 12.

[8] Ibidem, n. 11: “Quo autem clarius hoc pateat, antiqua ex traditione, formulae benedictionum eo spectant ut imprimis Deum pro eius donis glorificent eiusque impetrent beneficia atque maligni potestatem in mundo compescant.”

[9] Ibidem, n. 15 : “Quare illi qui benedictionem Dei per Ecclesiam expostulant, dispositiones suas ea fide confirment, cui omnia sunt possibilia; spe innitantur, quae non confundit; caritate praesertim vivificentur, quae mandata Dei servanda urget.”

[10] Ibidem, n. 13 : “Semper ergo et ubique occasio praebetur Deum per Christum in Spiritu Sancto laudandi, invocandi eique gratias reddendi, dummodo agatur de rebus, locis, vel adiunctis quae normae vel spiritui Evangelii non contradicant.”

[11] François, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, d.

[12] Ibidem, ad dubium 2, e.

[13] François, Exhort. ap. C’est la confiance (15 octobre 2023), nn. 2, 20, 29.

[14] Congrégation pour le Culte Divin et la Discipline des Sacrements, Directoire sur la piété populaire et la liturgie. Principes et orientations, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, n. 12.

[15] Ibidem, n. 13.

[16] François, Exhort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), n. 94, AAS 105 (2013), 1060.

[17] François, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, e.

[18] Ibidem, ad dubium 2, f.

[19] François, Catéchèse sur la prière : la bénédiction (2 décembre 2020), L’Osservatore Romano, 2 décembre 2020, p. 8.

[20] De Benedictionibus, n. 258 : “Haec benedictio ad hoc tendit ut ipsi senes a fratribus testimonium accipiant reverentiae grataeque mentis, dum simul cum ipsis Domino gratias reddimus pro beneficiis ab eo acceptis et pro bonis operibus eo adiuvante peractis.”

[21] François, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, g.

[22] François, Exhort. ap. post-synodale Amoris laetitia (19 mars 2016), n. 250, AAS 108 (2016), 412-413.

[23] Cf. Congrégation pour le Culte Divin et la Discipline des Sacrements, Directoire sur la piété populaire et la liturgie. Principes et orientations, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, n. 13 : « La différence objective entre, d’une part, les pieux exercices et les pratiques de dévotion, et, d’autre part, la Liturgie, doit apparaître clairement dans les expressions du culte chrétien. […] les actes de piété et de dévotion ont une place qui leur est propre, en dehors de la célébration de l’Eucharistie et des autres sacrements ».

[24] François, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, g.

[25] François, Exhort. ap. post-synodale Amoris laetitia (19 mars 2016), n. 304, AAS 108 (2016), 436.

[26] Cf. ibidem.

[27] Officium Divinum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Liturgia Horarum iuxta Ritum Romanum, Institutio Generalis de Liturgia Horarum, Editio typica altera, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1985, n. 17 : « Itaque non tantum caritate, exemplo et paenitentiae operibus, sed etiam oratione ecclesialis communitas verum erga animas ad Christum adducendas maternum munus exercet ». [Trad. Française : Constitution apostolique promulguant l’Office divin restauré par décret du 2e Concile œcuménique du Vatican, AELF, 1980, n. 17].

[28] François, Exhort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), n. 44, AAS 105 (2013), 1038-1039.

[29] Ibidem, n. 36, AAS 105 (2013), 1035.

[30] Benoît XVI, Homélie de la Messe en la Solennité de Sainte Marie Mère de Dieu, XLVe Journée mondiale de la Paix, Basilique Saint-Pierre (1er janvier 2012), Insegnamenti VIII, 1 (2012), 3.

[31] François, Catéchèse sur la prière : la bénédiction (2 décembre 2020), L’Osservatore Romano, 2 décembre 2020, p. 8.

[01963-FR.01] [Texte original: Français]

Testo in lingua inglese

Declaration

Fiducia Supplicans

On the Pastoral Meaning of Blessings

Presentation

This Declaration considers several questions that have come to this Dicastery in recent years. In preparing the document, the Dicastery, as is its practice, consulted experts, undertook a careful drafting process, and discussed the text in the Congresso of the Doctrinal Section of the Dicastery. During that time, the document was discussed with the Holy Father. Finally, the text of the Declaration was submitted to the Holy Father for his review, and he approved it with his signature.

While the subject matter of this document was being studied, the Holy Father’s response to the Dubia of some Cardinals was made known. That response provided important clarifications for this reflection and represents a decisive element for the work of the Dicastery. Since “the Roman Curia is primarily an instrument at the service of the successor of Peter” (Ap. Const. Praedicate Evangelium, II, 1), our work must foster, along with an understanding of the Church’s perennial doctrine, the reception of the Holy Father’s teaching.

As with the Holy Father’s above-mentioned response to the Dubia of two Cardinals, this Declaration remains firm on the traditional doctrine of the Church about marriage, not allowing any type of liturgical rite or blessing similar to a liturgical rite that can create confusion. The value of this document, however, is that it offers a specific and innovative contribution to the pastoral meaning of blessings, permitting a broadening and enrichment of the classical understanding of blessings, which is closely linked to a liturgical perspective. Such theological reflection, based on the pastoral vision of Pope Francis, implies a real development from what has been said about blessings in the Magisterium and the official texts of the Church. This explains why this text has taken on the typology of a “Declaration.”

It is precisely in this context that one can understand the possibility of blessing couples in irregular situations and same-sex couples without officially validating their status or changing in any way the Church’s perennial teaching on marriage.

This Declaration is also intended as a tribute to the faithful People of God, who worship the Lord with so many gestures of deep trust in his mercy and who, with this confidence, constantly come to seek a blessing from Mother Church.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ

Prefect

Introduction

1. The supplicating trust of the faithful People of God receives the gift of blessing that flows from the Heart of Christ through his Church. Pope Francis offers this timely reminder: “The great blessing of God is Jesus Christ. He is the great gift of God, his own Son. He is a blessing for all humanity, a blessing that has saved us all. He is the Eternal Word, with whom the Father blessed us ‘while we were still sinners’ (Rom. 5:8), as St. Paul says. He is the Word made flesh, offered for us on the cross.”[1]

2. Encouraged by such a great and consoling truth, this Dicastery has considered several questions of both a formal and an informal nature about the possibility of blessing same-sex couples and—in light of Pope Francis’ fatherly and pastoral approach—of offering new clarifications on the Responsum ad dubium[2] that the Congregation for the Doctrine of the Faith published on 22 February 2021.

3. The above-mentioned Responsum elicited numerous and varied reactions: some welcomed the clarity of the document and its consistency with the Church’s perennial teaching; others did not share the negative response it gave to the question or did not consider the formulation of its answer and the reasons provided in the attached Explanatory Note to be sufficiently clear. To meet the latter reaction with fraternal charity, it seems opportune to take up the theme again and offer a vision that draws together the doctrinal aspects with the pastoral ones in a coherent manner because “all religious teaching ultimately has to be reflected in the teacher’s way of life, which awakens the assent of the heart by its nearness, love, and witness.”[3]

I. The Blessing in the Sacrament of Marriage

4. Pope Francis’ recent response to the second of the five questions posed by two Cardinals[4] offers an opportunity to explore this issue further, especially in its pastoral implications. It is a matter of avoiding that “something that is not marriage is being recognized as marriage.”[5] Therefore, rites and prayers that could create confusion between what constitutes marriage—which is the “exclusive, stable, and indissoluble union between a man and a woman, naturally open to the generation of children”[6]—and what contradicts it are inadmissible. This conviction is grounded in the perennial Catholic doctrine of marriage; it is only in this context that sexual relations find their natural, proper, and fully human meaning. The Church’s doctrine on this point remains firm.

5. This is also the understanding of marriage that is offered by the Gospel. For this reason, when it comes to blessings, the Church has the right and the duty to avoid any rite that might contradict this conviction or lead to confusion. Such is also the meaning of the Responsum of the Congregation for the Doctrine of the Faith, which states that the Church does not have the power to impart blessings on unions of persons of the same sex.

6. It should be emphasized that in the Rite of the Sacrament of Marriage, this concerns not just any blessing but a gesture reserved to the ordained minister. In this case, the blessing given by the ordained minister is tied directly to the specific union of a man and a woman, who establish an exclusive and indissoluble covenant by their consent. This fact allows us to highlight the risk of confusing a blessing given to any other union with the Rite that is proper to the Sacrament of Marriage.

II. The Meaning of the Various Blessings

7. The Holy Father’s above-mentioned response invites us to broaden and enrich the meaning of blessings.

8. Blessings are among the most widespread and evolving sacramentals. Indeed, they lead us to grasp God’s presence in all the events of life and remind us that, even in the use of created things, human beings are invited to seek God, to love him, and to serve him faithfully.[7] For this reason, blessings have as their recipients: people; objects of worship and devotion; sacred images; places of life, of work, and suffering; the fruits of the earth and human toil; and all created realities that refer back to the Creator, praising and blessing him by their beauty.

The Liturgical Meaning of the Rite” of ’lessing

9. From a strictly liturgical point of view, a blessing requires that what is blessed be conformed to God’s will, as expressed in the teachings of the Church.

10. Indeed, blessings are celebrated by virtue of faith and are ordered to the praise of God and the spiritual benefit of his people. As the Book of Blessings explains, “so that this intent might become more apparent, by an ancient tradition, the formulas of blessing are primarily aimed at giving glory to God for his gifts, asking for his favors, and restraining the power of evil in the world.”[8] Therefore, those who invoke God’s blessing through the Church are invited to “strengthen their dispositions through faith, for which all things are possible” and to trust in “the love that urges the observance of God’s commandments.”[9] This is why, while “there is always and everywhere an opportunity to praise God through Christ, in the Holy Spirit,” there is also a care to do so with “things, places, or circumstances that do not contradict the law or the spirit of the Gospel.”[10] This is a liturgical understanding of blessings insofar as they are rites officially proposed by the Church.

11. Basing itself on these considerations, the Congregation for the Doctrine of the Faith’s Explanatory Note to its 2021 Responsum recalls that when a blessing is invoked on certain human relationships by a special liturgical rite, it is necessary that what is blessed corresponds with God’s designs written in creation and fully revealed by Christ the Lord. For this reason, since the Church has always considered only those sexual relations that are lived out within marriage to be morally licit, the Church does not have the power to confer its liturgical blessing when that would somehow offer a form of moral legitimacy to a union that presumes to be a marriage or to an extra-marital sexual practice. The Holy Father reiterated the substance of this Declaration in his Respuestas to the Dubia of two Cardinals.

12. One must also avoid the risk of reducing the meaning of blessings to this point of view alone, for it would lead us to expect the same moral conditions for a simple blessing that are called for in the reception of the sacraments. Such a risk requires that we broaden this perspective further. Indeed, there is the danger that a pastoral gesture that is so beloved and widespread will be subjected to too many moral prerequisites, which, under the claim of control, could overshadow the unconditional power of God’s love that forms the basis for the gesture of blessing.

13. Precisely in this regard, Pope Francis urged us not to “lose pastoral charity, which should permeate all our decisions and attitudes” and to avoid being “judges who only deny, reject, and exclude.”[11] Let us then respond to the Holy Father’s proposal by developing a broader understanding of blessings.

Blessings in Sacred Scripture

14. To reflect on blessings by gathering different points of view, we first need to be enlightened by the voice of Scripture.

15. “May the Lord bless you and keep you. May the Lord make his face shine upon you and be gracious to you. May the Lord lift up his countenance upon you and give you peace” (Num. 6:24-26). This “priestly blessing” we find in the Old Testament, specifically in the Book of Numbers, has a “descending” character since it represents the invocation of a blessing that descends from God upon man: it is one of the oldest texts of divine blessing. Then, there is a second type of blessing we find in the biblical pages: that which “ascends” from earth to heaven, toward God. Blessing in this sense amounts to praising, celebrating, and thanking God for his mercy and his faithfulness, for the wonders he has created, and for all that has come about by his will: “Bless the Lord, my soul, and all that is within me, bless his holy name!” (Ps. 103:1).

16. To God who blesses, we also respond by blessing. Melchizedek, King of Salem, blesses Abram (cf. Gen. 14:19); Rebekah is blessed by family members just before she becomes the bride of Isaac (cf. Gen. 24:60), who, in turn, blesses his son, Jacob (cf. Gen. 27:27). Jacob blesses Pharaoh (cf. Gen. 47:10), his own grandsons, Ephraim and Manasseh (cf. Gen. 48:20), and his twelve sons (cf. Gen. 49:28). Moses and Aaron bless the community (cf. Ex. 39:43; Lev. 9:22). The heads of households bless their children at weddings, before embarking on a journey, and in the imminence of death. These blessings, accordingly, appear to be a superabundant and unconditional gift.

17. The blessing found in the New Testament retains essentially the same meaning it had in the Old Testament. We find the divine gift that “descends,” the human thanksgiving that “ascends,” and the blessing imparted by man that “extends” toward others. Zechariah, having regained the use of speech, blesses the Lord for his wondrous works (cf. Lk. 1:64). Simeon, while holding the newborn Jesus in his arms, blesses God for granting him the grace to contemplate the saving Messiah, and then blesses the child’s parents, Mary and Joseph (cf. Lk. 2:34). Jesus blesses the Father in the famous hymn of praise and exultation he addressed to him: “I praise you, O Father, Lord of heaven and earth” (Mt. 11:25).

18. In continuity with the Old Testament, in Jesus as well the blessing is not only ascending, referring to the Father, but is also descending, being poured out on others as a gesture of grace, protection, and goodness. Jesus himself implemented and promoted this practice. For example, he blessed children: “And he took them in his arms and blessed them, laying his hands upon them” (Mk. 10:16). And Jesus’ earthly journey will end precisely with a final blessing reserved for the Eleven, shortly before he ascends to the Father: “And lifting up his hands he blessed them. While he blessed them, he parted from them and was carried up into heaven” (Lk. 24:50-51). The last image of Jesus on earth is that of his hands being raised in the act of blessing.

19. In his mystery of love, through Christ, God communicates to his Church the power to bless. Granted by God to human beings and bestowed by them on their neighbors, the blessing is transformed into inclusion, solidarity, and peacemaking. It is a positive message of comfort, care, and encouragement. The blessing expresses God’s merciful embrace and the Church’s motherhood, which invites the faithful to have the same feelings as God toward their brothers and sisters.

A Theological-Pastoral Understanding of Blessings

20. One who asks for a blessing show himself to be in need of God’s saving presence in his life and one who asks for a blessing from the Church recognizes the latter as a sacrament of the salvation that God offers. To seek a blessing in the Church is to acknowledge that the life of the Church springs from the womb of God’s mercy and helps us to move forward, to live better, and to respond to the Lord’s will.

21. In order to help us understand the value of a more pastoral approach to blessings, Pope Francis urges us to contemplate, with an attitude of faith and fatherly mercy, the fact that “when one asks for a blessing, one is expressing a petition for God’s assistance, a plea to live better, and confidence in a Father who can help us live better.”[12] This request should, in every way, be valued, accompanied, and received with gratitude. People who come spontaneously to ask for a blessing show by this request their sincere openness to transcendence, the confidence of their hearts that they do not trust in their own strength alone, their need for God, and their desire to break out of the narrow confines of this world, enclosed in its limitations.

22. As St. Thérèse of the Child Jesus teaches us, this confidence “is the sole path that leads us to the Love that grants everything. With confidence, the wellspring of grace overflows into our lives […]. It is most fitting, then, that we should place heartfelt trust not in ourselves but in the infinite mercy of a God who loves us unconditionally […]. The sin of the world is great but not infinite, whereas the merciful love of the Redeemer is indeed infinite.”[13]

23. When considered outside of a liturgical framework, these expressions of faith are found in a realm of greater spontaneity and freedom. Nevertheless, “the optional nature of pious exercises should in no way be taken to imply an under-estimation or even disrespect for such practices. The way forward in this area requires a correct and wise appreciation of the many riches of popular piety, [and] of the potentiality of these same riches.”[14] In this way, blessings become a pastoral resource to be valued rather than a risk or a problem.

24. From the point of view of pastoral care, blessings should be evaluated as acts of devotion that “are external to the celebration of the Holy Eucharist and of the other sacraments.” Indeed, the “language, rhythm, course, and theological emphasis” of popular piety differ “from those of the corresponding liturgical action.” For this reason, “pious practices must conserve their proper style, simplicity, and language, [and] attempts to impose forms of ‘liturgical celebration’ on them are always to be avoided.”[15]

25. The Church, moreover, must shy away from resting its pastoral praxis on the fixed nature of certain doctrinal or disciplinary schemes, especially when they lead to “a narcissistic and authoritarian elitism, whereby instead of evangelizing, one analyzes and classifies others, and instead of opening the door to grace, one exhausts his or her energies in inspecting and verifying.”[16] Thus, when people ask for a blessing, an exhaustive moral analysis should not be placed as a precondition for conferring it. For, those seeking a blessing should not be required to have prior moral perfection.

26. In this perspective, the Holy Father’s Respuestas aid in expanding the Congregation for the Doctrine of the Faith’s 2021 pronouncement from a pastoral point of view. For, the Respuestas invite discernment concerning the possibility of “forms of blessing, requested by one or more persons, that do not convey an erroneous conception of marriage”[17] and, in situations that are morally unacceptable from an objective point of view, account for the fact that “pastoral charity requires us not to treat simply as ‘sinners’ those whose guilt or responsibility may be attenuated by various factors affecting subjective imputability.”[18]

27. In the catechesis cited at the beginning of this Declaration, Pope Francis proposed a description of this kind of blessing that is offered to all without requiring anything. It is worth reading these words with an open heart, for they help us grasp the pastoral meaning of blessings offered without preconditions: “It is God who blesses. In the first pages of the Bible, there is a continual repetition of blessings. God blesses, but humans also give blessings, and soon it turns out that the blessing possesses a special power, which accompanies those who receive it throughout their lives, and disposes man’s heart to be changed by God. […] So we are more important to God than all the sins we can commit because he is father, he is mother, he is pure love, he has blessed us forever. And he will never stop blessing us. It is a powerful experience to read these biblical texts of blessing in a prison or in a rehabilitation group. To make those people feel that they are still blessed, notwithstanding their serious mistakes, that their heavenly Father continues to will their good and to hope that they will ultimately open themselves to the good. Even if their closest relatives have abandoned them, because they now judge them to be irredeemable, God always sees them as his children.”[19]

28. There are several occasions when people spontaneously ask for a blessing, whether on pilgrimages, at shrines, or even on the street when they meet a priest. By way of example, we can refer to the Book of Blessings, which provides several rites for blessing people, including the elderly, the sick, participants in a catechetical or prayer meeting, pilgrims, those embarking on a journey, volunteer groups and associations, and more. Such blessings are meant for everyone; no one is to be excluded from them. In the introduction to the Order for the Blessing of Elderly People, for example, it is stated that the purpose of this blessing is “so that the elderly themselves may receive from their brethren a testimony of respect and gratitude, while together with them, we give thanks to the Lord for the favors they received from him and for the good they did with his help.”[20] In this case, the subject of the blessing is the elderly person, for whom and with whom thanks is being given to God for the good he has done and for the benefits received. No one can be prevented from this act of giving thanks, and each person—even if he or she lives in situations that are not ordered to the Creator’s plan—possesses positive elements for which we can praise the Lord.

29. From the perspective of the ascending dimension, when one becomes aware of the Lord’s gifts and his unconditional love, even in sinful situations—particularly when a prayer finds a hearing—the believer’s heart lifts its praise to God and blesses him. No one is precluded from this type of blessing. Everyone, individually or together with others, can lift their praise and gratitude to God.

30. The popular understanding of blessings, however, also values the importance of descending blessings. While “it is not appropriate for a Diocese, a Bishops’ Conference, or any other ecclesial structure to constantly and officially establish procedures or rituals for all kinds of matters,”[21] pastoral prudence and wisdom—avoiding all serious forms of scandal and confusion among the faithful—may suggest that the ordained minister join in the prayer of those persons who, although in a union that cannot be compared in any way to a marriage, desire to entrust themselves to the Lord and his mercy, to invoke his help, and to be guided to a greater understanding of his plan of love and of truth.

III. Blessings of Couples in Irregular Situations and of Couples of the Same Sex

31. Within the horizon outlined here appears the possibility of blessings for couples in irregular situations and for couples of the same sex, the form of which should not be fixed ritually by ecclesial authorities to avoid producing confusion with the blessing proper to the Sacrament of Marriage. In such cases, a blessing may be imparted that not only has an ascending value but also involves the invocation of a blessing that descends from God upon those who—recognizing themselves to be destitute and in need of his help—do not claim a legitimation of their own status, but who beg that all that is true, good, and humanly valid in their lives and their relationships be enriched, healed, and elevated by the presence of the Holy Spirit. These forms of blessing express a supplication that God may grant those aids that come from the impulses of his Spirit—what classical theology calls “actual grace”—so that human relationships may mature and grow in fidelity to the Gospel, that they may be freed from their imperfections and frailties, and that they may express themselves in the ever-increasing dimension of the divine love.

32. Indeed, the grace of God works in the lives of those who do not claim to be righteous but who acknowledge themselves humbly as sinners, like everyone else. This grace can orient everything according to the mysterious and unpredictable designs of God. Therefore, with its untiring wisdom and motherly care, the Church welcomes all who approach God with humble hearts, accompanying them with those spiritual aids that enable everyone to understand and realize God’s will fully in their existence.[22]

33. This is a blessing that, although not included in any liturgical rite,[23] unites intercessory prayer with the invocation of God’s help by those who humbly turn to him. God never turns away anyone who approaches him! Ultimately, a blessing offers people a means to increase their trust in God. The request for a blessing, thus, expresses and nurtures openness to the transcendence, mercy, and closeness to God in a thousand concrete circumstances of life, which is no small thing in the world in which we live. It is a seed of the Holy Spirit that must be nurtured, not hindered.

34. The Church’s liturgy itself invites us to adopt this trusting attitude, even in the midst of our sins, lack of merits, weaknesses, and confusions, as witnessed by this beautiful Collect from the Roman Missal: “Almighty ever-living God, who in the abundance of your kindness surpass the merits and the desires of those who entreat you, pour out your mercy upon us to pardon what conscience dreads and to give what prayer does not dare to ask” (Collect for the Twenty-Seventh Sunday of Ordinary Time). How often, through a pastor’s simple blessing, which does not claim to sanction or legitimize anything, can people experience the nearness of the Father, beyond all “merits” and “desires”?

35. Therefore, the pastoral sensibility of ordained ministers should also be formed to perform blessings spontaneously that are not found in the Book of Blessings.

36. In this sense, it is essential to grasp the Holy Father’s concern that these non-ritualized blessings never cease being simple gestures that provide an effective means of increasing trust in God on the part of the people who ask for them, careful that they should not become a liturgical or semi-liturgical act, similar to a sacrament. Indeed, such a ritualization would constitute a serious impoverishment because it would subject a gesture of great value in popular piety to excessive control, depriving ministers of freedom and spontaneity in their pastoral accompaniment of people’s lives.

37. In this regard, there come to mind the following words of the Holy Father, already quoted in part: “Decisions that may be part of pastoral prudence in certain circumstances should not necessarily become a norm. That is to say, it is not appropriate for a Diocese, a Bishops’ Conference, or any other ecclesial structure to constantly and officially establish procedures or rituals for all kinds of matters […]. Canon Law should not and cannot cover everything, nor should the Episcopal Conferences claim to do so with their various documents and protocols, since the life of the Church flows through many channels besides the normative ones.”[24] Thus Pope Francis recalled that “what is part of a practical discernment in particular circumstances cannot be elevated to the level of a rule” because this “would lead to an intolerable casuistry.”[25]

38. For this reason, one should neither provide for nor promote a ritual for the blessings of couples in an irregular situation. At the same time, one should not prevent or prohibit the Church’s closeness to people in every situation in which they might seek God’s help through a simple blessing. In a brief prayer preceding this spontaneous blessing, the ordained minister could ask that the individuals have peace, health, a spirit of patience, dialogue, and mutual assistance—but also God’s light and strength to be able to fulfill his will completely.

39. In any case, precisely to avoid any form of confusion or scandal, when the prayer of blessing is requested by a couple in an irregular situation, even though it is expressed outside the rites prescribed by the liturgical books, this blessing should never be imparted in concurrence with the ceremonies of a civil union, and not even in connection with them. Nor can it be performed with any clothing, gestures, or words that are proper to a wedding. The same applies when the blessing is requested by a same-sex couple.

40. Such a blessing may instead find its place in other contexts, such as a visit to a shrine, a meeting with a priest, a prayer recited in a group, or during a pilgrimage. Indeed, through these blessings that are given not through the ritual forms proper to the liturgy but as an expression of the Church’s maternal heart—similar to those that emanate from the core of popular piety—there is no intention to legitimize anything, but rather to open one’s life to God, to ask for his help to live better, and also to invoke the Holy Spirit so that the values of the Gospel may be lived with greater faithfulness.

41. What has been said in this Declaration regarding the blessings of same-sex couples is sufficient to guide the prudent and fatherly discernment of ordained ministers in this regard. Thus, beyond the guidance provided above, no further responses should be expected about possible ways to regulate details or practicalities regarding blessings of this type.[26]

IV. The Church is the Sacrament of God’s Infinite Love

42. The Church continues to lift up those prayers and supplications that Christ himself—with loud cries and tears—offered in his earthly life (cf. Heb. 5:7), and which enjoy a special efficacy for this reason. In this way, “not only by charity, example, and works of penance, but also by prayer does the ecclesial community exercise a true maternal function in bringing souls to Christ.”[27]

43. The Church is thus the sacrament of God’s infinite love. Therefore, even when a person’s relationship with God is clouded by sin, he can always ask for a blessing, stretching out his hand to God, as Peter did in the storm when he cried out to Jesus, “Lord, save me!” (Mt. 14:30). Indeed, desiring and receiving a blessing can be the possible good in some situations. Pope Francis reminds us that “a small step, in the midst of great human limitations, can be more pleasing to God than a life which appears outwardly in order but moves through the day without confronting great difficulties.”[28] In this way, “what shines forth is the beauty of the saving love of God made manifest in Jesus Christ, who died and rose from the dead.”[29]

44. Any blessing will be an opportunity for a renewed proclamation of the kerygma, an invitation to draw ever closer to the love of Christ. As Pope Benedict XVI taught, “Like Mary, the Church is the mediator of God’s blessing for the world: she receives it in receiving Jesus and she transmits it in bearing Jesus. He is the mercy and the peace that the world, of itself, cannot give, and which it needs always, at least as much as bread.”[30]

45. Taking the above points into account and following the authoritative teaching of Pope Francis, this Dicastery finally wishes to recall that “the root of Christian meekness” is “the ability to feel blessed and the ability to bless [...]. This world needs blessings, and we can give blessings and receive blessings. The Father loves us, and the only thing that remains for us is the joy of blessing him, and the joy of thanking him, and of learning from him […] to bless.”[31] In this way, every brother and every sister will be able to feel that, in the Church, they are always pilgrims, always beggars, always loved, and, despite everything, always blessed.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ

Prefect

Mons. Armando MATTEO

Secretary for the Doctrinal Section

Ex Audientia Die 18 December 2023

Francis

_____________

[1] Francis, Catechesis on Prayer: The Blessing (2 December 2020).

[2] Cf. Congregatio pro Doctrina Fidei, «Responsum» ad «dubium» de benedictione unionem personarum eiusdem sexus et Nota esplicativa (15 March 2021): AAS 113 (2021), 431-434.

[3] Francis, Ap. Exhort. Evangelii Gaudium (24 November 2013), no. 42: AAS 105 (2013), 1037-1038.

[4] Cf. Francis, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales (11 July 2023).

[5] Ibid., ad dubium 2, c.

[6] Ibid., ad dubium 2, a.

[7] Cfr. Rituale Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum, De Benedictionibus, Praenotanda, Editio typica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2013, no. 12.

[8] Ibid., no. 11: “Quo autem clarius hoc pateat, antiqua ex traditione, formulae benedictionum eo spectant ut imprimis Deum pro eius donis glorificent eiusque impetrent beneficia atque maligni potestatem in mundo compescant.”

[9] Ibid., no. 15: “Quare illi qui benedictionem Dei per Ecclesiam expostulant, dispositiones suas ea fide confirment, cui omnia sunt possibilia; spe innitantur, quae non confundit; caritate praesertim vivificentur, quae mandata Dei servanda urget.”

[10] Ibid., no. 13: “Semper ergo et ubique occasio praebetur Deum per Christum in Spiritu Sancto laudandi, invocandi eique gratias reddendi, dummodo agatur de rebus, locis, vel adiunctis quae normae vel spiritui Evangelii non contradicant.”

[11] Francis, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, d.

[12] Ibid., ad dubium 2, e.

[13] Francis, Ap. Exhort. C’est la Confiance (15 October 2023), nos. 2, 20, 29.

[14] Congregation for Divine Worship and the Discipline of the Sacraments, Directory on Popular Piety and the Liturgy. Principles and Guidelines (9 April 2002), no. 12.

[15] Ibid., no. 13.

[16] Francis, Exhort. Ap. Evangelii Gaudium (24 November 2013), no. 94: AAS 105 (2013), 1060.

[17] Francis, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, e.

[18] Ibid., ad dubium 2, f.

[19] Francis, Catechesis on Prayer: The Blessing (2 December 2020).

[20] De Benedictionibus, no. 258: “Haec benedictio ad hoc tendit ut ipsi senes a fratribus testimonium accipiant reverentiae grataeque mentis, dum simul cum ipsis Domino gratias reddimus pro beneficiis ab eo acceptis et pro bonis operibus eo adiuvante peractis.”

[21] Francis, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, g.

[22] Cf. Francis, Post-Synodal Ap. Exhort. Amoris Laetitia (19 March 2016), no. 250: AAS 108 (2016), 412-413.

[23] Cf. Congregation for Divine Worship and the Discipline of the Sacraments, Directory on Popular Piety and the Liturgy (9 April 2002), no. 13: “The objective difference between pious exercises and devotional practices should always be clear in expressions of worship. [...] Acts of devotion and piety are external to the celebration of the Holy Eucharist, and of the other sacraments.”

[24] Francis, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, g.

[25] Francis, Post-Synodal Ap. Exhort. Amoris Laetitia (19 March 2016), no. 304: AAS 108 (2016), 436.

[26] Cf. ibid.

[27] Officium Divinum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Liturgia Horarum iuxta Ritum Romanum, Institutio Generalis de Liturgia Horarum, Editio typica altera, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1985, no. 17: “Itaque non tantum caritate, exemplo et paenitentiae operibus, sed etiam oratione ecclesialis communitas verum erga animas ad Christum adducendas maternum munus exercet.”

[28] Francis, Ap. Exhort. Evangelii Gaudium (24 November 2013), no. 44: AAS 105 (2013), 1038-1039.

[29] Ibid., no. 36: AAS 105 (2013), 1035.

[30] Benedict XVI, Homily on the Solemnity of Mary, Mother of God. 45th World Day of Peace, Vatican Basilica (1 January 2012): Insegnamenti VIII, 1 (2012), 3.

[31] Francis, Catechesis on Prayer: The Blessing (2 December 2020).

[01963-EN.01] [Original text: English]

Testo in lingua tedesca

Erklärung

Fiducia supplicans

über die pastorale Sinngebung von Segnungen

Präsentation

Diese Erklärung berücksichtigt verschiedene Anfragen, die sowohl in den vergangenen Jahren als auch in jüngster Zeit an das Dikasterium herangetragen wurden. Für ihre Ausarbeitung wurden, wie üblich, Experten konsultiert, ein sorgsamer Redaktionsprozess durchgeführt und der Entwurf auf dem Kongress der doktrinären Sektion des Dikasteriums diskutiert. Während der Ausarbeitung des Dokuments fehlte nicht der Austausch mit dem Heiligen Vater. Die Erklärung wurde schlussendlich dem Heiligen Vater vorgelegt, der dieser mit seiner Unterschrift die Approbation gewährt hat.

Im Laufe der Untersuchung des Behandlungsgegenstandes dieses vorliegenden Dokuments wurde die Antwort des Heiligen Vaters auf die Dubia einiger Kardinäle bekannt, die wichtige Klarstellungen für die hier vorgelegten Überlegungen dargeboten hat und die zugleich ein entscheidender Faktor für die Arbeit des Dikasteriums darstellt. Da „die Römische Kurie in erster Linie ein Instrument des Dienstes am Nachfolger Petri ist“ (Apost. Konst. Praedicate Evangelium, II, 1), muss unsere Arbeit neben dem Verständnis der beständigen Lehre der Kirche die Rezeption der Lehre des Heiligen Vaters fördern.

Wie in der bereits erwähnten Antwort des Heiligen Vaters auf die Dubia zweier Kardinäle bleibt diese Erklärung fest bei der überlieferten Lehre der Kirche über die Ehe stehen und lässt keine Art von liturgischem Ritus oder diesem ähnliche Segnungen zu, die Verwirrung stiften könnten. Der Wert dieses Dokuments besteht jedoch darin, einen spezifischen und innovativen Beitrag zur pastoralen Bedeutung von Segnungen zu bieten, der es in enger Verbindung mit einer liturgischen Perspektive ermöglicht, das klassische Verständnis von Segnungen zu erweitern und zu bereichern. Diese theologische Reflexion, die sich auf die pastorale Vision von Papst Franziskus stützt, beinhaltet eine wirkliche Weiterentwicklung über das hinaus, was vom Lehramt und in den offiziellen Texten der Kirche über die Segnungen gesagt wurde. Dies erklärt, warum der Text die Form einer „Erklärung“ angenommen hat.

Und gerade in diesem Zusammenhang wird es verständlich, Paare in irregulären Situationen und gleichgeschlechtliche Paare segnen zu können, ohne deren Status offiziell zu konvalidieren oder die beständige Lehre der Kirche über die Ehe in irgendeiner Weise zu verändern.

Diese Erklärung soll auch ein Geschenk an das gläubige Volk Gottes sein, das den Herrn mit so vielen Gesten des tiefen Vertrauens in seine Barmherzigkeit anbetet und mit dieser Haltung immer wieder die Mutter Kirche um den Segen bittet.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ
Präfekt

Einführung

1. Das flehende Vertrauen des gläubigen Gottesvolkes empfängt das Geschenk des Segens, der aus dem Herzen Christi durch seine Kirche fließt. Papst Franziskus erinnert uns mit Nachdruck daran: „Gottes großer Segen ist Jesus Christus, er ist das große Geschenk Gottes, sein Sohn. Er ist ein Segen für die ganze Menschheit, er ist ein Segen, der uns alle gerettet hat. Er ist das ewige Wort, mit dem uns der Vater gesegnet hat, ‚als wir noch Sünder waren‘ (Röm 5,8), so sagt der heilige Paulus: ‚Das Wort, das Fleisch geworden ist und für uns am Kreuz geopfert wurde‘“[1].

2. Gestützt auf diese große und tröstliche Wahrheit hat dieses Dikasterium mehrere formelle und informelle Fragen über die Möglichkeit der Segnung gleichge-schlechtlicher Paare sowie die Möglichkeit geprüft, angesichts der väterlichen und pastoralen Haltung von Papst Franziskus neue Klarstellungen zum Responsum ad dubium[2] vorzunehmen, das von der vormaligen Glaubenskongregation formuliert und am 22. Februar 2021 veröffentlicht worden ist.

3. Das oben erwähnte Responsum hat zahlreiche und unterschiedliche Reaktionen hervorgerufen. Einige haben die Klarheit dieses Dokuments und seine Übereinstimmung mit der beständigen Lehre der Kirche gelobt; andere waren damit nicht einverstanden oder hielten es in seiner Formulierung und den in der begleitenden Erläuterung angeführten Gründen nicht für klar genug. Um letzteren in brüderlicher Liebe zu begegnen, scheint es angebracht, das Thema erneut aufzugreifen und einen Einblick darzulegen, der lehrmäßige Aspekte mit pastoralen Aspekten kohärent verbindet, denn „jede Unterweisung in der Lehre muss in einer Haltung der Evangelisierung geschehen, die durch die Nähe, die Liebe und das Zeugnis die Zustimmung des Herzens weckt“[3].

I. Der Segen in Verbindung mit dem Sakrament der Ehe

4. Die jüngste Antwort von Papst Franziskus auf die zweite der fünf Fragen, die von zwei Kardinälen[4] gestellt wurden, bietet die Gelegenheit, diese Frage, insbesondere ihre pastoralen Aspekte, näher zu beleuchten. Es geht darum zu vermeiden, „dass etwas, was nicht der Fall ist, als Ehe anerkannt wird“[5]. Daher sind Riten und Gebete, die Verwirrung stiften könnten zwischen dem, was für die Ehe konstitutiv ist, nämlich die „ausschließliche, dauerhafte und unauflösliche Verbindung zwischen einem Mann und einer Frau, die von Natur aus offen ist für die Zeugung von Kindern“[6], und dem, was dem widerspricht, unzulässig. Diese Überzeugung gründet sich auf die beständige katholische Lehre von der Ehe. Nur in diesem Zusammenhang finden die sexuellen Beziehungen ihren natürlichen, angemessenen und vollständig menschlichen Sinn. Die Lehre der Kirche hält an diesem Punkt unverändert fest.

5. Dies entspricht dem Verständnis der Ehe, das das Evangelium vorlegt. Deshalb hat die Kirche das Recht und die Pflicht, in Bezug auf Segnungen jede Art von Formen zu vermeiden, die dieser Überzeugung widersprechen oder zu Verwirrung führen könnten. Dies ist auch der Sinn des Responsums der vormaligen Glaubens-kongregation, in dem es heißt, dass die Kirche nicht befugt ist, gleichgeschlecht-lichen Verbindungen den Segen zu erteilen.

6. Es gilt zu betonen, dass es sich gerade bei der Feier des Ehesakraments nicht um irgendeinen Segen handelt, sondern um einen dem geweihten Amtsträger vorbehalten Gestus handelt. In diesem Fall ist der Segen des geweihten Amtsträgers unmittelbar mit der besonderen Verbindung eines Mannes und einer Frau verbunden, die durch ihren gegenseitig erklärten Ehewillen einen ausschließlichen und unauflöslichen Bund schließen. Auf diese Weise lässt sich die Gefahr einer Verwechslung zwischen dem Segen für eine beliebige andere Verbindung und dem dem Ehesakrament eigenen Ritus besser verdeutlichen.

II. Die Bedeutung der verschiedenen Segnungen

7. Die oben erwähnte Antwort des Heiligen Vaters lädt uns hingegen ein, uns zu bemühen, die Bedeutung der Segnungen weiter zu fassen und zu bereichern.

8. Die Segnungen können als eines der am weitesten verbreiteten und sich ständig weiterentwickelnden Sakramentalien betrachtet werden. Sie laden nämlich dazu ein, die Gegenwart Gottes in allen Ereignissen des Lebens zu erfassen, und erinnern daran, dass der Mensch auch im Gebrauch der geschaffenen Dinge aufgefordert ist, Gott zu suchen, ihn zu lieben und ihm treu zu dienen[7]. Aus diesem Grund richten sich Segnungen an Menschen, Gegenstände für Gottesdienst und Andacht, sakrale Bilder, Orte des täglichen Lebens, der Arbeit und des Leidens, die Früchte der Erde und der menschlichen Arbeit sowie an alle geschaffenen Wirklichkeiten, die auf den Schöpfer verweisen und ihn mit ihrer Schönheit loben und preisen.

Die liturgische Bedeutung der Segnungen

9. In streng liturgischer Sicht erfordert die Segnung, dass das, was gesegnet wird, dem Willen Gottes entspricht, wie dies in der Lehre der Kirche zum Ausdruck kommt.

10. Segnungen werden in der Tat kraft des Glaubens gefeiert und sind hingeordnet auf das Lob Gottes und den geistlichen Nutzen seines Volkes. Wie das Rituale Romanum erklärt, „damit dies deutlicher zum Ausdruck kommt, haben gemäß alter Tradition die Segensformeln als Bestimmung, Gott für seine Gaben zu preisen, seine Wohltaten zu erbitten und die Macht des Bösen in der Welt zu besiegen“[8]. Diejenigen, die durch die Kirche den Segen Gottes erflehen, sind daher eingeladen, „ihre Gesinnung durch den Glauben zu stärken, durch den alles möglich ist“ und auf „die Liebe zu vertrauen, die zur Einhaltung der Gebote Gottes antreibt“[9]. Deshalb besteht einerseits „immer und überall die Möglichkeit, Gott durch Christus im Heiligen Geist zu loben, anzurufen und ihm zu danken“, andererseits gilt es darauf zu achten, „dass es sich nicht um Dinge, Orte oder Zufälligkeiten handelt, die dem Gesetz oder dem Geist des Evangeliums widersprechen“[10]. Dies ist ein liturgisches Verständnis von Segnungen, insoweit sie zu offiziellen von der Kirche vorgelegten Feiern werden.

11. Ausgehend von diesen Überlegungen erinnert die Nota explicativa zum oben genannten Responsum der vormaligen Glaubenskongregation daran, dass, wenn bestimmte menschliche Beziehungen durch einen besonderen liturgischen Ritus gesegnet werden, das, was gesegnet wird, den in die Schöpfung eingeschriebenen und von Christus, dem Herrn, vollständig geoffenbarten Plänen Gottes entsprechen muss. Da die Kirche seit jeher nur solche sexuellen Beziehungen als sittlich erlaubt ansieht, die innerhalb der Ehe gelebt werden, ist sie nicht befugt, ihren liturgischen Segen zu erteilen, wenn dieser in irgendeiner Weise einer Verbindung, die sich als Ehe oder außereheliche sexuelle Praxis ausgibt, eine Form der sittlichen Legitimität verleihen könnte. Der Inhalt dieser Erklärung wurde vom Heiligen Vater in seiner Antwort auf die Dubia von zwei Kardinälen bekräftigt.

12. Wir müssen zugleich die Gefahr vermeiden, die Bedeutung des Segens allein auf diesen Gesichtspunkt zu reduzieren, denn das würde dazu führen zu beanspruchen, für einen einfachen Segen dieselben moralischen Bedingungen zu verlangen, wie sie für den Empfang der Sakramente gefordert werden. Dieses Risiko verlangt ein Ausweiten dieser Perspektive. Es besteht nämlich die Gefahr, dass eine so geliebte und weit verbreitete seelsorgerliche Geste allzu vielen Voraussetzungen moralischer Art unterworfen wird, die unter dem Vorwand von Kontrolle die bedingungslose Kraft der Liebe Gottes in den Schatten stellen könnten, auf der jedoch die Geste des Segens beruht.

13. Gerade in dieser Hinsicht fordert Papst Franziskus uns auf, „die pastorale Fürsorge nicht zu vernachlässigen, die alle unsere Entscheidungen und Haltungen durchdringen muss“ und zu vermeiden, „Richter zu sein, die nur verneinen, ablehnen und ausgrenzen“[11]. Antworten wir also auf seinen Vorschlag, indem wir ein umfassenderes Verständnis der Segnungen entwickeln.

Segnungen in der Heiligen Schrift

14. Um über die Segnungen nachzudenken und verschiedene Gesichtspunkte zu sammeln, müssen wir uns vor allem von der Stimme der Heiligen Schrift erleuchten lassen.

15. „Der Herr segne dich und behüte dich. Der Herr lasse sein Angesicht über dich leuchten und sei dir gnädig. Der Herr wende sein Angesicht dir zu und schenke dir Frieden“ (Nm 6,24-26). Dieser „priesterliche Segen“, den wir im Alten Testament, insbesondere im Buch Numeri, finden, hat einen „absteigenden“ Charakter, denn er stellt die Anrufung des Segens dar, der von Gott auf den Menschen herabkommt: Er ist einer der ältesten Texte über den göttlichen Segen. Dann gibt es noch eine zweite Art von Segen, die wir in der Bibel finden, nämlich den, der von der Erde zum Himmel, zu Gott „aufsteigt“. Segnen ist demnach gleichbedeutend, mit Gott zu loben, zu feiern, ihm zu danken für seine Barmherzigkeit und Treue, für die Wunder, die er geschaffen hat, und für alles, was durch seinen Willen geschehen ist: „Preise den Herrn, meine Seele, und alles in mir seinen heiligen Namen“ (Ps 103,1).

16. Gott, der segnet, ihm antworten auch wir mit einem Segnen. Melchisedek, der König von Salem, segnete Abraham (vgl. Gen 14,19); Rebekka wird von ihren Familienangehörigen gesegnet, kurz bevor sie die Frau Isaaks wird (vgl. Gen 24,60), der seinerseits seinen Sohn Jakob segnete (vgl. Gen 27,27). Jakob segnete den Pharao (vgl. Gen 47,10), seine Enkel Efraim und Manasse (vgl. Gen 48,20) und alle seine zwölf Söhne (vgl. Gen 49,28). Mose und Aaron segneten die Gemeinde (vgl. Ex 39,43; Lev 9,22). Die Familienoberhäupter segnen ihre Kinder bei der Hochzeit, vor einer Reise oder bei einem bevorstehenden Todesfall. Diese Segnungen erscheinen somit als ein überreiches und bedingungsloses Geschenk.

17. Der Segen im Neuen Testament hat im Wesentlichen die gleiche Bedeutung wie im Alten Testament. Wir finden wieder die göttliche Gabe, die „herabsteigt“, die Danksagung des Menschen, die „aufsteigt“, und den Segen, der vom Menschen ausgeht und sich auf seine Mitmenschen „erstreckt“. Zacharias, der seine Sprache wiedererlangt hat, preist den Herrn für seine wunderbaren Taten (vgl. Lk 1,64). Der alte Simeon, der den neugeborenen Jesus in seinen Armen hält, segnet Gott dafür, dass er ihm die Gnade gewährt hat, den rettenden Messias zu betrachten, und segnet dann seine Eltern Maria und Josef (vgl. Lk 2,34). Jesus segnet den Vater in dem berühmten, an ihn gerichteten Lob- und Jubelgesang: „Ich preise dich, Vater, Herr des Himmels und der Erde“ (Mt 11,25).

18. In Kontinuität mit dem Alten Testament ist der Segen bei Jesus nicht nur aufsteigend und bezieht sich auf den Vater, sondern auch absteigend und wird als Geste der Gnade, des Schutzes und der Güte auf andere ausgegossen. Jesus selbst hat diese Praxis umgesetzt und gefördert. Er segnete zum Beispiel die Kinder: „Und er nahm die Kinder in seine Arme; dann legte er ihnen die Hände auf und segnete sie“ (Mk 10,16). Und das irdische Leben Jesu endet genau mit einem letzten Segen, der den Elf vorbehalten ist, kurz bevor er zum Vater aufsteigt: „Dort erhob er seine Hände und segnete sie. Und es geschah, während er sie segnete, verließ er sie und wurde zum Himmel emporgehoben“ (Lk 24,50-51). Das letzte Bild Jesu auf Erden sind seine erhobenen Hände beim Segnen.

19. In seinem Mysterium der Liebe teilt Gott seiner Kirche durch Christus die Segensvollmacht mit. Der Segen, den Gott den Menschen gewährt und der von ihnen an ihre Nächsten weitergegeben wird, verwandelt sich in Integration, Solidarität und Stiftung von Frieden. Er ist eine positive Botschaft des Trostes, der Fürsorge und der Ermutigung. Der Segen drückt die barmherzige Umarmung Gottes und das Muttersein der Kirche aus, die die Gläubigen einlädt, ihren Brüdern und Schwestern gegenüber die gleichen Herzenshaltung wie Gott zu haben.

Ein pastoraltheologisches Verständnis von Segnungen

20. Wer um den Segen bittet, zeigt, dass er der heilbringenden Gegenwart Gottes in seiner Geschichte bedarf, und wer die Kirche um den Segen bittet, erkennt die Kirche als ein Sakrament jenes Heils, das Gott darbietet. Das Verlangen nach einem Segen seitens der Kirche bedeutet anzuerkennen, dass das kirchliche Leben dem Schoß der Barmherzigkeit Gottes entspringt und uns hilft, vorwärts zu gehen, besser zu leben, und um dem Willen des Herrn zu entsprechen.

21. Um uns zu helfen, den Wert eines eher pastoralen Ansatzes im Umgang mit dem Segnungen zu verstehen, hat Papst Franziskus uns aufgefordert, mit einer Haltung des Glaubens und väterlicher Barmherzigkeit die Tatsache zu betrachten, dass „wenn um einen Segen gebeten wird, drückt man eine Bitte um Gottes Hilfe aus, eine Bitte, besser leben zu können, das Vertrauen auf einen Vater, der uns helfen kann, besser zu leben“[12]. Diese Bitte sollte in jeder Hinsicht wertgeschätzt, begleitet und mit Dankbarkeit aufgenommen werden. Menschen, die spontan kommend um einen Segen zu bitten, zeigen mit dieser Bitte ihre aufrichtige Offenheit für die Transzendenz, das Vertrauen ihres Herzens, dass sie nicht nur auf ihre eigene Kraft vertrauen, ihr Bedürfnis nach Gott und ihren Wunsch, aus den engen Grenzen dieser in ihren Beschränkungen eingeschlossenen Welt auszubrechen.

22. Wie uns die heilige Therese vom Kinde Jesu lehrt, „allein das Vertrauen, ‚nichts anderes‘, kein anderer Weg führt zu jener Liebe, die alles schenkt. Mit dem Vertrauen fließt die Quelle der Gnade in unserem Leben über [...]. Die angemessenste Haltung ist daher, das Vertrauen unseres Herzens außerhalb von uns selbst zu verankern: in der unendlichen Barmherzigkeit eines Gottes, der grenzenlos liebt [...]. Die Sünde der Welt ist unermesslich, aber nicht unendlich. Die barmherzige Liebe des Erlösers hingegen ist wahrhaft unendlich“[13].

23. Werden diese Ausdrucksformen des Glaubens außerhalb eines liturgischen Rahmens betrachtet, findet man sich in einem Bereich größerer Spontaneität und Freiheit wieder, aber „die Wahlfreiheit im Bereich der Andachtsübungen darf jedoch nicht so verstanden werden, als ob sie gering geschätzt oder gar weniger geachtet werden sollten. Der richtige Weg ist jener, der dazu führt, die großen Schätze der Volksfrömmigkeit richtig und weise zu erschließen und die in ihnen ruhenden Kräfte zu entfachen“[14]. Die Segen werden so zu einer pastoralen Ressource, die es zu nutzen gilt, und nicht zu einem Risiko oder Problem.

24. Aus der Sicht der Volksseelsorge sind Segnungen als Akte der Frömmigkeit zu bewerten, die ihren Platz „außerhalb der Eucharistie und außerhalb der anderen Sakramente ihren Ort haben[...]. Sprache, Rhythmus, Verlauf und theologische Akzente volksfrommer Übungen unterscheiden sich von jenen liturgischer Handlungen“. Aus demselben Grund „soll vermieden werden, Feierformen der ‚liturgischen Feier‘ in Andachtsübungen hineinzutragen, die ihren eigenen Stil, ihre Schlichtheit und ihre eigene Sprache bewahren sollen “[15].

25. Die Kirche muss sich im Übrigen davor hüten, ihre pastorale Praxis auf die Festigkeit „vermeintlicher doktrineller oder disziplinarischer Sicherheit“ zu stützen, vor allem wenn das „Anlass gibt zu einem narzisstischen und autoritären Elitebewusstsein, wo man, anstatt die anderen zu evangelisieren, die anderen analysiert und bewertet, und anstatt den Zugang zur Gnade zu erleichtern, die Energien im Kontrollieren verbraucht“[16]. Wenn also Menschen einen Segen erbitten, sollte eine umfassende moralische Analyse keine Vorbedingung für die Erteilung des Segens sein. Und auch darf von ihnen keine vorherige moralische Vollkommenheit verlangt werden.

26. In dieser Hinsicht trägt die Antwort des Heiligen Vaters dazu bei, die von der vormaligen Kongregation für die Glaubenslehre im Jahr 2021 formulierte Erklärung aus pastoraler Sicht zu vertiefen, da sie tatsächlich auffordert zu einer Unterscheidung bezüglich der Möglichkeit von Segnungsformen, „die von einer oder mehreren Personen erbeten werden und die nicht eine falsche Vorstellung von der Ehe vermitteln“[17], und die auch der Tatsache Rechnung tragen, dass in Situationen, die aus objektiver Sicht moralisch inakzeptabel sind, „dieselbe pastorale Fürsorge von uns verlangt, andere Menschen, deren Schuld oder Verantwortung durch verschiedene Faktoren, die die subjektive Schuldfähigkeit beeinflussen, gemildert werden kann, nicht einfach als ‚Sünder‘ zu behandeln“[18].

27. In der eingangs zitierten Katechese hat Papst Franziskus diese Art von Segen vorgeschlagen, der allen gespendet werden kann, ohne etwas zu verlangen. Es lohnt sich, mit offenem Herzen diese Worte zu lesen, die uns helfen, die pastorale Bedeutung des bedingungslos angebotenen Segens zu verstehen: „Es ist Gott, der segnet. Auf den ersten Seiten der Bibel finden wir eine ständige Abfolge von Segen. Gott segnet, aber auch die Menschen bringen ihren Lobpreis zum Ausdruck, und bald erkennt man, dass der Segen eine besondere Kraft besitzt, die den, der ihn empfängt, sein Leben lang begleitet und das Herz des Menschen dafür bereit macht, sich von Gott verändern zu lassen [...]. Wir sind also für Gott wichtiger als alle Sünden, die wir begehen können, denn Er ist Vater, Er ist Mutter, Er ist reine Liebe, Er hat uns für immer gesegnet. Und er wird nie aufhören, uns zu segnen. Es ist eine kraftvolle Erfahrung, diese biblischen Segenstexte in einem Gefängnis oder in einer Rehabilitationsgemeinschaft zu lesen. Den Menschen, die trotz ihrer schweren Fehler gesegnet bleiben, zu vermitteln, dass ihr himmlischer Vater fortfährt, trotz ihrer schwerwiegenden Fehler, weiterhin ihr Wohl zu wollen und zu hoffen, dass sie sich schlussendlich dem Guten öffnen. Auch wenn ihre engsten Verwandten sie verlassen haben, weil sie sie für unverbesserlich halten, für Gott sind sie immer noch seine Kinder“[19].

28. Es gibt verschiedene Anlässe, bei denen Menschen spontan um einen Segen bitten, sei es auf Wallfahrten, an Wallfahrtsorten oder sogar auf der Straße, wenn sie einem Priester begegnen. Als Beispiel dafür sei hingewiesen auf das liturgische Buch De Benedictionibus, das eine Reihe von Segnungsfeiern für ältere Menschen, Kranke, Teilnehmer an der Katechese oder an einem Gebetstreffen, Pilger, Reisende, Freiwilligengruppen und -vereine usw. vorsieht. Solche Segnungen sind an alle gerichtet, niemand darf ausgeschlossen werden. In der Einleitung zur Feier der Segnung älterer Menschen heißt es zum Beispiel, dass der Zweck der Segnung darin besteht, „den älteren Menschen ein brüderliches Zeugnis der Achtung und Dankbarkeit auszusprechen und dem Herrn gemeinsam mit ihnen für die Wohltaten zu danken, die sie von ihm empfangen haben, und für die guten Taten, die sie mit seiner Hilfe vollbracht haben“[20]. In diesem Fall ist der Gegenstand des Segens die Person des älteren Menschen, für den und mit dem man Gott für das Gute, das er getan hat, und die Wohltaten, die er empfangen hat, dankt. Niemand kann an dieser Danksagung gehindert werden, und jeder Mensch, auch wenn er in Situationen lebt, die nicht dem Plan des Schöpfers entsprechen, besitzt positive Elemente, für die er den Herrn loben kann.

29. Aus der Perspektive der aufsteigenden Dimension, wenn man sich der Gaben des Herrn und seiner bedingungslosen Liebe bewusst wird, selbst in Situationen der Sünde, insbesondere wenn ein Gebet erhört wird, erhebt das Herz des Gläubigen sein Lob und seinen Segen zu Gott. Diese Form des Segens ist niemandem verwehrt. Jeder kann - einzeln oder in Gemeinschaft mit anderen - seinen Lobpreis und seine Dankbarkeit zu Gott erheben.

30. Aber der volkstümliche Sinn von Segnungen schließt auch den Wert von ‚absteigenden‘ Segnungen ein. Auch wenn es „nicht angebracht ist, dass eine Diözese, eine Bischofskonferenz oder irgendeine andere kirchliche Struktur auf Dauer und offiziell Verfahren oder Riten für alle möglichen Angelegenheiten genehmigt“[21], könnten Klugheit und pastorale Weisheit – unter Ausschluss schwerer Formen des Skandals oder der Verwirrung unter den Gläubigen – es nahelegen, dass der Priester oder ein anderer Amtsträger der Kirche sich dem Gebet dieser Personen anschließt, die, obwohl sie sich in einer Verbindung befinden, die in keiner Weise mit der Ehe verglichen werden kann, sich dem Herrn und seiner Barmherzigkeit anvertrauen, seine Hilfe erflehen und zu einem besseren Verständnis seines Plans der Liebe und der Wahrheit geführt werden wollen.

III. Segnungen von Paaren in irregulären Situationen und gleichgeschlechtlich- en Paaren

31. In dem hier umrissenen Horizont liegt die Möglichkeit der Segnung von Paaren in irregulären Situationen und von gleichgeschlechtlichen Paaren, deren Form von den kirchlichen Autoritäten nicht rituell festgelegt werden darf, um keine Verwechslung mit dem dem Ehesakrament eigenen Segen hervorzurufen. In diesen Fällen wird ein Segen gespendet, der nicht nur einen aufsteigenden Wert hat, sondern auch die Anrufung eines herabsteigenden Segens von Gott selbst für diejenigen ist, die sich als mittellos und seiner Hilfe bedürftig erkennen und nicht die Legitimation ihres eigenen Status beanspruchen, sondern darum bitten, dass alles, was in ihrem Leben und ihren Beziehungen wahr, gut und menschlich gültig ist, durch die Gegenwart des Heiligen Geistes bereichert, geheilt und erhöht wird. Diese Formen des Segens sind Ausdruck der Bitte an Gott, jene Hilfen zu gewähren, die aus den Anregungen seines Geistes hervorgehen - die die klassische Theologie „helfende Gnaden“ nennt -, damit die menschlichen Beziehungen in der Treue zur Botschaft des Evangeliums reifen und wachsen, sich von ihren Unvollkommenheiten und Schwächen befreien und sich in der immer größeren Dimension der göttlichen Liebe ausdrücken können.

32. Gottes Gnade wirkt in der Tat im Leben derjenigen, die nicht behaupten, gerecht zu sein, sondern sich demütig als Sünder wie alle anderen bekennen; sie ist in der Lage, alles nach den geheimnisvollen und unvorhersehbaren Plänen Gottes zu lenken. Deshalb nimmt die Kirche mit unermüdlicher Weisheit und Mütterlichkeit all jene auf, die sich Gott mit einem demütigen Herzen nähern, und begleitet sie mit jenen geistlichen Hilfen, die es jedem ermöglichen, den Willen Gottes in seiner Existenz vollständig zu verstehen und zu verwirklichen[22].

33. Es handelt sich um einen Segen, der zwar nicht Teil eines liturgischen Ritus[23] ist, aber das Gebet der Fürbitte mit der Anrufung der Hilfe Gottes durch diejenigen verbindet, die sich demütig an ihn wenden. Gott weist nie jemanden ab, der sich an ihn wendet! Schließlich bietet der Segen den Menschen ein Mittel, um ihr Vertrauen in Gott zu stärken. Die Bitte um einen Segen drückt die Offenheit für die Transzendenz, die Frömmigkeit, die Nähe zu Gott in tausend konkreten Lebensumständen aus und nährt sie, und das ist keine Kleinigkeit in der Welt, in der wir leben. Diese ist ein Same des Heiligen Geistes, den es zu nähren und nicht zu behindern gilt.

34. Die Liturgie der Kirche selbst lädt uns zu dieser vertrauensvollen Haltung ein, selbst inmitten unserer Sünden, unserer Unzulänglichkeiten, unserer Schwächen und Verwirrungen, wie dieses schöne Tagesgebet aus dem Römischen Messbuch bezeugt: „Allmächtiger und ewiger Gott, du gibst uns in deiner Güte mehr, als wir verdienen, und Größeres, als wir erbitten. Nimm weg, was unser Gewissen belastet und schenke uns jenen Frieden, den nur deine Barmherzigkeit geben kann“ (27. Sonntag im Jahreskreis). Wie oft können die Menschen in der Tat durch einen einfachen Segen eines geistlichen Hirten, der in dieser Geste nicht den Anspruch erhebt, irgendetwas zu sanktionieren oder zu legitimieren, die Nähe des Vaters „über jedes Begehren und jeden Verdienst hinaus“ erfahren.

35. Daher sollte die seelsorgerische Sensibilität der geweihten Amtsträger auch darin geschult werden, spontan Segnungen auszusprechen, die nicht im Benediktionale zu finden sind.

36. In diesem Sinne ist es unerlässlich, das Anliegen des Papstes zu verstehen, auf dass diese nicht ritualisierten Segnungen nicht aufhören, eine einfache Geste zu sein, die ein wirksames Mittel ist, um das Gottvertrauen der Bittenden zu stärken, und dass sie dennoch nicht zu einem liturgischen oder halbliturgischen Akt werden, der einem Sakrament ähnelt. Eine solche Ritualisierung würde eine schwerwiegende Verarmung darstellen, denn sie würde eine Geste von großem Wert für die Volksfrömmigkeit einer übermäßigen Kontrolle unterwerfen und die Seelsorger der Freiheit und Spontaneität in ihrer seelsorgerischen Begleitung des Lebens der Menschen berauben.

37. In diesem Zusammenhang kommen mir die folgenden – teilweise schon zitierten – Worte des Heiligen Vaters in den Sinn: „Entscheidungen, die unter bestimmten Umständen Teil der pastoralen Klugheit sein können, müssen nicht notwendig zur Norm werden. Das heißt, es ist nicht angebracht, dass eine Diözese, eine Bischofskonferenz oder irgendeine andere kirchliche Struktur auf Dauer und offiziell Verfahren oder Riten für alle möglichen Angelegenheiten genehmigt [...]. Das Kirchenrecht soll und kann nicht alles abdecken, und auch die Bischofskonferenzen mit ihren verschiedenen Dokumenten und Protokollen können dies nicht tun, da das Leben der Kirche durch viele Kanäle neben den normativen fließt“[24]. So erinnerte Papst Franziskus daran, dass alles, „was Teil einer praktischen Unterscheidung angesichts einer Sondersituation ist, nicht in die Kategorie einer Norm erhoben werden kann“, weil dies „nur Anlass zu einer unerträglichen Kasuistik gäbe“.[25]

38. Deshalb soll man die Segnung von Paaren, die sich in einer irregulären Situation befinden, weder fördern noch ein Ritual dafür vorsehen, aber man sollte auch nicht die Nähe der Kirche zu jeder Situation verhindern oder verbieten, in der die Hilfe Gottes durch einen einfachen Segen gesucht wird. In dem kurzen Gebet, das diesem spontanen Segen vorausgehen kann, könnte der geweihte Amtsträger um Frieden, Gesundheit, einen Geist der Geduld, des Dialogs und der gegenseitigen Hilfe für sie bitten, aber auch um Gottes Licht und Kraft, um seinen Willen voll erfüllen zu können.

39. In jedem Fall, gerade um jedwede Form von Verwirrung oder Skandal zu vermeiden, wenn ein solches Segensgebet von einem Paar in einer irregulären Situation erbeten wird und dies außerhalb der von den liturgischen Büchern vorgeschriebenen Formulare geschieht, wird ein solcher Segen niemals im direkten Zusammenhang mit einer standesamtlichen Feier oder sonst in irgendeiner Verbindung damit erteilt werden können. Dies gilt auch für die Kleidung, die Gesten und die Worte, die Ausdruck für eine Ehe sind. Dasselbe gilt, wenn die Segnung von einem gleichgeschlechtlichen Paar erbeten wird.

40. Ein solcher Segen kann stattdessen in anderen Kontexten seinen Platz finden, etwa beim Besuch eines Heiligtums, bei einer Begegnung mit einem Priester, bei einem Gebet, das in einer Gruppe oder während einer Pilgerreise gesprochen wird. Mit diesen Segnungen, die nicht in den rituellen Formen der Liturgie, sondern als Ausdruck des mütterlichen Herzens der Kirche erteilt werden, ähnlich wie die Segnungen, die dem Kern der Volksfrömmigkeit entspringen, soll in der Tat nichts legitimiert, sondern vielmehr das eigene Leben für Gott geöffnet werden, um seine Hilfe für ein besseres Leben zu erbitten und auch den Heiligen Geist anzurufen, damit die Werte des Evangeliums mit größerer Treue gelebt werden können

41. Was in dieser Erklärung über die Segnung gleichgeschlechtlicher Paare gesagt wird, ist ausreichend, um die umsichtige und väterliche Unterscheidung der geweihten Amtsträger in dieser Hinsicht zu leiten. Über die oben genannten Hinweise hinaus sollten daher keine weiteren Antworten über mögliche Art und Weisen zur Normierung von Details oder praktischen Aspekten in Bezug auf Segnungen dieser Art erwartet werden[26].

IV. Die Kirche ist das Sakrament (das Heilszeichen) der unendlichen Liebe Gottes

42. Die Kirche fährt fort, jene Gebete und Bitten zu erheben, die Christus selbst in den Tagen seines irdischen Lebens mit lautem Schreien und unter Tränen vorbrachte (vgl. Hebr 5,7) und die gerade deshalb eine besondere Wirksamkeit entfalten. Auf diese Weise „übt die kirchliche Gemeinschaft nicht nur durch die Liebe, das Beispiel und die Werke der Buße, sondern auch durch das Gebet ihre mütterliche Funktion aus, die Seelen zu Christus zu führen“[27].

43. Die Kirche ist so das Sakrament der unendlichen Liebe Gottes. Deshalb kann man, auch wenn die Beziehung zu Gott durch die Sünde getrübt ist, immer um einen Segen bitten, indem man die Hand nach dem Herrn ausstreckt, wie Petrus es im Sturm tat, als er zu Jesus rief: „Herr, rette mich“ (Mt 14,30). Einen Segen zu erbitten und zu empfangen, kann in manchen Situationen das mögliche Gut sein. Papst Franziskus erinnert uns daran, dass „ein kleiner Schritt inmitten großer menschlicher Begrenzungen Gott wohlgefälliger sein kann als das äußerlich korrekte Leben dessen, der seine Tage verbringt, ohne auf nennenswerte Schwierigkeiten zu stoßen“[28]. Auf diese Weise „ist das, was leuchtet, die Schönheit der heilbringenden Liebe Gottes, die sich im gestorbenen und auferstandenen Jesus Christus offenbart hat[29].

44. Jede Segnung ist eine Gelegenheit für eine erneute Verkündigung des Kerygmas, eine Einladung, der Liebe Christi immer näher zu kommen. Papst Benedikt XVI. lehrte: „Wie Maria ist die Kirche Mittlerin des Segens Gottes für die Welt: Sie empfängt den Segen, da sie Jesus aufnimmt, und sie teilt ihn mit, indem sie Jesus bringt. Jesus ist die Barmherzigkeit und der Friede, den sich die Welt aus sich heraus nicht geben kann und den sie immer und viel mehr als das tägliche Brot braucht“[30].

45. Unter Berücksichtigung des oben Gesagten und im Einklang mit der maßgeblichen Lehre des Heiligen Vaters Franziskus möchte dieses Dikasterium schließlich daran erinnern, dass „das die Wurzel der christlichen Sanftmut ist, die Fähigkeit, sich gesegnet zu wissen und die Fähigkeit zu segnen [...]. Diese Welt braucht Segen, und wir können Segen geben und Segen empfangen. Der Vater liebt uns, und alles, was uns bleibt, ist die Freude, Ihn zu lobpreisen und Ihm zu danken und von Ihm zu lernen, wie man segnet und lobpreist“[31]. Auf diese Weise wird jeder Bruder und jede Schwester spüren können, dass sie in der Kirche immer Pilger, immer Bettler, immer geliebt und trotz allem immer gesegnet sind.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ
Präfekt

Msgr. Armando MATTEO
Sekretär für die doktrinäre Sektion

Ex Audientia Die 18. Dezember 2023

Franziskus

__________________

 

[1] Franziskus, Katechese über das Gebet: Der Segen (2. Dezember 2020), L’Osservatore Romano, 2. Dezember 2020, p. 8.

[2] Cfr. Congregatio pro Doctrina Fidei, «Responsum» ad «dubium» de benedictione unionem personarum eiusdem sexus et Nota esplicativa, AAS 113 (2021), 431-434.

[3] Franziskus, Ap. Exhort. Evangelii gaudium (24. November 2013), n. 42, AAS 105 (2013), 1037-1038.

[4] Cfr. Franziskus, Antwort auf die ‚Dubia‘, vorgelegt von zwei Kardinälen (11. Juli 2023).

[5] Ibidem, Frage 2, c.

[6] Ibidem, Frage 2, a.

[7] Cfr. Rituale Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum, De Benedictionibus, Editio typica, Praenotanda, Typis Polyglottis Vaticanis, Civitate Vaticana 1985, n. 12.

[8] Ibid., n. 11: “Quo autem clarius hoc pateat, antiqua ex traditione, formulae benedictionum eo spectant ut imprimis Deum pro eius donis glorificent eiusque impetrent beneficia atque maligni potestatem in mundo compescant”.

[9] Ibidem, n. 15: “Quare illi qui benedictionem Dei per Ecclesiam expostulant, dispositiones suas ea fide confirment, cui omnia sunt possibilia; spe innitantur, quae non confundit; caritate praesertim vivificentur, quae mandata Dei servanda urget.”

[10] Ibidem, n. 13: “Semper ergo et ubique occasio praebetur Deum per Christum in Spiritu Sancto laudandi, invocandi eique gratias reddendi, dummodo agatur de rebus, locis, vel adiunctis quae normae vel spiritui Evangelii non contradicant.”

[11] Franziskus, Antwort auf die ‚Dubia‘, vorgelegt durch zwei Kardinäle, Frage 2, d.

[12] Ibidem, Frage 2, e.

[13] Franziskus, Ap. Exhort. C’est la Confiance (15. Oktober 2023), nn. 2, 20, 29.

[14] Kongregation für den Gottesdienst und die Disziplin der Sakramente, Direktorium über Volksfrömmigkeit und Liturgie. Prinzipien und Orientierungen (17. Dezember 2001), Deutsche Bischofskonferenz, Verlautbarungen des Apostolischen Stuhles 160 (Bonn 2001), n. 12.

[15] Ibidem, n. 13.

[16] Franziskus, Ap. Exhort. Evangelii gaudium (24. November 2013), n. 94, AAS 105 (2013), 1060.

[17] Franziskus, Antwort auf die ‚Dubia‘, vorgelegt durch zwei Kardinäle, Frage 2, e.

[18] Ibidem, Frage 2, f.

[19] Franziskus, Katechese über das Gebet: Der Segen (2. Dezember 2020), L’Osservatore Romano, 2. Dezember 2020, p. 8.

[20] De Benedictionibus, n. 258: “Haec benedictio ad hoc tendit ut ipsi senes a fratribus testimonium accipiant reverentiae grataeque mentis, dum simul cum ipsis Domino gratias reddimus pro beneficiis ab eo acceptis et pro bonis operibus eo adiuvante peractis.”

[21] Franziskus, Antwort auf die ‚Dubia‘, vorgelegt durch zwei Kardinäle, Frage 2, g.

[22] Cfr. Franziskus, Nachsynod. Ap. Schreiben Amoris laetitia (19. März 2016), n. 250, AAS 108 (2016), 412-413.

[23] Cfr. Kongregation für den Gottesdienst und die Disziplin der Sakramente, Direktorium über Volksfrömmigkeit und Liturgie. Prinzipien und Orientierungen, n. 13: „Der objektive Unterschied zwischen Andachtsformen und Frömmigkeitsübungen auf der einen und der Liturgie auf der anderen Seite muss in der gottesdienstlichen Ausdrucksweise sichtbar werden […] Die Ausdrucksweisen von Volksfrömmigkeit und Andacht haben außerhalb der Eucharistie und außerhalb der anderen Sakramente ihren Ort“.

[24] Franziskus, Antwort auf die ‚Dubia‘, vorgelegt durch zwei Kardinäle, Frage 2, g.

[25] Franziskus, Nachsynod. Ap. Schreiben Amoris laetitia (19. März 2016), n. 304, AAS 108 (2016), 436.

[26] Cfr. ibidem.

[27] Officium Divinum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Liturgia Horarum iuxta Ritum Romanum, Institutio generalis de Liturgia Horarum, Editio typica altera, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1985, n. 17: «Itaque non tantum caritate, exemplo et paenitentiae operibus, sed etiam oratione ecclesialis communitas verum erga animas ad Christum adducendas maternum munus exercet».

[28] Franziskus, Ap. Exhort. Evangelii Gaudium (24. November 2013), n. 44, AAS 105 (2013), 1038-1039.

[29] Ibidem, n. 36, AAS 105 (2013), 1035.

[30] Benedikt XVI, Omelia della Santa Messa nella Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio. XLV Giornata mondiale della Pace, Basilica Vaticana (1. Januar 2012), Insegnamenti VIII, 1 (2012), 3.

[31] Franziskus, Katechese über das Gebet: Der Segen (2. Dezember 2020), L’Osservatore Romano, 2. Dezember 2020, p. 8.

[01963-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

Testo in lingua spagnola

 

Declaración

Fiducia supplicans

sobre el sentido pastoral de las bendiciones

Presentación

La presente Declaración ha tomado en consideración varias cuestiones que han llegado a este Dicasterio tanto en años pasados como más recientemente. Para su redacción, como es práctica habitual, se consultó a expertos, se llevó a cabo un amplio proceso de elaboración y el borrador se debatió en el Congreso de la Sección Doctrinal del Dicasterio. Durante este tiempo de elaboración del documento, no faltaron las conversaciones con el Santo Padre. Finalmente, la Declaración fue presentada al Santo Padre, que la aprobó con su firma.

Durante el estudio de la materia objeto de este documento, se dio a conocer la respuesta del Santo Padre a los Dubia de algunos Cardenales, que aportó importantes precisiones para la reflexión que ahora se ofrece aquí, y que representa un elemento decisivo para el trabajo del Dicasterio. Dado que «la Curia Romana es, en primer lugar, un instrumento de servicio para el sucesor de Pedro» (Const. Ap. Praedicate Evangelium, II, 1), nuestro trabajo debe favorecer, junto a la comprensión de la doctrina perenne de la Iglesia, la recepción de la enseñanza del Santo Padre.

Como en la ya citada respuesta del Santo Padre a los Dubia de dos Cardenales, la presente Declaración se mantiene firme en la doctrina tradicional de la Iglesia sobre el matrimonio, no permitiendo ningún tipo de rito litúrgico o bendición similar a un rito litúrgico que pueda causar confusión. No obstante, el valor de este documento es ofrecer una contribución específica e innovadora al significado pastoral de las bendiciones, que permite ampliar y enriquecer la comprensión clásica de las bendiciones estrechamente vinculada a una perspectiva litúrgica. Tal reflexión teológica, basada en la visión pastoral del Papa Francisco, implica un verdadero desarrollo de lo que se ha dicho sobre las bendiciones en el Magisterio y en los textos oficiales de la Iglesia. Esto explica que el texto haya adoptado la forma de una “Declaración”.

Y es precisamente en este contexto en el que se puede entender la posibilidad de bendecir a las parejas en situaciones irregulares y a las parejas del mismo sexo, sin convalidar oficialmente su status ni alterar en modo alguno la enseñanza perenne de la Iglesia sobre el Matrimonio.

La presente Declaración quiere ser también un homenaje al Pueblo fiel de Dios, que adora al Señor con tantos gestos de profunda confianza en su misericordia y que, con esta actitud, viene constantemente a pedir a la madre Iglesia una bendición.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ

Prefecto

Introducción

1. La confianza suplicante del Pueblo fiel de Dios recibe el don de la bendición que brota del corazón de Cristo a través de su Iglesia. Como recuerda puntualmente el Papa Francisco, «la gran bendición de Dios es Jesucristo, es el gran don de Dios, su Hijo. Es una bendición para toda la humanidad, es una bendición que nos ha salvado a todos. Él es la Palabra eterna con la que el Padre nos ha bendecido “siendo nosotros todavía pecadores” (Rm 5,8) dice san Pablo: Palabra hecha carne y ofrecida por nosotros en la cruz».[1]

2. Sostenido por una verdad tan grande y consoladora, este Dicasterio ha tomado en consideración algunas preguntas, tanto formales como informales, sobre la posibilidad de bendecir parejas del mismo sexo y sobre la posibilidad de ofrecer nuevas precisiones, a la luz de la actitud paterna y pastoral del Papa Francisco, sobre el Responsum ad dubium [2] formulado por la entonces Congregación para la Doctrina de la Fe y publicado el 22 de febrero de 2021.

3. Dicho Responsum ha suscitado no pocas y diferentes reacciones: algunos han acogido con beneplácito la claridad de este documento y su coherencia con la constante enseñanza de la Iglesia; otros no han compartido la respuesta negativa a la pregunta o no la han considerado suficientemente clara en su formulación o en las motivaciones expuestas en la Nota explicativa adjunta. Para salir al encuentro, con caridad fraterna, a estos últimos, parece oportuno retomar el tema y ofrecer una visión que componga con coherencia los aspectos doctrinales con aquellos pastorales, porque «todo adoctrinamiento ha de situarse en la actitud evangelizadora que despierte la adhesión del corazón con la cercanía, el amor y el testimonio».[3]

I. La bendición en el sacramento del matrimonio

4. La reciente respuesta del Santo Padre Francisco a la segunda de las cinco preguntas propuestas por dos Cardenales[4] ofrece la posibilidad de profundizar más en el tema, sobre todo en sus consecuencias de orden pastoral. Se trata de evitar que «se reconoce como matrimonio algo que no lo es».[5] Por lo tanto son inadmisibles ritos y oraciones que puedan crear confusión entre lo que es constitutivo del matrimonio, como «unión exclusiva, estable e indisoluble entre un varón y una mujer, naturalmente abierta a engendrar hijos»,[6] y lo que lo contradice. Esta convicción está fundada sobre la perenne doctrina católica del matrimonio. Solo en este contexto las relaciones sexuales encuentran su sentido natural, adecuado y plenamente humano. La doctrina de la Iglesia sobre este punto se mantiene firme.

5. Esta es también la comprensión del matrimonio ofrecida por el Evangelio. Por este motivo, a propósito de las bendiciones, la Iglesia tiene el derecho y el deber de evitar cualquier tipo de rito que pueda contradecir esta convicción o llevar a cualquier confusión. Tal es también el sentido del Responsum de la entonces Congregación para la Doctrina de la Fe donde se afirma que la Iglesia no tiene el poder de impartir la bendición a uniones entre personas del mismo sexo.

6. Hay que subrayar que, precisamente en el caso del rito del sacramento del matrimonio, no se trata de una bendición cualquiera, sino del gesto reservado al ministro ordenado. En este caso, la bendición del ministro ordenado está directamente conectada a la unión específica de un hombre y de una mujer que, con su consentimiento establecen una alianza exclusiva e indisoluble. Esto nos permite evidenciar mejor el riesgo de confundir una bendición, dada a cualquier otra unión, con el rito propio del sacramento del matrimonio.

II. El sentido de las distintas bendiciones

7. Por otra parte, la respuesta del Santo Padre, anteriormente mencionada, nos invita a hacer el esfuerzo de ampliar y enriquecer el sentido de las bendiciones.

8. Las bendiciones pueden considerarse entre los sacramentales más difundidos y en continua evolución. Ellas, de hecho, nos llevan a captar la presencia de Dios en todos los acontecimientos de la vida y recuerdan que, incluso cuando utiliza las cosas creadas, el ser humano está invitado a buscar a Dios, a amarle y a servirle fielmente.[7] Por este motivo, las bendiciones tienen por destinatarios las personas, los objetos de culto y de devoción, las imágenes sagradas, los lugares de vida, de trabajo y de sufrimiento, los frutos de la tierra y del trabajo humano, y todas las realidades creadas que remiten al Creador y que, con su belleza, lo alaban y bendicen.

El sentido litúrgico de los ritos de bendición

9. Desde un punto de vista estrictamente litúrgico, la bendición requiere que aquello que se bendice sea conforme a la voluntad de Dios manifestada en las enseñanzas de la Iglesia.

10. Las bendiciones se celebran, de hecho, en virtud de la fe y se ordenan a la alabanza de Dios y al provecho espiritual de su pueblo. Como explica el Ritual Romano, «para que esto se vea más claro, las fórmulas de bendición, según la antigua tradición, tienden como objetivo principal a glorificar a Dios por sus dones, impetrar sus beneficios y alejar del mundo el poder del maligno».[8] Por ello, se invita a quienes invocan la bendición de Dios a través de la Iglesia a intensificar «sus disposiciones internas en aquella fe para la cual nada hay imposible» y a confiar en «aquella caridad que apremia a guardar los mandamientos de Dios». [9] Por eso, mientras que por un lado «siempre y en todo lugar se nos ofrece la ocasión de alabar a Dios por Cristo en el Espíritu Santo, de invocarlo y darle gracias», por otra parte la preocupación es «que se trate de cosas, lugares o circunstancias que no contradigan la norma o el espíritu del Evangelio».[10] Esta es una comprensión litúrgica de las bendiciones, en cuanto se convierten en ritos propuestos oficialmente por la Iglesia.

11. Basándose en estas consideraciones, la Nota explicativa del citado Responsum de la entonces Congregación para la Doctrina de la Fe recuerda que cuando, con un rito litúrgico adecuado, se invoca una bendición sobre algunas relaciones humanas, lo que se bendice debe poder corresponder a los designios de Dios inscritos en la Creación y plenamente revelados por Cristo el Señor. Por ello, dado que la Iglesia siempre ha considerado moralmente lícitas sólo las relaciones sexuales que se viven dentro del matrimonio, no tiene potestad para conferir su bendición litúrgica cuando ésta, de alguna manera, puede ofrecer una forma de legitimidad moral a una unión que presume de ser un matrimonio o a una práctica sexual extramatrimonial. La sustancia de este pronunciamiento fue reiterada por el Santo Padre en su Respuestas a los Dubia de dos Cardenales.

12. Se debe también evitar el riesgo de reducir el sentido de las bendiciones solo a este punto de vista, porque nos llevaría a pretender, para una simple bendición, las mismas condiciones morales que se piden para la recepción de los sacramentos. Este riesgo exige que se amplíe más esta perspectiva. De hecho, existe el peligro que un gesto pastoral, tan querido y difundido, se someta a demasiados requisitos morales previos que, bajo la pretensión de control, podrían eclipsar la fuerza incondicional del amor de Dios en la que se basa el gesto de la bendición.

13. Precisamente a este respecto, el Papa Francisco nos instó a no «perder la caridad pastoral, que debe atravesar todas nuestras decisiones y actitudes» y a evitar ser «jueces que sólo niegan, rechazan, excluyen».[11] A continuación respondemos a su propuesta desarrollando una comprensión más amplia de las bendiciones.

Las bendiciones en la Sagrada Escritura

14. Para reflexionar sobre las bendiciones, recogiendo distintos puntos de vista, necesitamos dejarnos iluminar ante todo por la voz de la Sagrada Escritura.

15. «El Señor te bendiga y te proteja, ilumine su rostro sobre ti y te conceda su favor. El Señor te muestre su rostro y te conceda la paz» (Nm 6, 24-26). Esta “bendición sacerdotal” que encontramos en el Antiguo Testamento, precisamente en el libro de los Números, tiene un carácter “descendente” porque representa la invocación de la bendición que desde Dios desciende sobre el hombre: esta constituye uno de los textos más antiguos de bendición divina. Existe además un segundo tipo de bendición que encontramos en las páginas bíblicas, aquella que “sube” desde la tierra al cielo, hacia Dios. Bendecir equivale a alabar, celebrar, agradecer a Dios por su misericordia y fidelidad, por las maravillas que ha creado y por todo aquello que sucedió por su voluntad: «Bendice, alma mía, al Señor, y todo mi ser a su santo nombre» (Sal 103, 1).

16. A Dios que bendice, también nosotros respondemos bendiciendo. Melquisedec, rey de Salem, bendice a Abrán (cfr. Gen 14, 19); Rebecca es bendecida por sus familiares, poco antes de convertirse en la esposa de Isaac (cfr. Gen 24, 60), el cuál, a su vez, bendice su hijo Jacob (cfr. Gen 27, 27). Jacob bendice al faraón (cfr. Gen 47, 10), a sus nietos Efraín y Manasés (cfr. Gen 48, 20) y a todos sus doce hijos (cfr. Gen 49, 28). Moisés y Aarón bendicen a la comunidad (cfr. Ex 39, 43; Lev 9, 22). Los cabeza de familia bendicen los hijos con ocasión de los matrimonios, antes de emprender un viaje, en la cercanía de la muerte. Estas bendiciones aparecen como un don sobreabundante e incondicionado.

17. La bendición presente en el Nuevo Testamento conserva, sustancialmente, el mismo significado veterotestamentario. Encontramos el don divino que “desciende”, el agradecimiento del hombre que “asciende” y la bendición impartida del hombre que “se extiende” hacia sus iguales. Zacarías, tras haber recuperado el uso de la palabra, bendice al Señor por sus admirables obras (cfr. Lc 1, 64). El anciano Simeón, mientras tiene entre los brazos a Jesús recién nacido, bendice a Dios por haberle concedido la gracia de contemplar al Mesías salvador y luego bendice a sus padres María y José (cfr. Lc 2, 34). Jesús bendice al Padre, en el celebre himno de alabanza y de júbilo a Él dirigido: «Te doy gracias, Padre, Señor del cielo y de la tierra» (Mt 11, 25).

18. En continuidad con el Antiguo Testamento, la bendición en Jesús no es solo ascendente, en referencia al Padre, sino también descendente, vertida sobre los otros como gesto de gracia, protección y bondad. El propio Jesús llevó a cabo y promovió esta práctica. Por ejemplo, bendice a los niños: «Y tomándolos en brazos los bendecía imponiéndoles las manos» (Mc 10, 16). Y la historia terrenal de Jesús terminará precisamente con una bendición final reservada a los Once, poco antes de subir al Padre: «y, levantando sus manos, los bendijo. Y mientras los bendecía, se separó de ellos, y fue llevado hacia el cielo». La última imagen de Jesús en la tierra son sus manos alzadas, en el acto de bendecir.

19. En su misterio de amor, a través de Cristo, Dios comunica a su Iglesia el poder de bendecir. Concedida por Dios al ser humano y otorgada por estos al prójimo, la bendición se transforma en inclusión, solidaridad y pacificación. Es un mensaje positivo de consuelo, atención y aliento. La bendición expresa el abrazo misericordioso de Dios y la maternidad de la Iglesia que invita al fiel a tener los mismos sentimientos de Dios hacia sus propios hermanos y hermanas.

Una comprensión teológico-pastoral de las bendiciones

20. Quien pide una bendición se muestra necesitado de la presencia salvífica de Dios en su historia, y quien pide una bendición a la Iglesia reconoce a esta última como sacramento de la salvación que Dios ofrece. Buscar la bendición en la Iglesia es admitir que la vida eclesial brota de las entrañas de la misericordia de Dios y nos ayuda a seguir adelante, a vivir mejor, a responder a la voluntad del Señor.

21. Para ayudarnos a comprender el valor de un enfoque mayormente pastoral de las bendiciones, el Papa Francisco nos instó a contemplar, con actitud de fe y paternal misericordia, el hecho que «cuando se pide una bendición se está expresando un pedido de auxilio a Dios, un ruego para poder vivir mejor, una confianza en un Padre que puede ayudarnos a vivir mejor».[12] Esta petición debe ser, en todos los sentidos, valorada, acompañada y recibida con gratitud. Las personas que vienen espontáneamente a pedir una bendición muestran con esta petición su sincera apertura a la trascendencia, la confianza de su corazón que no se fía solo de sus propias fuerzas, su necesidad de Dios y el deseo de salir de las estrechas medidas de este mundo encerrado en sus límites.

22. Como nos enseña santa Teresa del Niño Jesús, más allá de esta confianza «no hay otro camino por donde podamos ser conducidos al Amor que todo lo da. Con la confianza, el manantial de la gracia desborda en nuestras vidas […]. La actitud más adecuada es depositar la confianza del corazón fuera de nosotros mismos: en la infinita misericordia de un Dios que ama sin límites […]. El pecado del mundo es inmenso, pero no es infinito. En cambio, el amor misericordioso del Redentor, este sí es infinito».[13]

23. Cuando estas expresiones de fe vienen consideradas fuera de un marco litúrgico, uno se encuentra en un ámbito de mayor espontaneidad y libertad, pero «la libertad frente a los ejercicios de piedad, no debe significar, por lo tanto, escasa consideración ni desprecio de los mismos. La vía a seguir es la de valorar correcta y sabiamente las no escasas riquezas de la piedad popular, las potencialidades que encierra».[14] Las bendiciones se convierten así en un recurso pastoral a valorar en lugar de un riesgo o un problema.

24. Consideradas desde el punto de vista de la pastoral popular, las bendiciones son valoradas como actos de devoción que «encuentran su lugar propio fuera de la celebración de la Eucaristía y de los otros sacramentos […]. El lenguaje, el ritmo, el desarrollo y los acentos teológicos de la piedad popular se diferencian de los correspondientes de las acciones litúrgicas». Por ésa misma razón «hay que evitar añadir modos propios de la “celebración litúrgica” a los ejercicios de piedad, que deben conservar su estilo, su simplicidad y su lenguaje característico».[15]

25. La Iglesia, también, debe evitar el apoyar su praxis pastoral en la rigidez de algunos esquemas doctrinales o disciplinares, sobre todo cuando dan «lugar a un elitismo narcisista y autoritario, donde en lugar de evangelizar lo que se hace es analizar y clasificar a los demás, y en lugar de facilitar el acceso a la gracia se gastan las energías en controlar».[16] Por lo tanto, cuando las personas invocan una bendición no se debería someter a un análisis moral exhaustivo como condición previa para poderla conferir. No se les debe pedir una perfección moral previa.

26. En esta perspectiva, la Respuestas del Santo Padre ayudan a profundizar mejor, desde el punto de vista pastoral, el pronunciamiento formulado por la entonces Congregación para la Doctrina de la Fe en el 2021, porqué invitan de hecho a un discernimiento en relación con la posibilidad de «formas de bendición, solicitadas por una o por varias personas, que no transmitan una concepción equivocada del matrimonio»[17] y que también tengan en cuenta el hecho que en situaciones moralmente inaceptables desde un punto de vista objetivo, «la misma caridad pastoral nos exige no tratar sin más de “pecadores” a otras personas cuya culpabilidad o responsabilidad pueden estar atenuadas por diversos factores que influyen en la imputabilidad subjetiva».[18]

27. En la catequesis citada al inicio de esta Declaración, el Papa Francisco propuso una descripción de este tipo de bendiciones que se ofrecen a todos, sin pedir nada. Vale la pena leer con corazón abierto estas palabras que nos ayudan a acoger el sentido pastoral de las bendiciones ofrecidas sin condiciones: «Es Dios que bendice. En las primeras páginas de la Biblia es un continuo repetirse de bendiciones. Dios bendice, pero también los hombres bendicen, y pronto se descubre que la bendición posee una fuerza especial, que acompaña para toda la vida a quien la recibe, y dispone el corazón del hombre a dejarse cambiar por Dios […]. Así nosotros para Dios somos más importantes que todos los pecados que nosotros podamos hacer, porque Él es padre, es madre, es amor puro, Él nos ha bendecido para siempre. Y no dejará nunca de bendecirnos. Una experiencia intensa es la de leer estos textos bíblicos de bendición en una prisión, o en un centro de desintoxicación. Hacer sentir a esas personas que permanecen bendecidas no obstante sus graves errores, que el Padre celeste sigue queriendo su bien y esperando que se abran finalmente al bien. Si incluso sus parientes más cercanos les han abandonado, porque ya les juzgan como irrecuperables, para Dios son siempre hijos».[19]

28. Existen diversas ocasiones en las cuales las personas se acercan espontáneamente a pedir una bendición, tanto en las peregrinaciones, en los santuarios y también en la calle cuando se encuentran con un sacerdote. Como ejemplo, podemos recurrir al libro litúrgico De Benedictionibus que prevé una serie de ritos de bendición para las personas: ancianos, enfermos, participantes en la catequesis o en un encuentro de oración, peregrinos, aquellos que inician un camino, grupos y asociaciones de voluntarios, etc. Tales bendiciones se dirigen a todos, ninguno puede ser excluido. En los preámbulos del Rito de bendición de los ancianos, por ejemplo, se afirma que el objetivo de esta bendición es «que los ancianos reciban de los hermanos un testimonio de respeto y de agradecimiento. Al mismo tiempo nosotros, junto con ellos, damos gracias a Dios por los beneficios que de él han recibido y por las buenas obras que han realizado con su ayuda».[20] En este caso, el objeto de la bendición es la persona del anciano, por quien y con quien se da gracias a Dios por el bien por él realizado y por los beneficios recibidos. A ninguno se puede impedir esta acción de gracias y cada uno, incluso si vive en situaciones no ordenadas al designio del Creador, posee elementos positivos por los cuales alabar al Señor.

29. Desde la perspectiva de la dimensión ascendente, cuando se toma conciencia de los dones del Señor y de su amor incondicional, incluso en situaciones de pecado, sobre todo cuando se escucha una oración, el corazón creyente eleva su alabanza y bendición a Dios. Esta forma de bendición no se impide a nadie. Todos – individualmente o en unión con otros – pueden elevar a Dios su alabanza y su gratitud.

30. Pero el sentido popular de las bendiciones incluye también el valor de la bendición descendente. Si «no es conveniente que una Diócesis, una Conferencia Episcopal o cualquier otra estructura eclesial habiliten constantemente y de modo oficial procedimientos o ritos para todo tipo de asuntos»,[21] la prudencia y la sabiduría pastoral pueden sugerir que, evitando formas graves de escándalo o confusión entre los fieles, el ministro ordenado se una a la oración de aquellas personas que, aunque estén en una unión que en modo alguno puede parangonarse al matrimonio, desean encomendarse al Señor y a su misericordia, invocar su ayuda, dejarse guiar hacia una mayor comprensión de su designio de amor y de vida.

III. Las bendiciones de parejas en situaciones irregulares y de parejas del mismo sexo

31. En el horizonte aquí delineado se coloca la posibilidad de bendiciones de parejas en situaciones irregulares y de parejas del mismo sexo, cuya forma no debe encontrar ninguna fijación ritual por parte de las autoridades eclesiásticas, para no producir confusión con la bendición propia del sacramento del matrimonio. En estos casos, se imparte una bendición que no sólo tiene un valor ascendente, sino que es también la invocación de una bendición descendente del mismo Dios sobre aquellos que, reconociéndose desamparados y necesitados de su ayuda, no pretenden la legitimidad de su propio status, sino que ruegan que todo lo que hay de verdadero, bueno y humanamente válido en sus vidas y relaciones, sea investido, santificado y elevado por la presencia del Espíritu Santo. Estas formas de bendición expresan una súplica a Dios para que conceda aquellas ayudas que provienen de los impulsos de su Espíritu – que la teología clásica llama “gracias actuales” – para que las relaciones humanas puedan madurar y crecer en la fidelidad al mensaje del Evangelio, liberarse de sus imperfecciones y fragilidades y expresarse en la dimensión siempre más grande del amor divino.

32. La gracia de Dios, de hecho, actúa en la vida de aquellos que no se consideran justos, sino que se reconocen humildemente pecadores como todos. Es capaz de dirigirlo todo según los designios misteriosos e imprevisibles de Dios. Por eso, con incansable sabiduría y maternidad, la Iglesia acoge a todos los que se acercan a Dios con corazón humilde, acompañándolos con aquellos auxilios espirituales que permiten a todos comprender y realizar plenamente la voluntad de Dios en su existencia.[22]

33. Es esta una bendición que, aunque no se incluya en un rito litúrgico,[23] une la oración de intercesión a la invocación de ayuda de Dios de aquellos que se dirigen humildemente a Él. ¡Dios no aleja nunca al que se acerca a Él! Al fin y al cabo, la bendición ofrece a las personas un medio para acrecentar su confianza en Dios. La petición de una bendición expresa y alimenta la apertura a la trascendencia, la piedad y la cercanía a Dios en mil circunstancias concretas de la vida, y esto no es poca cosa en el mundo en el que vivimos. Es una semilla del Espíritu Santo que hay que cuidar, no obstaculizar.

34. La misma liturgia de la Iglesia nos invita a esta actitud confiada, también en medio de nuestros pecados, falta de méritos, debilidades y confusiones como da testimonio esta bellísima oración colecta tomada del Misal Romano: «Dios todopoderoso y eterno, que con amor generoso desbordas los méritos y deseos de los que te suplican, derrama sobre nosotros tu misericordia, para que libres nuestra conciencia de toda inquietud y nos concedas aun aquello que no nos atrevemos a pedir» (XXVII Domingo del Tiempo Ordinario). Cuantas veces, de hecho, a través de una simple bendición del pastor, que en este gesto no pretende sancionar ni legitimar nada, las personas pueden experimentar la cercanía del Padre que desborda “los méritos y deseos”.

35. Por lo tanto, la sensibilidad pastoral de los ministros ordenados debería educarse, también, para realizar espontáneamente bendiciones que no se encuentran en el Bendicional.

36. En este sentido, es esencial acoger la preocupación del Papa, para que estas bendiciones no ritualizadas no dejen de ser un simple gesto que proporciona un medio eficaz para hacer crecer la confianza en Dios en las personas que la piden, evitando que se conviertan en un acto litúrgico o semi-litúrgico, semejante a un sacramento. Esto constituiría un grave empobrecimiento, porque sometería un gesto de gran valor en la piedad popular a un control excesivo, que privaría a los ministros de libertad y espontaneidad en el acompañamiento de la vida de las personas.

37. A este respecto, vienen a la mente las siguientes palabras, en parte ya citadas, del Santo Padre: «Las decisiones que, en determinadas circunstancias, pueden formar parte de la prudencia pastoral, no necesariamente deben convertirse en una norma. Es decir, no es conveniente que una Diócesis, una Conferencia Episcopal o cualquier otra estructura eclesial habiliten constantemente y de modo oficial procedimientos o ritos para todo tipo de asuntos […] El Derecho Canónico no debe ni puede abarcarlo todo, y tampoco deben pretenderlo las Conferencias Episcopales con sus documentos y protocolos variados, porque la vida de la Iglesia corre por muchos cauces además de los normativos».[24] Así el Papa Francisco ha recordado que «todo aquello que forma parte de un discernimiento práctico ante una situación particular no puede ser elevado a la categoría de una norma», porque esto «daría lugar a una casuística insoportable».[25]

38. Por esta razón, no se debe ni promover ni prever un ritual para las bendiciones de parejas en una situación irregular, pero no se debe tampoco impedir o prohibir la cercanía de la Iglesia a cada situación en la que se pida la ayuda de Dios a través de una simple bendición. En la oración breve que puede preceder esta bendición espontanea, el ministro ordenado podría pedir para ellos la paz, la salud, un espíritu de paciencia, diálogo y ayuda mutuos, pero también la luz y la fuerza de Dios para poder cumplir plenamente su voluntad.

39. De todos modos, precisamente para evitar cualquier forma de confusión o de escándalo, cuando la oración de bendición la solicite una pareja en situación irregular, aunque se confiera al margen de los ritos previstos por los libros litúrgicos, esta bendición nunca se realizará al mismo tiempo que los ritos civiles de unión, ni tampoco en conexión con ellos. Ni siquiera con las vestimentas, gestos o palabras propias de un matrimonio. Esto mismo se aplica cuando la bendición es solicitada por una pareja del mismo sexo.

40. En cambio, tal bendición puede encontrar su lugar en otros contextos, como la visita a un santuario, el encuentro con un sacerdote, la oración recitada en un grupo o durante una peregrinación. De hecho, mediante estas bendiciones, que se imparten no a través de las formas rituales propias de la liturgia, sino como expresión del corazón materno de la Iglesia, análogas a las que emanan del fondo de las entrañas de la piedad popular, no se pretende legitimar nada, sino sólo abrir la propia vida a Dios, pedir su ayuda para vivir mejor e invocar también al Espíritu Santo para que se vivan con mayor fidelidad los valores del Evangelio.

41. Lo que se ha dicho en la presente Declaración sobre las bendiciones de parejas del mismo sexo, es suficiente para orientar el discernimiento prudente y paterno de los ministros ordenados a este respecto. Por tanto, además de las indicaciones anteriores, no cabe esperar otras respuestas sobre cómo regular los detalles o los aspectos prácticos relativos a este tipo de bendiciones.[26]

IV. La Iglesia es el sacramento del amor infinito de Dios

42. La Iglesia continúa elevando aquellas oraciones y suplicas que Cristo mismo, con grandes gritos y lágrimas, ofreció en los días de su vida terrena (cfr. Heb 5, 7) y que por esto mismo gozan de una eficacia particular. De este modo, «la comunidad eclesial ejerce su verdadera función de conducir las almas a Cristo no sólo con la caridad, el ejemplo y los actos de penitencia, sino también con la oración».[27]

43. Así, la Iglesia es el sacramento del amor infinito de Dios. Por eso, cuando la relación con Dios está enturbiada por el pecado, siempre se puede pedir una bendición, acudiendo a Él, como hizo Pedro en la tormenta cuando clamó a Jesús: «Señor, sálvame» (Mt 14, 30). En algunas situaciones, desear y recibir una bendición puede ser el bien posible. El Papa Francisco nos recuerda que «un pequeño paso, en medio de grandes límites humanos, puede ser más agradable a Dios que la vida exteriormente correcta de quien transcurre sus días sin enfrentar importantes dificultades».[28] De este modo, «lo que resplandece es la belleza del amor salvífico de Dios manifestado en Jesucristo muerto y resucitado».[29]

44. Toda bendición será la ocasión para un renovado anuncio del kerygma, una invitación a acercarse siempre más al amor de Cristo. El Papa Benedicto XVI enseñaba: «La Iglesia, al igual que María, es mediadora de la bendición de Dios para el mundo: la recibe acogiendo a Jesús y la transmite llevando a Jesús. Él es la misericordia y la paz que el mundo por sí mismo no se puede dar y que necesita tanto o más que el pan».[30]

45. Teniendo en cuenta todo lo afirmado anteriormente, siguiendo la enseñanza autorizada del Santo Padre Francisco, este Dicasterio quiere finalmente recordar que «esta es la raíz de la mansedumbre cristiana, la capacidad de sentirse bendecidos y la capacidad de bendecir […]. Este mundo necesita bendición y nosotros podemos dar la bendición y recibir la bendición. El Padre nos ama. Y a nosotros nos queda tan solo la alegría de bendecirlo y la alegría de darle gracias, y de aprender de Él a no maldecir, sino bendecir».[31] De este modo, cada hermano y hermana podrán sentirse en la Iglesia siempre peregrinos, siempre suplicantes, siempre amados y, a pesar de todo, siempre bendecidos.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ

Prefecto

Mons. Armando MATTEO

Secretario para la Sección Doctrinal

Ex Audientia Die 18 diciembre 2023

Francisco

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[1] Francisco, Catequesis sobre la oración: la bendición (2 diciembre 2020), L’Osservatore Romano, 2 diciembre 2020, p. 8.

[2] Cfr. Congregación para la Doctrina de la Fe, «Responsum» ad «dubium» de benedictione unionem personarum eiusdem sexus et Nota esplicativa, AAS 113 (2021), 431-434.

[3] Francisco, Exhort. Ap. Evangelii gaudium (24 noviembre 2013), n. 42, AAS 105 (2013), 1037-1038.

[4] Cfr. Francisco, Respuestas del Santo Padre a los Dubia propuestos por dos Cardenales (11 julio 2023).

[5] Ibidem, ad dubium 2, c.

[6] Ibidem, ad dubium 2, a.

[7] Cfr. Rituale Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum, De benedictionibus, Editio typica, Praenotanda, Typis Polyglottis Vatianis, Civitate Vaticana 1985, n. 12; en la edición española de la Comisión Episcopal de Liturgia, Bendicional, Coeditores litúrgicos, Barcelona 1986, n. 12.

[8] Ibidem, n. 11: “Quo autem clarius hoc pateat, antiqua ex traditione, formulae benedictionum eo spectant ut imprimis Deum pro eius donis glorificent eiusque impetrent beneficia atque maligni potestatem in mundo compescant.”

[9] Ibidem, n. 15: “Quare illi qui benedictionem Dei per Ecclesiam expostulant, dispositiones suas ea fide confirment, cui omnia sunt possibilia; spe innitantur, quae non confundit; caritate praesertim vivificentur, quae mandata Dei servanda urget.”

[10] Ibidem, n. 13: “Semper ergo et ubique occasio praebetur Deum per Christum in Spiritu Sancto laudandi, invocandi eique gratias reddendi, dummodo agatur de rebus, locis, vel adiunctis quae normae vel spiritui Evangelii non contradicant.”

[11] Francisco, Respuestas del Santo Padre a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, d.

[12] Ibidem, ad dubium 2, e.

[13] Francisco, Exhort. Ap. C’est la confiance (15 octubre 2023), nn. 2, 20, 29.

[14] Congregación para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos, Directorio sobre la piedad popular y la liturgia. Principios y orientaciones, Librería Editrice Vaticana, Ciudad del Vaticano 2002, n. 12.

[15] Ibidem, n. 13.

[16] Francisco, Exhort. Ap. Evangelii gaudium (24 noviembre 2013), n. 94, AAS 105 (2013), 1060.

[17] Francisco, Respuestas del Santo Padre a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, e.

[18] Ibidem, ad dubium 2, f.

[19] Francisco, Catequesis sobre la oración: la bendición (2 diciembre 2020), L’Osservatore Romano, 2 diciembre 2020, p. 8.

[20] De Benedictionibus, n. 258: “Haec benedictio ad hoc tendit ut ipsi senes a fratribus testimonium accipiant reverentiae grataeque mentis, dum simul cum ipsis Domino gratias reddimus pro beneficiis ab eo acceptis et pro bonis operibus eo adiuvante peractis.”; en la edición española de la Comisión Episcopal de Liturgia, Bendicional, Coeditores litúrgicos, Barcelona 1986, n. 260.

[21] Francisco, Respuestas del Santo Padre a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, g.

[22] Cfr. Francisco, Exhort. Ap. Post-sinodal Amoris laetitia (19 marzo 2016), n. 250, AAS 108 (2016), 412-413.

[23] Cfr. Congregación para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos, Directorio sobre la piedad popular y la liturgia, n. 13: «La diferencia objetiva entre los ejercicios de piedad y las prácticas de devoción respecto de la Liturgia debe hacerse visible en las expresiones cultuales […] los actos de piedad y de devoción encuentran su lugar propio fuera de la celebración de la Eucaristía y de los otros sacramentos».

[24] Francisco, Respuestas del Santo Padre a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, g.

[25] Francisco, Exhort. Ap. Post-sinodal Amoris laetitia (19 marzo 2016), n. 304, AAS 108 (2016), 436.

[26] Cfr. ibidem.

[27] Oficio Divino reformado según los decretos del Concilio Ecuménico Vaticano II y promulgado por su santidad el Papa Pablo VI, Liturgia de las Horas según el Rito Romano, Principios y normas para la Liturgia de las Horas, Conferencia Episcopal Española, Coeditores Litúrgicos, Barcelona 1979, n. 17.

[28] Francesco, Exhort. Ap. Evangelii Gaudium (24 novembre 2013), n. 44, AAS 105 (2013), 1038-1039.

[29] Ibidem, n. 36, AAS 105 (2013), 1035.

[30] Benedicto XVII, Homilía de la Santa Misa en la Solemnidad de Santa María, Madre de Dios. XLV Jornada Mundial de la Paz, Basílica Vaticana (1 enero 2012), Insegnamenti VIII, 1 (2012), 3.

[31] Francisco, Catequesis sobre la oración: la bendición (2 diciembre 2020), L’Osservatore Romano, 2 diciembre 2020, p. 8.

[01963-ES.01] [Texto original: Español]

Testo in lingua polacca

DYKASTERIA NAUKI WIARY

Deklaracja

Fiducia supplicans

o duszpasterskim znaczeniu błogosławieństw

 

Prezentacja

Niniejsza Deklaracja bierze pod uwagę różne zapytania, które wpłynęły do Dykasterii zarówno w poprzednich latach, jak i ostatnio. Do jej opracowania, zgodnie z praktyką, byli konsultowani eksperci, podjęto odpowiedni proces wypracowania dokumentu, a projekt został omówiony na Kongresie Sekcji Doktrynalnej Dykasterii. W czasie opracowywania dokumentu nie zabrakło dyskusji z Ojcem Świętym. Ostatecznie, Deklaracja została przedłożona Ojcu Świętemu, który ją zatwierdził swoim podpisem.

W trakcie studiowania tematyki niniejszego dokumentu, została ogłoszona odpowiedź Ojca Świętego na Dubia niektórych kardynałów, która dostarczyła ważnych wyjaśnień dla refleksji przedstawionej tutaj, a która stanowi decydujący element dla pracy Dykasterii. Wziąwszy pod uwagę to, że „Kuria Rzymska jest przede wszystkim narzędziem służby następcy Piotra” (Konst. Apost. Praedicate Evangelium, II, 1), nasza praca musi wspierać, wraz ze zrozumieniem odwiecznej doktryny Kościoła, przyjęcie nauczania Ojca Świętego.

Podobnie jak we wspomnianej wcześniej odpowiedzi Ojca Świętego na Dubia dwóch kardynałów, Deklaracja ta pozostaje niezachwiana w tradycyjnej doktrynie Kościoła dotyczącej małżeństwa, nie dopuszczając żadnego rodzaju obrzędu liturgicznego lub błogosławieństw podobnych do obrzędu liturgicznego, które mogłyby powodować zamieszanie. Wartość tego dokumentu, jednakże, polega na tym, że wnosi on szczególny i nowatorski wkład w duszpasterskie znaczenie błogosławieństw, co pozwala poszerzyć i wzbogacić ich klasyczne rozumienie, ściśle związane z perspektywą liturgiczną. Ta teologiczna refleksja, oparta na duszpasterskiej wizji Papieża Franciszka, zakłada rzeczywisty rozwój w odniesieniu do tego, co zostało powiedziane o błogosławieństwach w Magisterium i oficjalnych tekstach Kościoła. To uzasadnia fakt, że tekst przyjął postać „Deklaracji”.

I właśnie w tym kontekście można zrozumieć możliwość błogosławienia par w sytuacjach nieregularnych i par tej samej płci, bez oficjalnego zatwierdzania ich statusu lub zmieniania w jakikolwiek sposób odwiecznego nauczania Kościoła na temat małżeństwa.

Ta deklaracja ma być również hołdem złożonym wiernemu Ludowi Bożemu, który wielbi Pana tak wieloma gestami głębokiej ufności w Jego miłosierdzie, i który z taką postawą nieustannie przychodzi prosić Matkę Kościół o błogosławieństwo.

Víctor Manuel Kard. FERNÁNDEZ

Prefekt

 

Wprowadzenie

1. Błagająca ufność wiernego Ludu Bożego otrzymuje dar błogosławieństwa, które wypływa z serca Chrystusa przez Jego Kościół. Jak wyraźnie przypomina nam Papież Franciszek: „Wielkim błogosławieństwem Bożym jest Jezus Chrystus, to wielki dar Boga, Jego Syn. Jest błogosławieństwem dla całej ludzkości, jest błogosławieństwem, które nas wszystkich zbawiło. On jest odwiecznym Słowem, którym Ojciec nas pobłogosławił, «gdyśmy byli jeszcze grzesznikami» (Rz 5, 8), mówi św. Paweł – Słowem, które stało się ciałem i zostało ofiarowane za nas na krzyżu” [1].

2. Wsparta tak wielką i pocieszającą prawdą, niniejsza Dykasteria rozważyła różne pytania, zarówno formalne, jak i nieformalne, dotyczące możliwości błogosławienia par tej samej płci i możliwości zaoferowania nowych wyjaśnień, w świetle ojcowskiej i duszpasterskiej postawy Papieża Franciszka, na temat Responsum ad dubium [2] sformułowanego przez ówczesną Kongregację Nauki Wiary i opublikowanego 22 lutego 2021 roku.

3. Wspomniane wyżej Responsum wywołało liczne i zróżnicowane reakcje: niektórzy przyjęli z uznaniem jasność tego dokumentu i jego spójność ze stałym nauczaniem Kościoła; inni nie podzielali odpowiedzi negatywnej na zapytanie lub nie uznali jej za wystarczająco jasną w sformułowaniach i motywacjach podanych w towarzyszącej Nocie wyjaśniającej. Aby z braterską miłością wyjść naprzeciw tym ostatnim, wydaje się stosowne ponowne podjęcie tematu i zaproponowanie wizji, która łączy w sobie w sposób spójny aspekty doktrynalne z duszpasterskimi, ponieważ „wszelki wykład nauki musi mieć miejsce w postawie ewangelizacji, która wzbudzi przylgnięcie serca przez bliskość, miłość i świadectwo” [3].

I. Błogosławieństwo w sakramencie małżeństwa

4. Niedawna odpowiedź Ojca Świętego Franciszka na drugie z pięciu pytań postawionych przez dwóch kardynałów [4] stwarza sposobność do dalszego zgłębiania tego zagadnienia, zwłaszcza w jego aspektach duszpasterskich. Chodzi o unikanie „uznawania za małżeństwo czegoś, co nim nie jest” [5]. Niedopuszczalne są zatem obrzędy i modlitwy, które mogłyby powodować zamieszanie między tym, co jest konstytutywne dla małżeństwa jako „wyłącznego, trwałego i nierozerwalnego związku między mężczyzną i kobietą, naturalnie otwartego na rodzenie dzieci” [6], a tym, co temu zaprzecza. Przekonanie to opiera się na odwiecznej katolickiej nauce o małżeństwie. Tylko w tym kontekście stosunki seksualne odnajdują swoje naturalne, właściwe i w pełni ludzkie znaczenie. Nauka Kościoła w tej sprawie pozostaje stała.

5. Takie też rozumienie małżeństwa przedstawia Ewangelia. Z tego powodu, w odniesieniu do błogosławieństw, Kościół ma prawo i obowiązek unikać wszelkiego rodzaju obrzędów, które mogłyby być sprzeczne z tym przekonaniem lub prowadzić do nieporozumień. Takie jest również znaczenie Responsum ówczesnej Kongregacji Nauki Wiary, w którym stwierdza się, że Kościół nie ma uprawnień do udzielania błogosławieństw związkom osób tej samej płci.

6. Należy podkreślić, że właśnie w przypadku obrzędu sakramentu małżeństwa nie jest to zwykłe błogosławieństwo, ale gest zastrzeżony dla wyświęconego szafarza. W tym przypadku błogosławieństwo wyświęconego szafarza jest bezpośrednio połączone z określonym związkiem mężczyzny i kobiety, którzy przez swoją zgodę ustanawiają wyłączne i nierozerwalne przymierze. Pozwala nam to lepiej uwypuklić niebezpieczeństwo pomylenia błogosławieństwa, udzielanego jakiemukolwiek innemu związkowi, z obrzędem właściwym dla sakramentu małżeństwa.

II. Znaczenie różnych błogosławieństw

7. Z drugiej strony, wspomniana powyżej odpowiedź Ojca Świętego zachęca nas do podjęcia wysiłku poszerzenia i wzbogacenia znaczenia błogosławieństw.

8. Błogosławieństwa można uznać za jedne z najbardziej rozpowszechnionych i stale rozwijających się sakramentaliów. Rzeczywiście, prowadzą one do uchwycenia obecności Boga we wszystkich wydarzeniach życia i przypominają, że nawet w posługiwaniu się rzeczami stworzonymi, człowiek jest zaproszony do szukania Boga, kochania Go i wiernego służenia Mu [7]. Z tego powodu błogosławieństwa mają jako adresatów osoby, przedmioty kultu i pobożności, święte obrazy, miejsca życia, pracy i cierpienia, owoce ziemi i ludzkiego trudu oraz wszystkie rzeczywistości stworzone, które odnoszą się do Stwórcy, które swoim pięknem chwalą Go i błogosławią.

Znaczenie liturgiczne obrzędów błogosławieństw

9. Ze ściśle liturgicznego punktu widzenia błogosławieństwo wymaga, aby to, co jest błogosławione, było zgodne z wolą Bożą wyrażoną w nauczaniu Kościoła.

10. Błogosławieństwa są w rzeczywistości sprawowane na mocy wiary i mają na celu chwałę Boga i duchowy pożytek Jego ludu. Jak wyjaśnia Rytuał Rzymski, „aby to jaśniej ukazać, formuły błogosławieństw, zgodnie ze starożytną tradycją, wyrażają przede wszystkim uwielbienie Boga za Jego dary, błaganie o Jego dobrodziejstwa oraz prośbę o udaremnienie w świecie władzy złego ducha” [8]. Dlatego ci, którzy proszą o Boże błogosławieństwo za pośrednictwem Kościoła, są zaproszeni, aby „swoje usposobienie umacniać wiarą, dla której wszystko jest możliwe, polegać na tej nadziei, która zawieść nie może, ożywiać w sobie miłość, która przynagla do zachowywania Bożych przykazań” [9]. Dlatego też, gdy z jednej strony „zawsze i wszędzie nadarza się więc sposobność do uwielbienia Boga przez Chrystusa w Duchu Świętym”, z drugiej strony troską jest, aby były to „rzeczy, miejsca i wydarzenia, które nie sprzeciwiają się zasadom i duchowi Ewangelii” [10]. Jest to liturgiczne rozumienie błogosławieństw, z uwagi na to, że stają się one obrzędami oficjalnie proponowanymi przez Kościół.

11. Opierając się na tych przemyśleniach, Nota wyjaśniająca wspomnianego wyżej Responsum ówczesnej Kongregacji Nauki Wiary przypomina, że kiedy przyzywa się błogosławieństwa dla pewnych relacji międzyludzkich za pomocą specjalnego obrzędu liturgicznego, konieczne jest, aby to, co jest błogosławione, mogło odpowiadać Bożym planom wpisanym w stworzenie i w pełni objawionym przez Chrystusa Pana. Z tego powodu, ponieważ Kościół zawsze uważał za moralnie dozwolone tylko te stosunki seksualne, które są przeżywane w małżeństwie, nie ma on uprawnień do udzielania błogosławieństwa liturgicznego, gdy w jakiś sposób może to stanowić formę moralnej legitymizacji związku, który ma pozór bycia małżeństwem lub pozamałżeńskiej praktyki seksualnej. Istota tego oświadczenia została powtórzona przez Ojca Świętego w jego Respuestas na Dubia dwóch kardynałów.

12. Musimy również unikać niebezpieczeństwa ograniczenia znaczenia błogosławieństw wyłącznie do tego punktu widzenia, ponieważ prowadziłoby to do wymagania tych samych warunków moralnych dla zwykłego błogosławieństwa, jakie są wymagane dla przyjęcia sakramentów. Takie niebezpieczeństwo wymaga dalszego poszerzenia tej perspektywy. Rzeczywiście, istnieje niebezpieczeństwo, że gest duszpasterski, tak umiłowany i powszechny, zostanie poddany zbyt wielu warunkom o charakterze moralnym, które pod pozorem kontroli, mogłyby przyćmić bezwarunkową moc Bożej miłości, na której opiera się gest błogosławieństwa.

13. Właśnie w tym względzie Papież Franciszek wezwał nas, abyśmy nie „zagubili miłości pasterskiej, która powinna przenikać wszystkie nasze decyzje i postawy” oraz abyśmy unikali bycia „sędziami, którzy tylko zaprzeczają, odrzucają, wykluczają” [11]. Odpowiedzmy zatem na jego zaproszenie, rozwijając szersze rozumienie błogosławieństw.

Błogosławieństwa w Piśmie Świętym

14. Aby zastanowić się nad błogosławieństwami, zbierając różne punkty widzenia, musimy przede wszystkim dać się oświecić głosowi Pisma Świętego.

15. „Niech cię Pan błogosławi i strzeże. Niech Pan rozpromieni oblicze swe nad tobą, niech cię obdarzy swą łaską. Niech zwróci ku tobie oblicze swoje i niech cię obdarzy pokojem” (Lb 6, 24-26). To „kapłańskie błogosławieństwo”, które znajdujemy w Starym Testamencie, a konkretnie w Księdze Liczb, ma charakter „zstępujący”, ponieważ stanowi wezwanie do błogosławieństwa, które zstępuje od Boga na człowieka: stanowi jeden z najstarszych tekstów Bożego błogosławieństwa. Istnieje też drugi rodzaj błogosławieństwa, który znajdujemy na kartach Biblii, ten, który „wznosi się” z ziemi do nieba, ku Bogu. Błogosławieństwo oznacza tutaj wychwalanie, świętowanie, dziękowanie Bogu za Jego miłosierdzie i wierność, za wspaniałości, które stworzył i za wszystko, co stało się z Jego woli: „Błogosław, duszo moja, Pana, i całe moje wnętrze – święte imię Jego!” (Ps 103, 1).

16. Bogu, który błogosławi, my również odpowiadamy błogosławieństwem. Melchizedek, król Szalemu, błogosławi Abrahama (por. Rdz 14, 19); Rebeka jest błogosławiona przez członków swej rodziny tuż przed tym jak została żoną Izaaka (por. Rdz 24, 60), który z kolei błogosławi syna Jakuba (por. Rdz 27, 27). Jakub błogosławi faraona (por. Rdz 47, 10), swoich wnuków Efraima i Manassesa (por. Rdz 48, 20) oraz wszystkich swoich dwunastu synów (por. Rdz 49, 28). Mojżesz i Aaron błogosławią wspólnotę (por. Wj 39, 43; Kpł 9, 22). Głowy rodzin błogosławią swoje dzieci z okazji zaślubin, przed wyruszeniem w podróż, w obliczu śmierci. Błogosławieństwa te jawią się zatem jako przeobfity i bezwarunkowy dar.

17. Błogosławieństwo w Nowym Testamencie zachowuje zasadniczo to samo znaczenie starotestamentalne. Ponownie znajdujemy boski dar, który „zstępuje”, dziękczynienie człowieka, które „wznosi się”, i błogosławieństwo udzielone przez człowieka, które „rozciąga się” na jego bliźnich. Zachariasz, odzyskawszy mowę, błogosławi Pana za Jego cudowne dzieła (por. Łk 1, 64). Starzec Symeon, trzymając nowonarodzonego Jezusa w ramionach, błogosławi Boga za to, że dał mu łaskę kontemplowania Mesjasza Zbawiciela, a tym samym błogosławi rodziców, Maryję i Józefa (por. Łk 2, 34). Jezus błogosławi Ojca w słynnym hymnie uwielbienia i radości skierowanym do Niego: „Wysławiam Cię, Ojcze, Panie nieba i ziemi” (Mt 11, 25).

18. W ciągłości ze Starym Testamentem, także w Jezusie błogosławieństwo nie tylko wznosi się, odnosząc się do Ojca, ale także zstępuje, wylewając się na innych jako gest łaski, ochrony i dobroci. Sam Jezus wprowadzał w życie i upowszechniał tę praktykę. Na przykład błogosławi dzieci: „I biorąc je w objęcia, kładł na nie ręce i błogosławił je” (Mk 10, 16). A ziemskie życie Jezusa zakończy się właśnie ostatnim błogosławieństwem przeznaczonym dla Jedenastu, na krótko przed wstąpieniem do Ojca: „I podniósłszy ręce błogosławił ich. A kiedy ich błogosławił, rozstał się z nimi i został uniesiony do nieba” (Łk 24, 50-51). Ostatnim przedstawieniem Jezusa na ziemi są Jego uniesione ręce, w geście błogosławieństwa.

19. W swej tajemnicy miłości, poprzez Chrystusa, Bóg przekazuje swojemu Kościołowi władzę błogosławienia. Błogosławieństwo, udzielone przez Boga ludziom i przekazane przez nich bliźnim, przekształca się w inkluzywność, solidarność i budowanie pokoju. Jest to pozytywne przesłanie pocieszenia, troski i zachęty. Błogosławieństwo wyraża miłosierny uścisk Boga i macierzyństwo Kościoła, który zaprasza wiernych, aby mieli takie same uczucia Boga wobec swoich braci i sióstr.

Teologiczno-pastoralne rozumienie błogosławieństw

20. Ten, kto prosi o błogosławieństwo, pokazuje, że potrzebuje zbawczej obecności Boga w swoich dziejach, a ten, kto prosi Kościół o błogosławieństwo, uznaje go za sakrament zbawienia, który Bóg ofiarowuje. Szukać błogosławieństwa w Kościele, oznacza przyznać, że życie Kościoła wypływa z łona Bożego miłosierdzia i pomaga nam iść naprzód, lepiej żyć, odpowiadać na wolę Pana.

21. Aby pomóc nam zrozumieć wartość bardziej duszpasterskiego podejścia do błogosławieństw, Papież Franciszek wezwał nas do rozważania, z postawą wiary i ojcowskiego miłosierdzia, faktu, że „kiedy bowiem prosi się o błogosławieństwo, wyraża się prośbę o pomoc do Boga, prośbę by móc żyć lepiej, zaufanie do Ojca, który może pomóc nam lepiej żyć” [12]. Ta prośba musi być pod każdym względem doceniana, musi nam towarzyszyć i być przyjmowana z wdzięcznością. Ludzie, którzy spontanicznie przychodzą prosić o błogosławieństwo, okazują przez tę prośbę swoją szczerą otwartość na transcendencję, ufność ich serca, które nie polega wyłącznie na własnych siłach, ich potrzebę Boga i pragnienie wyjścia z ciasnych ram tego świata zamkniętego w swych ograniczeniach.

22. Jak uczy nas św. Teresa od Dzieciątka Jezus, poza tym zaufaniem „nie ma innej drogi prowadzącej ku Miłości, która daje wszystko. Za sprawą ufności łaska wlewa się obficie w nasze życie [...]. Najwłaściwszą postawą jest pokładanie ufności serca poza nami samymi: w nieskończonej miłości tego Boga, który kocha bez granic [...]. Grzech świata jest potężny, ale nie jest nieskończony. Natomiast miłosierna miłość Odkupiciela, owszem, jest nieskończona” [13].

23. Kiedy te przejawy wiary są brane pod uwagę poza ramami liturgicznymi, znajdujemy się w obszarze większej spontaniczności i wolności, ale „fakultatywność nabożeństw ludowych nie oznacza zatem ani ich deprecjonowania, ani niezwracania na nie należnej im uwagi. Najodpowiedniejszą drogą w tym względzie jest mądra i właściwa ocena wielkiego bogactwa pobożności ludowej oraz jej możliwości pogłębiania życia chrześcijańskiego” [14]. Błogosławieństwa stają się w ten sposób bogactwem duszpasterskim do wykorzystania, a nie zagrożeniem czy problemem.

24. Z punktu widzenia duszpasterstwa ludowego, błogosławieństwa należy oceniać jako akty pobożności, które „zajmują inne miejsce niż celebracja Eucharystii i innych sakramentów. (...) Język, rytm, przebieg i myśli teologiczne pobożności ludowej są odmienne od podobnych elementów czynności liturgicznych”. Z tego samego powodu „trzeba unikać nadawania nabożeństwom charakteru «celebracji liturgicznej». Nabożeństwa te powinny zachowywać swój styl, prostotę i własny język” [15].

25. Ponadto, Kościół musi unikać opierania swojej praktyki duszpasterskiej na sztywności pewnych schematów doktrynalnych lub dyscyplinarnych, zwłaszcza gdy prowadzą one do „narcystycznego i autorytarnego elitaryzmu, gdzie zamiast ewangelizować, analizuje się i krytykuje innych i zamiast ułatwiać dostęp do łaski, traci się energię na kontrolowanie” [16]. Dlatego też, gdy ludzie zwracają się o błogosławieństwo, wyczerpująca analiza moralna nie powinna być warunkiem wstępnym jego udzielenia. Nie należy wymagać od nich uprzedniej doskonałości moralnej.

26. W tej perspektywie, Respuestas Ojca Świętego pomagają bardziej pogłębić, z duszpasterskiego punktu widzenia, orzeczenie sformułowane przez ówczesną Kongregację Nauki Wiary w 2021 r., ponieważ faktycznie zachęcają do rozeznania w odniesieniu do możliwości „formy błogosławieństwa, o które prosi jedna lub więcej osób, które nie przekazują błędnej koncepcji małżeństwa” [17], i które uwzględniają również fakt, że w sytuacjach, które są moralnie niedopuszczalne z obiektywnego punktu widzenia, „miłość duszpasterska wymaga od nas, abyśmy nie traktowali po prostu jako «grzeszników» innych ludzi, których wina lub odpowiedzialność może być złagodzona przez różne czynniki, które wpływają na subiektywną obciążalność” [18].

27. W katechezie cytowanej na początku niniejszej Deklaracji, Papież Franciszek zaproponował opis tego rodzaju błogosławieństw, które są udzielane wszystkim, nie pytając o nic. Warto z otwartym sercem przeczytać te słowa, które pomogą nam uchwycić duszpasterskie znaczenie błogosławieństw udzielanych bezwarunkowo: „To Bóg błogosławi. Na pierwszych stronach Biblii wciąż powtarzają się błogosławieństwa. Błogosławi Bóg, ale także ludzie błogosławią, i wkrótce się okazuje, że błogosławieństwo ma szczególną moc, która towarzyszy przez całe życie temu, kto je otrzymuje, i usposabia serce człowieka, żeby pozwolił się zmieniać Bogu [...]. Podobnie i my dla Boga jesteśmy ważniejsi od wszystkich grzechów, jakie moglibyśmy popełnić, bowiem On jest ojcem, jest matką, jest czystą miłością, On nas pobłogosławił na zawsze. I nigdy nie przestanie nam błogosławić. Ważnym doświadczeniem jest czytanie tych tekstów biblijnych o błogosławieństwie w więzieniu albo we wspólnocie resocjalizującej. Sprawienie, żeby te osoby miały poczucie, że są błogosławione pomimo ich poważnych błędów, że Ojciec niebieski nadal pragnie ich dobra i ma nadzieję, że w końcu otworzą się na dobro. Jeżeli nawet opuścili je najbliżsi krewni, ponieważ uważają, że są już nie do uratowania, dla Boga zawsze są dziećmi” [19].

28. Są różne okazje, w których ludzie spontanicznie przychodzą prosić o błogosławieństwo, czy to na pielgrzymkach, w sanktuariach, czy też na ulicy, gdy spotykają księdza. Tytułem przykładu możemy odwołać się do księgi liturgicznej De Benedictionibus, która przewiduje szereg obrzędów błogosławieństwa dla osób starszych, chorych, uczestników katechezy lub spotkania modlitewnego, pielgrzymów, osób wyruszających w podróż, grup i stowarzyszeń wolontariuszy itd. Takie błogosławieństwa są przeznaczone dla wszystkich, nikt nie może być wykluczony. Na przykład we wstępie do Obrzędu błogosławieństwa osób starszych stwierdza się, że celem błogosławieństwa jest „aby współbracia w wierze mogli wyrazić starszym ludziom szacunek i wdzięczność i razem z nimi złożyć Bogu dziękczynienie za otrzymane od Niego dobrodziejstwa oraz za dobre czyny, jakie spełnili dzięki Bożej pomocy” [20]. W tym przypadku obiektem błogosławieństwa jest osoba starsza, za którą i wraz z którą dziękuje się Bogu za dobro, które uczyniła i za dobrodziejstwa, które otrzymała. Nikogo nie można pozbawić tego dziękczynienia, a każdy, nawet jeśli żyje w sytuacjach niezgodnych z planem Stwórcy, posiada dobre cechy, za które można chwalić Pana.

29. Z perspektywy wymiaru wznoszącego się, gdy ktoś staje się świadomy darów Pana i Jego bezwarunkowej miłości, także w grzesznych sytuacjach, zwłaszcza gdy jego modlitwa jest wysłuchana, serce wierzącego wznosi do Boga swe uwielbienie i błogosławi Go. Nikt nie jest wykluczony z tego rodzaju błogosławieństwa. Wszyscy – indywidualnie lub w jedności z innymi – mogą wychwalać Boga i okazywać Mu wdzięczność.

30. Jednak ludowe rozumienie błogosławieństw obejmuje również wartość błogosławieństw zstępujących. Jeśli „nie jest właściwe, aby diecezja, Konferencja Episkopatu lub jakakolwiek inna struktura kościelna stale i oficjalnie autoryzowała procedury lub obrzędy dla wszystkich rodzajów spraw” [21], roztropność i mądrość duszpasterska mogą wskazywać, aby unikając poważnych rodzajów zgorszenia lub zamieszania wśród wiernych, wyświęcony szafarz przyłączył się do modlitwy tych osób, które, chociaż są w związku, którego w żaden sposób nie można porównać do małżeństwa, pragną powierzyć się Panu i Jego miłosierdziu, wzywać Jego pomocy, być prowadzonym do lepszego zrozumienia Jego planu miłości i prawdy.

III. Błogosławieństwa dla par w sytuacjach nieregularnych i par tej samej płci

31. W ramach nakreślonego tu horyzontu, istnieje możliwość błogosławieństwa par w sytuacjach nieregularnych i par tej samej płci. Ich forma nie powinna mieć żadnego obrzędowego umocowania ze strony władz kościelnych, aby nie powodować pomieszania z błogosławieństwem właściwym dla sakramentu małżeństwa. W takich przypadkach udzielane jest błogosławieństwo, które nie tylko ma wartość wstępującą, ale jest także wezwaniem błogosławieństwa zstępującego od samego Boga na tych, którzy uznając się za niegodnych i potrzebujących Jego pomocy, nie domagają się uprawomocnienia własnego statusu, ale błagają, aby wszystko, co jest prawdziwe, dobre i po ludzku ważne w ich życiu i relacjach, zostało przeniknięte, uzdrowione i wzmocnione obecnością Ducha Świętego. Te formy błogosławieństwa wyrażają błaganie do Boga, aby udzielał tych pomocy, które pochodzą z impulsów Jego Ducha – które klasyczna teologia nazywa „łaskami aktualnymi” – aby ludzkie relacje mogły dojrzewać i wzrastać w wierności przesłaniu Ewangelii, uwalniać się od swoich niedoskonałości i słabości oraz wyrażać się w coraz większym wymiarze Bożej miłości.

32. Łaska Boża bowiem działa w życiu tych, którzy nie pretendują, że są sprawiedliwi, ale pokornie uznają się za grzeszników, tak jak wszyscy inni. Jest ona w stanie kierować wszystkim zgodnie z tajemniczymi i nieprzewidywalnymi planami Boga. Dlatego Kościół, z niestrudzoną mądrością i macierzyństwem, przyjmuje wszystkich, którzy zbliżają się do Boga z pokornym sercem, towarzysząc im tymi duchowymi pomocami, które pozwalają wszystkim w pełni zrozumieć i urzeczywistnić wolę Bożą w ich egzystencji [22].

33. Jest to błogosławieństwo, które, choć nie jest włączone do obrzędu liturgicznego [23], łączy modlitwę wstawienniczą z wzywaniem Bożej pomocy przez tych, którzy pokornie się do Niego zwracają. Bóg nigdy nie oddala nikogo, kto się zbliża do Niego! Wreszcie, błogosławieństwo daje ludziom sposób na wzrost ich zaufania do Boga. Prośba o błogosławieństwo wyraża i pielęgnuje otwartość na transcendencję, pobożność, bliskość Boga w tysiącu konkretnych okolicznościach życia, a to nie jest mała rzecz w świecie, w którym żyjemy. Jest to ziarno Ducha Świętego, które należy pielęgnować, a nie powstrzymywać.

34. Sama liturgia Kościoła zaprasza nas do tej ufnej postawy, nawet pośród naszych grzechów, braków zasług, słabości i zagubienia, o czym świadczy ta piękna modlitwa kolekty zaczerpnięta z Mszału Rzymskiego: „Wszechmogący, wieczny Boże, Twoja hojność przewyższa zasługi i pragnienia modlących się do Ciebie; okaż nam swoje miłosierdzie, odpuść grzechy, które niepokoją nasze sumienia, i udziel nam również tego, o co nie ośmielamy się prosić” (27. Niedziela Zwykła). Jakże często bowiem, poprzez proste błogosławieństwo duszpasterza, które w tym geście nie pretenduje do sankcjonowania lub legitymizowania czegokolwiek, ludzie mogą doświadczyć bliskości Ojca, która „przewyższa wszelkie pragnienia i zasługi”.

35. Dlatego też duszpasterska wrażliwość wyświęconych szafarzy powinna być również kształtowana, aby spontanicznie udzielali błogosławieństw, których nie ma w Księdze Błogosławieństw.

36. W tym znaczeniu, istotne jest zrozumienie troski Papieża, aby te niebędące obrzędem błogosławieństwa nie przestały być prostym gestem, który stanowi skuteczny środek wzrostu zaufania do Boga ze strony osób, które o nie proszą; oraz aby uniknąć tego, by stały się aktem liturgicznym lub paraliturgicznym, podobnym do sakramentu. Stanowiłoby to poważne zubożenie, ponieważ poddałoby nadmiernej kontroli gest o wielkiej wartości w pobożności ludowej, co pozbawiłoby duszpasterzy wolności i spontaniczności w duszpasterskim towarzyszeniu życiu ludzi.

37. W tym względzie, przychodzą na myśl następujące słowa Ojca Świętego, częściowo już przytaczane: „Decyzje, które mogą być częścią roztropności duszpasterskiej w pewnych okolicznościach, nie muszą stać się normą. Oznacza to, że nie jest właściwe, aby diecezja, Konferencja Episkopatu lub jakakolwiek inna struktura kościelna stale i oficjalnie autoryzowała procedury lub obrzędy dla wszystkich rodzajów spraw [...]. Prawo kanoniczne nie powinno i nie może obejmować wszystkiego, ani też Konferencje Episkopatów z ich różnymi dokumentami i protokołami nie powinny tego wymagać, ponieważ życie Kościoła płynie wieloma kanałami oprócz tych normatywnych” [24]. Papież Franciszek przypomniał w ten sposób, że wszystko, „to, co stanowi część rozeznania praktycznego w obliczu konkretnej sytuacji nie może być podnoszone do rangi normy” ponieważ to „doprowadziłoby do nieznośnej kazuistyki” [25].

38. Z tego powodu nie należy ani promować, ani wprowadzać rytuału błogosławieństwa par w sytuacji nieregularnej, ale też nie należy uniemożliwiać ani zabraniać bliskości Kościoła w każdej sytuacji, w której szuka się Bożej pomocy poprzez proste błogosławieństwo. W krótkiej modlitwie, która może poprzedzać to spontaniczne błogosławieństwo, wyświęcony szafarz mógłby prosić dla nich o pokój, zdrowie, ducha cierpliwości, dialog i wzajemną pomoc, a także o Boże światło i siłę, aby mogli w pełni wypełniać Jego wolę.

39. W każdym razie, właśnie w celu uniknięcia jakiejkolwiek formy zamieszania lub zgorszenia, gdy o modlitwę błogosławieństwa, mimo że wyrażoną poza obrzędami przewidzianymi przez księgi liturgiczne, prosi para w sytuacji nieregularnej, błogosławieństwo to nigdy nie będzie udzielane w kontekście cywilnych obrzędów zawarcia związku lub nawet w powiązaniu z nimi. I nie w strojach, gestach i słowach właściwych dla małżeństwa. To samo dotyczy sytuacji, gdy o błogosławieństwo prosi para tej samej płci.

40. Błogosławieństwo takie może natomiast znaleźć swoje miejsce w innych kontekstach, takich jak nawiedzenie sanktuarium, spotkanie z kapłanem, modlitwa odmawiana w grupie lub podczas pielgrzymki. W rzeczywistości, poprzez te błogosławieństwa, które są udzielane nie za pośrednictwem form obrzędowych właściwych liturgii, ale jako wyraz macierzyńskiego serca Kościoła, podobnie do tych, które pochodzą z głębi pobożności ludowej, nie zamierza się niczego legitymizować, ale jedynie otworzyć własne życie na Boga, prosić Go o pomoc, aby żyć lepiej, a także wzywać Ducha Świętego, aby wartości Ewangelii mogły być przeżywane z większą wiernością.

41. To, co zostało powiedziane w niniejszej Deklaracji na temat błogosławieństw par tej samej płci, jest wystarczające, aby ukierunkować roztropne i ojcowskie rozeznanie wyświęconych szafarzy w tym względzie. Poza powyższymi wskazaniami nie należy zatem oczekiwać innych odpowiedzi na temat ewentualnych sposobów co do regulacji szczegółów lub praktycznych aspektów tego rodzaju błogosławieństw [26].

IV. Kościół jest sakramentem nieskończonej miłości Boga

42. Kościół nadal wznosi te modlitwy i błagania, które sam Chrystus z głośnym wołaniem i płaczem zanosił za dni swego ziemskiego życia (por. Hbr 5, 7) i które z tego właśnie powodu cieszą się szczególną skutecznością. W ten sposób „nie tylko miłość, przykład i pokuta wspólnoty kościelnej, lecz także i jej modlitwa jest rzeczywistą posługą, którą jak matka spełnia wobec dusz, aby je prowadzić do Chrystusa” [27].

43. Kościół jest zatem sakramentem nieskończonej miłości Boga. Dlatego nawet wtedy, gdy relacja z Bogiem jest zaciemniona przez grzech, zawsze można prosić o błogosławieństwo, wyciągając do Niego rękę, jak uczynił to Piotr w czasie burzy, kiedy wołał do Jezusa: „Panie, ratuj mnie!” (Mt 14, 30). Pragnienie i otrzymanie błogosławieństwa mogą być możliwym dobrem w niektórych sytuacjach. Papież Franciszek przypomina nam, że „mały krok, pośród wielkich ludzkich ograniczeń, może bardziej podobać się Bogu niż poprawne na zewnątrz życie człowieka spędzającego dni bez stawiania czoła poważnym trudnościom” [28]. W ten sposób „jaśnieje piękno zbawczej miłości Boga objawionej w Jezusie Chrystusie umarłym i zmartwychwstałym[29].

44. Każde błogosławieństwo będzie sposobnością do odnowionego głoszenia kerygmatu, zaproszeniem do coraz większego zbliżania się do miłości Chrystusa. Papież Benedykt XVI nauczał: „Tak jak Maryja, Kościół jest pośrednikiem Bożego błogosławieństwa dla świata: otrzymuje je, przyjmując Jezusa, i przekazuje je, niosąc Jezusa. To On jest miłosierdziem i pokojem, których świat sam nie może sobie dać, a których zawsze potrzebuje, tak jak chleba i bardziej niż chleba” [30].

45. Biorąc powyższe pod uwagę, podążając za autorytatywnym nauczaniem Ojca Świętego Franciszka, Dykasteria pragnie na koniec przypomnieć, że „to jest korzeń chrześcijańskiej łagodności, zdolność do poczucia bycia błogosławionym i zdolność do błogosławienia [...]. Ten świat potrzebuje błogosławieństwa, a my możemy dawać błogosławieństwo i otrzymywać błogosławieństwo. Ojciec nas kocha i to jedyne, co nam zostaje, to radość błogosławienia Go i radość dziękowania Mu oraz uczenia się od Niego, jak błogosławić” [31]. W ten sposób każdy brat i siostra będą mogli czuć się w Kościele zawsze pielgrzymami, zawsze żebrakami, zawsze kochanymi i – mimo wszystko – zawsze błogosławionymi.

Víctor Manuel Card. FERNÁNDEZ

Prefekt

 

ks. prał. Armando MATTEO

Sekretarz Sekcji Doktrynalnej

Ex Audientia dnia 18 grudnia 2023 roku

 

Franciszek

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Przypisy

[1] Franciszek, Katecheza o modlitwie: błogosławieństwo (2 grudnia 2020): L’Osservatore Romano, wydanie polskie, n. 1 (429)/2021, s. 19.

[2] Por. Congregatio pro Doctrina Fidei, «Responsum» ad «dubium» de benedictione unionem personarum eiusdem sexus et Nota esplicativa: AAS 113 (2021), 431-434.

[3] Franciszek, Adhort. apost. Evangelii gaudium (24 listopada 2013), 42: AAS 105 (2013), 1037-1038.

[4] Por. Franciszek, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales (11 lipca 2023).

[5] Ibidem, ad dubium 2, c.

[6] Ibidem, ad dubium 2, a.

[7] Por. Rituale Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum, De Benedictionibus, Editio typica, Praenotanda, Typis Polyglottis Vaticanis, Civitate Vaticana 1985, n. 12.

[8] Ibidem, n. 11: «Quo autem clarius hoc pateat, antiqua ex traditione, formulae benedictionum eo spectant ut imprimis Deum pro eius donis glorificent eiusque impetrent beneficia atque maligni potestatem in mundo compescant».

[9] Ibidem, n. 15: «Quare illi qui benedictionem Dei per Ecclesiam expostulant, dispositiones suas ea fide confirment, cui omnia sunt possibilia; spe innitantur, quae non confundit; caritate praesertim vivificentur, quae mandata Dei servanda urget».

[10] Ibidem, n. 13: «Semper ergo et ubique occasio praebetur Deum per Christum in Spiritu Sancto laudandi, invocandi eique gratias reddendi, dummodo agatur de rebus, locis, vel adiunctis quae normae vel spiritui Evangelii non contradicant».

[11] Franciszek, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, d.

[12] Ibidem, ad dubium 2, e.

[13] Franciszek, Adhort. apost. C’est la confiance (15 października 2023), 2; 20; 29.

[14] Kongregacja Kultu Bożego i Dyscypliny Sakramentów, Dyrektorium o pobożności ludowej i liturgii, Zasady i wskazania, Watykan 2002, nr 12.

[15] Ibidem, nr 13.

[16] Franciszek, Adhort. apost. Evangelii gaudium (24 listopada 2013), 94: AAS 105 (2013), 1060.

[17] Franciszek, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, e.

[18] Ibidem, ad dubium 2, f.

[19] Franciszek, Katecheza o modlitwie: błogosławieństwo (2 grudnia 2020): L’Osservatore Romano, wydanie polskie, n. 1 (429)/2021, s. 19.

[20] De Benedictionibus, n. 258: «Haec benedictio ad hoc tendit ut ipsi senes a fratribus testimonium accipiant reverentiae grataeque mentis, dum simul cum ipsis Domino gratias reddimus pro beneficiis ab eo acceptis et pro bonis operibus eo adiuvante peractis».

[21] Franciszek, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, g.

[22] Por. Franciszek, Posynodalna adhort. apost. Amoris laetitia (19 marca 2016), 250: AAS 108 (2016), 412-413.

[23] Por. Kongregacja Kultu Bożego i Dyscypliny Sakramentów, Dyrektorium o pobożności ludowej i liturgii, nr 13: „Istniejąca obiektywna różnica między liturgią i nabożeństwami oraz praktykami pobożności ludowej powinna być widoczna w formach kultycznych. […] Nabożeństwa te zajmują bowiem inne miejsce niż celebracja Eucharystii i innych sakramentów”.

[24] Franciszek, Respuestas a los Dubia propuestos por dos Cardenales, ad dubium 2, g.

[25] Franciszek, Posynodalna adhort. apost. Amoris laetitia (19 marca 2016), 304: AAS 108 (2016), 436.

[26] Por. ibidem.

[27] Officium Divinum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Liturgia Horarum iuxta Ritum Romanum, Institutio Generalis de Liturgia Horarum, Editio typica altera, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1985, n. 17: «Itaque non tantum caritate, exemplo et paenitentiae operibus, sed etiam oratione ecclesialis communitas verum erga animas ad Christum adducendas maternum munus exercet».

[28] Franciszek, Adhort. apost. Evangelii gaudium (24 listopada 2013), 44: AAS 105 (2013), 1038-1039.

[29] Ibidem, 36: AAS 105 (2013), 1035.

[30] Benedykt XVI, Homilia podczas Mszy św. w uroczystość Świętej Bożej Rodzicielki Maryi, Bazylika Watykańska (1 stycznia 2012): Insegnamenti VIII, 1 (2012), 3.

[31] Franciszek, Katecheza o modlitwie: błogosławieństwo (2 grudnia 2020): L’Osservatore Romano, wydanie polskie, n. 1 (429)/2021, s. 19.

[01963-PL.01] [Testo originale: Polacco]

[B0901-XX.01]